Meditiamoci su
Meditiamoci su, DoubleRoom, Trieste
Dal 16 Novembre 2012 al 31 Gennaio 2013
Trieste | Visualizza tutte le mostre a Trieste
Luogo: DoubleRoom
Indirizzo: via Canova 9
Orari: da lunedì a giovedì 17-19
Curatori: Massimo Premuda
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 349 1642362
E-Mail info: doubleroomtrieste@gmail.com
Sito ufficiale: http://doubleroomtrieste.wordpress.com
Giovedì 15 novembre alle ore 18 allo spazio DoubleRoom inaugura la mostra “Meditiamoci su”, organizzata in collaborazione con Studio Tommaseo e il Gruppo78. L’esposizione, curata da Massimo Premuda, raccoglie le opere di sei artisti accomunati da un profondo approccio meditativo e da una rigorosa disciplina del fare.
La pratica della concentrazione ed educazione della mente viene restituita allo spettatore in forma di ricerca interiore e artistica. Immagini, pensieri e azioni degli autori hanno risvolti spesso filosofici e un alone quasi alchemico. La pratica del fare e del sapere per questi artisti è parte integrante del processo creativo e porta a una reale trasformazione della materia e del visibile verso esiti imponderabili.
La mostra si apre con l’opera Heimlich (segretamente) di Manuela Sedmach. A svelare il segreto nascosto all’interno del dipinto l’artista non ci pensa proprio: fra nebbie d’atmosfera leonardesca che abbagliano lo sguardo, il mistero resta occulto negli abissi di un deserto senza tempo e senza fine. Un quadro dal forte impatto meditativo che ci costringe a confrontarci con noi stessi, come di fronte a uno schermo capace di proiettare le più profonde manifestazioni della nostra mente.
Diversa è invece la riflessione di Gaetano Mainenti che con la sua Quinta Passeggiata ci accompagna in un’installazione in cui il disegno a grafite incontra un circuito elettrico. Il lavoro prende ispirazione dalla lettura de Les Rêveries du promeneur solitaire di Rousseau, in cui l’isolamento conduce a una sorta di meditazione laica: la conclusione è che l’individuo è il vero topos, il luogo dell’immaginazione.
In questo contesto solitario ben si inseriscono le foto Zen della fotografa polacca Izabela Jaroszewska in cui minuscoli esseri umani, che nulla hanno a che vedere con il sublime romantico, si confrontano con l’immensità dei deserti sabbiosi. Sono persone sole, all’eterna ricerca di una strada, che solo nel rapporto con la natura trovano indicazioni per un’oasi di raccoglimento.
Ottocentoventisette sono le parti in cui Francesca Piovesan ha suddiviso il proprio corpo per poterne misurare la superficie di pelle. L’artista per circa un mese, con cadenza pressoché giornaliera, ha tracciato, documentato e annotato queste misure, in una pratica mandalica professata nella solitudine del suo studio che lei stessa definisce “un appuntamento quotidiano a cui non posso mancare”.
La Pelle è protagonista anche della scultura a parete di Davide Skerlj, sulla cui superficie bianchissima incontriamo gusci d’uova, stoffa, carta fotocopiata e spago. L’epidermide è un efficacissimo regolatore della temperatura corporea e un importante veicolo d'informazioni sull'esterno, ma è anche, come testimoniato fin dall' antichità, una delle prime forme di conoscenza del proprio sé, inteso come fusione di personalità, anima, sensazioni ed emozioni.
La mostra si chiude infine con un’opera di Claudio Massini che rappresenta un vero e proprio trionfo di calici metafisici volti a scrivere, o meglio, a incidere fisicamente la superficie pittorica in una sorta di preghiera laica. Una raffinatissima e delicata tavoletta monocroma che racchiude in sé tutta la consapevolezza scaturita da una costante dedizione alchemica al fare.
La pratica della concentrazione ed educazione della mente viene restituita allo spettatore in forma di ricerca interiore e artistica. Immagini, pensieri e azioni degli autori hanno risvolti spesso filosofici e un alone quasi alchemico. La pratica del fare e del sapere per questi artisti è parte integrante del processo creativo e porta a una reale trasformazione della materia e del visibile verso esiti imponderabili.
La mostra si apre con l’opera Heimlich (segretamente) di Manuela Sedmach. A svelare il segreto nascosto all’interno del dipinto l’artista non ci pensa proprio: fra nebbie d’atmosfera leonardesca che abbagliano lo sguardo, il mistero resta occulto negli abissi di un deserto senza tempo e senza fine. Un quadro dal forte impatto meditativo che ci costringe a confrontarci con noi stessi, come di fronte a uno schermo capace di proiettare le più profonde manifestazioni della nostra mente.
Diversa è invece la riflessione di Gaetano Mainenti che con la sua Quinta Passeggiata ci accompagna in un’installazione in cui il disegno a grafite incontra un circuito elettrico. Il lavoro prende ispirazione dalla lettura de Les Rêveries du promeneur solitaire di Rousseau, in cui l’isolamento conduce a una sorta di meditazione laica: la conclusione è che l’individuo è il vero topos, il luogo dell’immaginazione.
In questo contesto solitario ben si inseriscono le foto Zen della fotografa polacca Izabela Jaroszewska in cui minuscoli esseri umani, che nulla hanno a che vedere con il sublime romantico, si confrontano con l’immensità dei deserti sabbiosi. Sono persone sole, all’eterna ricerca di una strada, che solo nel rapporto con la natura trovano indicazioni per un’oasi di raccoglimento.
Ottocentoventisette sono le parti in cui Francesca Piovesan ha suddiviso il proprio corpo per poterne misurare la superficie di pelle. L’artista per circa un mese, con cadenza pressoché giornaliera, ha tracciato, documentato e annotato queste misure, in una pratica mandalica professata nella solitudine del suo studio che lei stessa definisce “un appuntamento quotidiano a cui non posso mancare”.
La Pelle è protagonista anche della scultura a parete di Davide Skerlj, sulla cui superficie bianchissima incontriamo gusci d’uova, stoffa, carta fotocopiata e spago. L’epidermide è un efficacissimo regolatore della temperatura corporea e un importante veicolo d'informazioni sull'esterno, ma è anche, come testimoniato fin dall' antichità, una delle prime forme di conoscenza del proprio sé, inteso come fusione di personalità, anima, sensazioni ed emozioni.
La mostra si chiude infine con un’opera di Claudio Massini che rappresenta un vero e proprio trionfo di calici metafisici volti a scrivere, o meglio, a incidere fisicamente la superficie pittorica in una sorta di preghiera laica. Una raffinatissima e delicata tavoletta monocroma che racchiude in sé tutta la consapevolezza scaturita da una costante dedizione alchemica al fare.
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