ROMADIFFUSA 2026 | Flaminia Mantegazza: ogni parte appartiene

 

Dal 10 Ottobre 2026 al 11 Ottobre 2026

Luogo: MUEF Art Gallery

Indirizzo: Via Angelo Poliziano 78b

Orari: Sab - Dom 12 - 18

Costo del biglietto: Ingresso libero

E-Mail info: [email protected]

Sito ufficiale: http://www.flaminiamantegazza.com


Situata nel cuore pulsante dell'Esquilino a Roma, la MUEF Art Gallery è uno spazio espositivo indipendente nato per promuovere il dialogo tra l'arte contemporanea e il territorio. In occasione di ROMADIFFUSA 2026, la galleria si trasforma in un avamposto creativo, aprendo le sue porte al pubblico del festival per offrire un'esperienza immersiva dove la storicità del rione incontra la sperimentazione visiva più attuale.

L'Artista: Flaminia Mantegazza Nata a Rio de Janeiro (1955), è un’artista italo-brasiliana che ha studiato tra Rio de Janeiro, dove si è laureata in Economia e Storia e ha frequentato la Scuola di Arti Visive di Parque Lage, e Roma, dove si è trasferita alla fine degli anni ’80 e ha frequentato la Scuola di Arte Ornamentale e la Scuola Porta Blu, senza mai perdere l’occasione di vivere la vivace scena artistica e culturale della città. Vive e lavora a Roma. Nel 1999 ha iniziato a lavorare con grande versatilità la carta riciclata proveniente da vecchi libri, riviste e giornali, rendendola il materiale principale delle sue opere. Mantegazza realizza mosaici, bassorilievi, sculture e installazioni su larga scala, rifiniti con colori acrilici vibranti. Il suo lavoro esplora spesso la memoria, interroga il tempo e cerca di sondare le profondità delle emozioni umane, dimostrando al contempo una consapevolezza delle questioni critiche del presente, in particolare quelle ambientali e sociali. Ci invita a rallentare, a sentire, a interrogare e a condividere, aprendo le porte che conducono a un viaggio silenzioso ma potente: quello delle emozioni. Mantegazza ha esposto regolarmente in mostre personali e collettive. Nel 2018 ha realizzato la "Mappa delle emozioni" della città di Faenza, una grande installazione permanente a volta per il Museo MUS.T di Faenza. La sua opera Piccolo Diario è stata inclusa nella mostra del 2015 "Map of the New Art. Imago Mundi" presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia. L’opera è entrata a far parte della Collezione Imago Mundi ed è stata scelta per la copertina del catalogo “Brasile: Terra del Futuro” (2015).

La mostra in corso dal titolo: "Ogni parte appartiene"

La carta che Flaminia Mantegazza raccoglie da riviste e quotidiani ha già una storia. Porta con sé parole, immagini e notizie, frammenti di un tempo che l’artista recupera e trasforma. Tagliata, piegata, sovrapposta e incollata, perde la sua funzione originaria per diventare altro, senza però cancellare del tutto le tracce di ciò che era. A volte il colore interviene sulla superficie, altre volte sono gli strati di carta, con il loro spessore e le loro pieghe, a dare forma all’opera.

In questo processo, nulla viene semplicemente eliminato. Ogni elemento trova una nuova collocazione e partecipa alla costruzione di un insieme che prima non esisteva. È da qui che prende avvio Ogni parte appartiene: dall’idea che anche un frammento, separato dal contesto a cui apparteneva, possa acquistare un significato diverso attraverso l’incontro con altri elementi.

Le forme composte da Mantegazza sembrano instaurare un dialogo silenzioso. Si avvicinano, si sostengono, si intrecciano, oppure mantengono uno spazio tra loro. Non tutto si fonde e non tutto trova una corrispondenza immediata. Ed è proprio in queste differenze, nelle distanze e negli equilibri che si creano, che la composizione prende vita. L’insieme non annulla le singole parti, ma si costruisce attraverso di esse.

Questa relazione richiama qualcosa che appartiene anche all’esperienza quotidiana. Nel rapporto con gli altri cambiamo, scopriamo aspetti di noi che non conoscevamo e a volte ci ritroviamo a mettere in discussione ciò che credevamo di sapere. Eppure, il bisogno di appartenere non coincide con il desiderio di essere uguali. Si può condividere uno spazio, costruire un legame e sentirsi parte di qualcosa pur continuando a essere diversi.

Forse è proprio in questa possibilità di stare insieme senza coincidere che risiede il senso più profondo di Ogni parte appartiene: riconoscere che ciò che unisce non è necessariamente ciò che rende simili, ma è ciò che permette di entrare in relazione accogliendo differenze, vicinanze e distanze, lasciando spazio alla presenza e alla voce di ciascuno.


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