Agli Uffizi dal 29 ottobre 2018
Torna in Italia il Codice Leicester di Leonardo
Leonardo da Vinci, Codice Leicester: studi sul lume cinereo della Luna, 1504-1508 circa, Uno dei diciotto bifogli del Codice Leicester, 30 x 44 cm circa, Medina, State of Washington, Collezione Bill Gates, 1835 73rd Ave NE
Francesca Grego
28/11/2017
Firenze - Il prezioso Codice Leicester è pronto a fare ritorno nella sua città natale, per dare il via ai festeggiamenti per i 500 anni dalla morte di Leonardo con un’importante anteprima agli Uffizi.
Il prestito arriva nientemeno che da Bill Gates, che nel 1994 acquistò il manoscritto per oltre 30 milioni di dollari a un’asta di Christie’s, dopo la morte del precedente proprietario, il petroliere e collezionista d’arte statunitense Armand Hammer.
Diciotto grandi fogli ripiegati in due, per un totale di 72 pagine, custodiscono le pionieristiche annotazioni dell’autore della Gioconda, insieme a straordinari disegni, schizzi e diagrammi che mostrano appieno la profondità e il carattere profetico delle indagini del genio vinciano.
Erano gli anni tra il 1504 e il 1510: la Firenze dei Medici rappresentava un magico centro di attrazione per i migliori artisti, scienziati e letterati del Rinascimento, al punto che Benvenuto Cellini la definì “la Scuola del Mondo”.
Leonardo lavorava all’ambizioso dipinto murale della Battaglia d’Anghiari di Palazzo Vecchio, studiava l’anatomia umana dissezionando cadaveri all’Ospedale di Santa Maria Nuova e concepiva l’ardito progetto di far volare l’uomo, consegnando futuristiche intuizioni al Codice sul Volo degli Uccelli.
Fu forse la presenza dell’Arno, croce e delizia della città gigliata, lo spunto iniziale per gli studi sull’acqua del Codice Leicester. Qui le “zuffe” tra le correnti, la natura dei vortici e i loro processi di formazione sono oggetto di analisi decisamente in anticipo sui tempi, che fissano in 360 disegni e note i nuovi principi dell’idraulica e dell’idrodinamica.
Esperimenti e riflessioni originalissime forniscono le basi per spiegare la cosiddetta “luce cinerea” della luna e avanzare ipotesi sulla formazione dei rilievi terrestri e degli specchi d’acqua, sull’origine delle sorgenti e sulla presenza di fossili marini sulle montagne, ma anche per anticipare invenzioni allora inconcepibili, come il sottomarino e la maschera subacquea.
Intanto Leonardo pensa a come rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare, escogita soluzioni per rimediare alle continue esondazioni del fiume e per proteggerne le sponde dall’erosione.
Dal 29 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019, il pubblico italiano avrà occasione di ammirare dal vivo tutte le 72 pagine del Codex e scoprirne l’eccezionale valore alla luce della sensibilità e delle conoscenze maturate sul tema dell’acqua negli ultimi cinque secoli.
Disegni realizzati da Leonardo negli stessi anni, in prestito da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, permetteranno di delinearne il contesto in un fecondo dialogo di storia, arte e scienze. A questi si aggiungeranno plastici accurati e coinvolgenti proiezioni, nonché una serie di testi che servirono da fonti per il documento.
Ma la vera novità rispetto alle ultime apparizioni del manoscritto nella Penisola – a Firenze nel 1982, a Venezia, Roma e Milano tra il ’95 e il ’96 - è la possibilità di esplorarlo da cima a fondo attraverso il Codescope, un dispositivo multimediale che consentirà di sfogliare ad una ad una le pagine autografe di Leonardo, accedendo alle trascrizioni del testo vergato in grafia fitta e minuta da destra verso sinistra e confrontandone il contenuto con un’ampia gamma di informazioni sull’argomento.
Come ha spiegato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, la mostra Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. L’Acqua Microscopio della Natura rappresenta il punto di arrivo di un processo lungo e complesso, iniziato nel 2015, quando il manoscritto fu esposto negli Stati Uniti al Minneapolis Institute of Arts.
A rendere possibile l’impresa, la stretta collaborazione tra gli Uffizi e il Museo Galileo, sostenuta dal contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.
Afferma il curatore della mostra e direttore del Museo Galileo Paolo Galluzzi: “Il Codice Leicester, frutto dell’ormai acquisita maturità di Leonardo come artista raffinatissimo, penetrante osservatore della natura, ingegnere capace di concepire progetti di straordinario ardimento e interprete originale dei fenomeni più significativi del macrocosmo e del microcosmo, offre una visione intrigante della vastità inaudita degli orizzonti esplorati dalla mente del suo autore.
Compilato nella fase più creativa della propria esistenza, il prezioso manoscritto documenta l’ossessione conoscitiva di Leonardo per l’elemento acqua. Con continui rimandi a Firenze, al suo impianto urbano e al suo fiume, risorsa e al tempo stesso minaccia per le comunità che ne popolano le rive.
La mostra invita a compiere un viaggio in un tempo di visioni ardimentose, di progetti avveniristici, di manifestazioni del pensiero di inarrivabile genialità”.
Leggi anche:
• Da Oxford tutta la verità su Leonardo
• Roma – Nasce Leonardo da Vinci Experience
• Torna agli Uffizi l’Adorazione dei Magi di Leonardo
• Adrian Paci a Firenze: l’inquietudine corre sull’acqua
Il prestito arriva nientemeno che da Bill Gates, che nel 1994 acquistò il manoscritto per oltre 30 milioni di dollari a un’asta di Christie’s, dopo la morte del precedente proprietario, il petroliere e collezionista d’arte statunitense Armand Hammer.
Diciotto grandi fogli ripiegati in due, per un totale di 72 pagine, custodiscono le pionieristiche annotazioni dell’autore della Gioconda, insieme a straordinari disegni, schizzi e diagrammi che mostrano appieno la profondità e il carattere profetico delle indagini del genio vinciano.
Erano gli anni tra il 1504 e il 1510: la Firenze dei Medici rappresentava un magico centro di attrazione per i migliori artisti, scienziati e letterati del Rinascimento, al punto che Benvenuto Cellini la definì “la Scuola del Mondo”.
Leonardo lavorava all’ambizioso dipinto murale della Battaglia d’Anghiari di Palazzo Vecchio, studiava l’anatomia umana dissezionando cadaveri all’Ospedale di Santa Maria Nuova e concepiva l’ardito progetto di far volare l’uomo, consegnando futuristiche intuizioni al Codice sul Volo degli Uccelli.
Fu forse la presenza dell’Arno, croce e delizia della città gigliata, lo spunto iniziale per gli studi sull’acqua del Codice Leicester. Qui le “zuffe” tra le correnti, la natura dei vortici e i loro processi di formazione sono oggetto di analisi decisamente in anticipo sui tempi, che fissano in 360 disegni e note i nuovi principi dell’idraulica e dell’idrodinamica.
Esperimenti e riflessioni originalissime forniscono le basi per spiegare la cosiddetta “luce cinerea” della luna e avanzare ipotesi sulla formazione dei rilievi terrestri e degli specchi d’acqua, sull’origine delle sorgenti e sulla presenza di fossili marini sulle montagne, ma anche per anticipare invenzioni allora inconcepibili, come il sottomarino e la maschera subacquea.
Intanto Leonardo pensa a come rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare, escogita soluzioni per rimediare alle continue esondazioni del fiume e per proteggerne le sponde dall’erosione.
Dal 29 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019, il pubblico italiano avrà occasione di ammirare dal vivo tutte le 72 pagine del Codex e scoprirne l’eccezionale valore alla luce della sensibilità e delle conoscenze maturate sul tema dell’acqua negli ultimi cinque secoli.
Disegni realizzati da Leonardo negli stessi anni, in prestito da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, permetteranno di delinearne il contesto in un fecondo dialogo di storia, arte e scienze. A questi si aggiungeranno plastici accurati e coinvolgenti proiezioni, nonché una serie di testi che servirono da fonti per il documento.
Ma la vera novità rispetto alle ultime apparizioni del manoscritto nella Penisola – a Firenze nel 1982, a Venezia, Roma e Milano tra il ’95 e il ’96 - è la possibilità di esplorarlo da cima a fondo attraverso il Codescope, un dispositivo multimediale che consentirà di sfogliare ad una ad una le pagine autografe di Leonardo, accedendo alle trascrizioni del testo vergato in grafia fitta e minuta da destra verso sinistra e confrontandone il contenuto con un’ampia gamma di informazioni sull’argomento.
Come ha spiegato il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, la mostra Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. L’Acqua Microscopio della Natura rappresenta il punto di arrivo di un processo lungo e complesso, iniziato nel 2015, quando il manoscritto fu esposto negli Stati Uniti al Minneapolis Institute of Arts.
A rendere possibile l’impresa, la stretta collaborazione tra gli Uffizi e il Museo Galileo, sostenuta dal contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.
Afferma il curatore della mostra e direttore del Museo Galileo Paolo Galluzzi: “Il Codice Leicester, frutto dell’ormai acquisita maturità di Leonardo come artista raffinatissimo, penetrante osservatore della natura, ingegnere capace di concepire progetti di straordinario ardimento e interprete originale dei fenomeni più significativi del macrocosmo e del microcosmo, offre una visione intrigante della vastità inaudita degli orizzonti esplorati dalla mente del suo autore.
Compilato nella fase più creativa della propria esistenza, il prezioso manoscritto documenta l’ossessione conoscitiva di Leonardo per l’elemento acqua. Con continui rimandi a Firenze, al suo impianto urbano e al suo fiume, risorsa e al tempo stesso minaccia per le comunità che ne popolano le rive.
La mostra invita a compiere un viaggio in un tempo di visioni ardimentose, di progetti avveniristici, di manifestazioni del pensiero di inarrivabile genialità”.
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