Tropical Hyperstition - Biennale Arte Venezia 2026
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Tesa 42 Arsenale - Padiglione Panama
Indirizzo: Fondamenta Case Nuove, 2738/c
Curatori: Gianni Bianchini (commissioner), Ana Elizabeth González; Mónica Kupfer (curators)
Enti promotori:
- Ministry of Culture of Panama
Tropical Hyperstition segna la seconda partecipazione di Panama alla Biennale Arte di Venezia. Il progetto affronta uno dei nodi più complessi della storia nazionale: la costruzione del Canale di Panama e la creazione della Zona del Canale, enclave territoriale controllata dagli Stati Uniti per gran parte del Novecento. L'installazione riattiva le narrazioni delle comunità sfollate durante quel processo, restituendo visibilità alle cosiddette "lost towns" — villaggi rimossi con la forza e progressivamente cancellati dalle mappe e dalla memoria nazionale.
Al centro dell'installazione si trova un'amaca sospesa e lunga venti metri, intrecciata a mano con tessuto tinto in indaco. L'amaca, oggetto ancestrale delle Americhe legato ai cicli della vita e alla protezione, fu anche elemento della cultura domestica dei lavoratori afro-caraibici migrati a Panama per la costruzione del Canale. A completare l'ambiente espositivo è una dimensione sonora spazializzata che fonde acqua, macchinari di ingegneria su larga scala e ritmi caraibici, intesi come forme codificate di sopravvivenza culturale. Il suono diventa così un'infrastruttura invisibile, parallela a quella logistica del Canale, ma orientata alla memoria e alla riparazione simbolica.
I Messengers of the Sun dichiarano: "La nostra pratica considera i rituali e le comunità come forze vive che attivano la storia piuttosto che limitarsi a rappresentarla. Lavorare con l'indaco significa confrontarsi con i suoi intrecci coloniali, rivendicandolo al contempo come spazio di resilienza."
Antonio José Guzmán (Panama, 1971) e Iva Jankovic (Jugoslavia, 1979) sviluppano da anni una ricerca multidisciplinare incentrata sui temi dell'identità nera e delle tradizioni afro-diasporiche. Attraverso collaborazioni con laboratori artigianali in India e un dialogo costante con le culture afro-diasporiche, costruiscono ambienti immersivi che funzionano come laboratori da attivare, tra opere tessili, installazioni sonore e performance.
Al centro dell'installazione si trova un'amaca sospesa e lunga venti metri, intrecciata a mano con tessuto tinto in indaco. L'amaca, oggetto ancestrale delle Americhe legato ai cicli della vita e alla protezione, fu anche elemento della cultura domestica dei lavoratori afro-caraibici migrati a Panama per la costruzione del Canale. A completare l'ambiente espositivo è una dimensione sonora spazializzata che fonde acqua, macchinari di ingegneria su larga scala e ritmi caraibici, intesi come forme codificate di sopravvivenza culturale. Il suono diventa così un'infrastruttura invisibile, parallela a quella logistica del Canale, ma orientata alla memoria e alla riparazione simbolica.
I Messengers of the Sun dichiarano: "La nostra pratica considera i rituali e le comunità come forze vive che attivano la storia piuttosto che limitarsi a rappresentarla. Lavorare con l'indaco significa confrontarsi con i suoi intrecci coloniali, rivendicandolo al contempo come spazio di resilienza."
Antonio José Guzmán (Panama, 1971) e Iva Jankovic (Jugoslavia, 1979) sviluppano da anni una ricerca multidisciplinare incentrata sui temi dell'identità nera e delle tradizioni afro-diasporiche. Attraverso collaborazioni con laboratori artigianali in India e un dialogo costante con le culture afro-diasporiche, costruiscono ambienti immersivi che funzionano come laboratori da attivare, tra opere tessili, installazioni sonore e performance.
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