A Milano fino al 13 settembre
Tra Leonardo e Giorgione: Giovanni Agostino da Lodi, il pittore misterioso riscoperto a Brera
Giovanni Agostino da Lodi, Santi Pietro e Giovanni Evangelista, 1500. Firmato. Olio su tavola. Pinacoteca di Brera, Milano
Francesca Grego
27/05/2026
Milano - Della sua vita si sa davvero molto poco e per secoli le sue opere sono state attribuite ad altri pittori. Fu solo all’inizio del Novecento che lo storico dell’arte Wilhelm von Bode riunì sotto un unico nome - inizialmente lo “Pseudo Boccaccino” - un corpus di dipinti dallo stile inconfondibile. La vera identità di Giovanni Agostino da Lodi sarebbe emersa nel 1912, grazie al ritrovamento della sua firma su una tavoletta conservata presso la Pinacoteca di Brera, ma per la piena rivalutazione critica del suo lavoro fu necessario attendere la fine del XX secolo.
Oggi, per la prima volta, una mostra indaga approfonditamente l’opera e la figura del maestro rinascimentale. Per l’occasione la Pinacoteca di Brera ha riunito quasi 50 opere da importanti musei italiani e internazionali, dal Louvre di Parigi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo del Prado e il Thyssen Bornemisza di Madrid alla National Gallery di Londra, fino alla Galleria Borghese di Roma, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, all’Allentown Art Museum in Pennsylvania.

Giovanni Agostino da Lodi, Adorazione dei pastori, 1505 circa. Olio su tavola. Allentown Art Museum
Artista raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi si segnala per l’originalità e l’abilità di muoversi tra culture pittoriche diverse - in particolare Milano e Venezia - senza appartenere pienamente a nessuna, elaborando stimoli eterogenei in modo molto personale. Nelle sue opere si avvertono l’influenza di Giorgione e quella di Leonardo, ma anche l’eco del passaggio in Italia di Albrecht Dürer.
In programma fino al prossimo 13 settembre, la mostra Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Giorgione e Leonardo ne ricostruisce l’evoluzione e la carriera, mettendo i suoi dipinti a confronto con opere di colleghi come Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Bramantino, Alvise Vivarini, Girolamo Romanino, Dürer, Giorgione. Nel percorso curato da Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, seguiamo l’artista dalla formazione a Milano negli ultimi decenni del Quattrocento, a contatto con Bramante e Bramantino, al trasferimento a Venezia, dove dialoga con i grandi maestri della pittura lagunare. L’influsso di Leonardo, evidente anche nella tecnica dei disegni, fa pensare che Giovanni sia occasionalmente tornato a casa: in Lombardia è documentato il suo ruolo in cantieri artistici di primo piano come la chiesa milanese di Santa Maria della Pace e la Certosa di Pavia.

Giovanni Agostino da Lodi, Allegoria della Prudenza, 1510-12. Matita rossa su carta bianca. New York, Judith M. Taubman
“Giovanni Agostino da Lodi è tra i pochi artisti di rilievo del Rinascimento italiano ai quali finora non sia stata dedicata una mostra. La Pinacoteca di Brera, che possiede l’unico suo dipinto firmato, è il luogo ideale per una monografica che lo faccia finalmente conoscere al grande pubblico”, afferma il direttore del museo milanese Angelo Crespi: “È un dovere per un museo di Stato cercare nelle pieghe della storia dell’arte elementi di novità, significati non ancora evidenziati, ulteriore bellezza, senza cedere alle facili logiche del già visto e già noto”.

Giovanni Agostino da Lodi, Madonna con il Bambino e due devoti, 1503-1504. Museo di Capodimonte, Napoli. Foto L. Romano
Oggi, per la prima volta, una mostra indaga approfonditamente l’opera e la figura del maestro rinascimentale. Per l’occasione la Pinacoteca di Brera ha riunito quasi 50 opere da importanti musei italiani e internazionali, dal Louvre di Parigi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Museo del Prado e il Thyssen Bornemisza di Madrid alla National Gallery di Londra, fino alla Galleria Borghese di Roma, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, all’Allentown Art Museum in Pennsylvania.

Giovanni Agostino da Lodi, Adorazione dei pastori, 1505 circa. Olio su tavola. Allentown Art Museum
Artista raffinato e bizzarro, Giovanni Agostino da Lodi si segnala per l’originalità e l’abilità di muoversi tra culture pittoriche diverse - in particolare Milano e Venezia - senza appartenere pienamente a nessuna, elaborando stimoli eterogenei in modo molto personale. Nelle sue opere si avvertono l’influenza di Giorgione e quella di Leonardo, ma anche l’eco del passaggio in Italia di Albrecht Dürer.
In programma fino al prossimo 13 settembre, la mostra Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Giorgione e Leonardo ne ricostruisce l’evoluzione e la carriera, mettendo i suoi dipinti a confronto con opere di colleghi come Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Bramantino, Alvise Vivarini, Girolamo Romanino, Dürer, Giorgione. Nel percorso curato da Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, seguiamo l’artista dalla formazione a Milano negli ultimi decenni del Quattrocento, a contatto con Bramante e Bramantino, al trasferimento a Venezia, dove dialoga con i grandi maestri della pittura lagunare. L’influsso di Leonardo, evidente anche nella tecnica dei disegni, fa pensare che Giovanni sia occasionalmente tornato a casa: in Lombardia è documentato il suo ruolo in cantieri artistici di primo piano come la chiesa milanese di Santa Maria della Pace e la Certosa di Pavia.

Giovanni Agostino da Lodi, Allegoria della Prudenza, 1510-12. Matita rossa su carta bianca. New York, Judith M. Taubman
“Giovanni Agostino da Lodi è tra i pochi artisti di rilievo del Rinascimento italiano ai quali finora non sia stata dedicata una mostra. La Pinacoteca di Brera, che possiede l’unico suo dipinto firmato, è il luogo ideale per una monografica che lo faccia finalmente conoscere al grande pubblico”, afferma il direttore del museo milanese Angelo Crespi: “È un dovere per un museo di Stato cercare nelle pieghe della storia dell’arte elementi di novità, significati non ancora evidenziati, ulteriore bellezza, senza cedere alle facili logiche del già visto e già noto”.

Giovanni Agostino da Lodi, Madonna con il Bambino e due devoti, 1503-1504. Museo di Capodimonte, Napoli. Foto L. Romano
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