Campo magnetico. Gli artisti degli Atelier 2023-2024
Matteo Rattini by Giacomo Bianco
Dal 18 Luglio 2024 al 8 Settembre 2024
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzetto Tito
Indirizzo: Dorsoduro 2826
Orari: dal mercoledì alla domenica dalle 10.30 alle 17.30
Curatori: Cristina Beltrami
Telefono per informazioni: +39 041 274 7570
E-Mail info: info@bevilacqualamasa.it
Sito ufficiale: http://www.bevilacqualamasa.it
L’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa apre al pubblico giovedì 18 luglio alle ore 18, presso Palazzetto Tito Campo magnetico. Gli artisti degli Atelier 2023-2024, l’evento espositivo, a cura di Cristina Beltrami, che conclude il programma degli studi assegnati annualmente a quindici talentuosi giovani artisti.
Il programma di residenze dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, nato nel 1898, è uno dei più antichi programmi di ospitalità per giovani artisti. Ogni anno gli atelier situati nei prestigiosi spazi di Palazzo Carminati a San Stae e nel chiostro dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca vengono assegnati per concorso ai quindici meritevoli artisti e quest’anno hanno ospitato: Nadezda Golysheva, Alexander Koch, Giuseppe Lo Cascio, Enrico Loquercio, Rebecca Michelini, Carlo Negro, Eric Pasino, Chiara Peruch, Matteo Rattini, Giovanni Sambo, Matilde Sambo, Elsa Scagliarini, Pierluigi Scandiuzzi, Stefano Stoppa, Jacopo Zambello.
L’intuizione del titolo della mostra - Campo magnetico – nasce dall’osservazione di un dato oggettivo. La collettiva tiene insieme degli artisti di diversa provenienza, accomunati dalla giovane età e da un legame, più o meno stretto e continuativo con il territorio ma selezionati da una giuria quanto mai eterogenea la cui scelta finale ne è stata l’inevitabile conseguenza. Il Campo magnetico dunque non è da intendersi come un tema predeterminato ma come una situazione di fatto per questi artisti che per undici mesi hanno condiviso spazi, una città, incontri, viaggi, un curatore, esperienze generando un polo attrattivo.
La definizione scientifica di campo magnetico spiega infatti che esso si crea dall’interazione elettromagnetica di singole scariche elettriche che, insieme, creano un campo energetico d’attrazione: più alta è la corrente più intenso è il campo di forza. Quindici artisti dunque come quindici singole entità portatrici di energia, in un intreccio costante sfociato in un’esposizione finale quanto mai condivisa.
La vera sfida per tutti noi è stata quella di dare vita a una mostra di destini incrociati; non costruita per giustapposizioni ma nella quale un’opera fosse capace di parlare all’altra, come direbbe Aby Warburg in un rapporto di “buon vicinato”. Non dunque un’infilata di spazi testimoni di differenti pratiche artistiche ma un parlarsi tra pittura, scultura, installazioni, fotografia e video.
Mesi in cui alcuni si sono aperti a nuovi materiali, altri a temi inattesi, altri ancora a formati inconsueti… confermando però sempre la linea del percorso originario, altri invece addirittura hanno portato il proprio lavoro su territori inesplorati. Entrambi due cammini di grande coraggio. Le opere esposte in questa collettiva finale non sono che la testimonianza di un’evoluzione inevitabile che se per alcuni è stata una conferma per altri si è rivelata come una virata radicale.
Campo magnetico intende infatti mostrare l’alchimia che si è creata all’interno degli studi, un concetto legato alla pratica di laboratorio, di perfezionamento, di incastri calcolati, quel “Processo che, nel caos indistinto della psiche, chiarifica e mette a fuoco i contrasti o conflitti che vi si annidano […] per poi comporli in un nuovo equilibrio” (Maurizio Calvesi, 1997). Quel nuovo equilibrio nato dal “caos” dei primi incontri e trasformatosi – non senza inevitabili e fruttuosi conflitti - in un equilibrio nuovo, più consapevole che ha portato all’allestimento di questa collettiva negli spazi storici di Palazzetto Tito.
Inaugurazione giovedì 18 luglio alle 18.00
Il programma di residenze dell’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, nato nel 1898, è uno dei più antichi programmi di ospitalità per giovani artisti. Ogni anno gli atelier situati nei prestigiosi spazi di Palazzo Carminati a San Stae e nel chiostro dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca vengono assegnati per concorso ai quindici meritevoli artisti e quest’anno hanno ospitato: Nadezda Golysheva, Alexander Koch, Giuseppe Lo Cascio, Enrico Loquercio, Rebecca Michelini, Carlo Negro, Eric Pasino, Chiara Peruch, Matteo Rattini, Giovanni Sambo, Matilde Sambo, Elsa Scagliarini, Pierluigi Scandiuzzi, Stefano Stoppa, Jacopo Zambello.
L’intuizione del titolo della mostra - Campo magnetico – nasce dall’osservazione di un dato oggettivo. La collettiva tiene insieme degli artisti di diversa provenienza, accomunati dalla giovane età e da un legame, più o meno stretto e continuativo con il territorio ma selezionati da una giuria quanto mai eterogenea la cui scelta finale ne è stata l’inevitabile conseguenza. Il Campo magnetico dunque non è da intendersi come un tema predeterminato ma come una situazione di fatto per questi artisti che per undici mesi hanno condiviso spazi, una città, incontri, viaggi, un curatore, esperienze generando un polo attrattivo.
La definizione scientifica di campo magnetico spiega infatti che esso si crea dall’interazione elettromagnetica di singole scariche elettriche che, insieme, creano un campo energetico d’attrazione: più alta è la corrente più intenso è il campo di forza. Quindici artisti dunque come quindici singole entità portatrici di energia, in un intreccio costante sfociato in un’esposizione finale quanto mai condivisa.
La vera sfida per tutti noi è stata quella di dare vita a una mostra di destini incrociati; non costruita per giustapposizioni ma nella quale un’opera fosse capace di parlare all’altra, come direbbe Aby Warburg in un rapporto di “buon vicinato”. Non dunque un’infilata di spazi testimoni di differenti pratiche artistiche ma un parlarsi tra pittura, scultura, installazioni, fotografia e video.
Mesi in cui alcuni si sono aperti a nuovi materiali, altri a temi inattesi, altri ancora a formati inconsueti… confermando però sempre la linea del percorso originario, altri invece addirittura hanno portato il proprio lavoro su territori inesplorati. Entrambi due cammini di grande coraggio. Le opere esposte in questa collettiva finale non sono che la testimonianza di un’evoluzione inevitabile che se per alcuni è stata una conferma per altri si è rivelata come una virata radicale.
Campo magnetico intende infatti mostrare l’alchimia che si è creata all’interno degli studi, un concetto legato alla pratica di laboratorio, di perfezionamento, di incastri calcolati, quel “Processo che, nel caos indistinto della psiche, chiarifica e mette a fuoco i contrasti o conflitti che vi si annidano […] per poi comporli in un nuovo equilibrio” (Maurizio Calvesi, 1997). Quel nuovo equilibrio nato dal “caos” dei primi incontri e trasformatosi – non senza inevitabili e fruttuosi conflitti - in un equilibrio nuovo, più consapevole che ha portato all’allestimento di questa collettiva negli spazi storici di Palazzetto Tito.
Inaugurazione giovedì 18 luglio alle 18.00
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