L'astronauta caduto
Antonio Fiorentino, Dominium Melancholiae (dettaglio), 2015
Dal 10 Marzo 2016 al 10 Maggio 2016
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: A Plus A Gallery
Indirizzo: San Marco 3073
Curatori: Valentina Lacinio
Telefono per informazioni: +39 041 277 04 66
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.aplusa.it/
"L'astronauta caduto" è il titolo della mostra curata da Valentina Lacinio che inaugura il 10 marzo 2016 presso gli spazi della Galleria A Plus A.
In mostra opere di Aldo Aliprandi, Giorgio Andreotta Calò, Francesco Arena, Thomas Braida, Stephen Kaltenbach, Rä di Martino, Antonio Fiorentino, Margherita Raso, Fabio Roncato, Alice Ronchi.
Il problema della conservazione della memoria e del sapere è un'ossessione millenaria che si protrae nei secoli e di cui l'arte e i suoi rappresentanti non sono immuni.
Per la sua unicità e nella peculiare volontà per cui è stato creato L'astronauta caduto rappresenta il primo effettivo monumento "eretto" sul suolo lunare, nonché la prima forma scultorea di comunicazione e dichiarazione di esistenza della nostra civiltà in ambito extraterrestre. La sua accezione di “caduto” viene qui riletta come emblema di ciò che cadendo si riscopre tale, come se la forma perfetta per poter essere “astronauti” sia appunto “cadere”, poiché è proprio da questa posizione che si possono contemplare le stelle.
Da qui il motivo del "fallen astronaut", una piccola scultura alta 8,5 centimetri che rappresenta la figura stilizzata di un astronauta in tuta spaziale. Un piccolo intervento che si perde nell’immenso deserto lunare. Questa miniatura fu realizzata dal belga Paul Van Hoeydonck su commissione dell'astronauta David Scott per commemorare coloro che erano deceduti negli anni in nome del progresso dell'esplorazione spaziale.
Per plasmarla fu scelto l'alluminio, come materiale leggero, robusto, e soprattutto resistente alle forti escursioni termiche lunari che avrebbero rischiato di deformarla. La piccola scultura salì in orbita nel 1971 nella missione dell'Apollo 15 e depositata sul suolo lunare il 2 agosto dell'anno medesimo. Ad oggi è l'unico manufatto di tipo artistico mai lasciato dall'uomo sul satellite naturale.
Due anni prima della missione spaziale l'artista Stephen Kaltenbach nell'anno di When Attitude Becomes Form (1969) scrive al NASA Headquarter di Washington D.C. due lettere, la prima il 2 aprile 1969 in cui annuncia la volontà di realizzare “un calco dello stivale sinistro di Neil Armstrong”, la seconda ad ottobre dello stesso anno in cui suggerisce l'utilizzo dei veicoli spaziali in orbita come mezzo di archiviazione di informazioni oltre il tempo e lo spazio terrestri. Le lettere rimarranno senza risposta e l'opera dedicata ad Amstrong incompiuta.
Le intuizioni di Kaltenbach relative alla conservazione del sapere umano si allineano con una serie di tentativi pregressi.
Primo tra tutti La Cripta della Civiltà ad Atlanta (1936), Georgia, considerata e registrata ufficialmente dal Guinness dei Primati come la prima “capsula del tempo” mai realizzata e destinata ad essere aperta in una data precisa nel futuro: 28 maggio 8113.
Essa rappresenta un vero e proprio monumento per le sue dimensioni e per la portata: la camera sigillata da una porta in acciaio inossidabile è chiusa ermeticamente e contiene 800 libri significativi su ogni argomento fondamentale per il genere umano e 200 romanzi.
Il concetto di monumento pur mantenendosi adesso alla sua prima accezione etimologica ricopre ad oggi un panorama di declinazioni in molteplici ambiti; dal latino “monere”, ricordare, dunque potenzialmente trattenere nel tempo qualsiasi cosa.
Forte dunque della carica e della densità di senso che accompagna i concetti di “monumento” e di “conservazione della memoria”, la mostra L'astronauta caduto si propone di dare una configurazione tridimensionale alla sfida de la cristallizzazione del sapere nel tempo, alla corsa affannata all'immortalità.
Il percorso della mostra, a partire dalla rievocazione di un evento storico epocale, si articola attraverso i progetti visionari di Stephen Kaltenbach per poi addentrarsi nella contemporaneità degli artisti selezionati. Accomunate dal medesimo anelito, tramite riferimenti sia concettuali che alchemici, le opere si fanno portavoce dei tremori del proprio tempo, caricandosi di uno slancio tutto umano di proiezione immaginifica verso il futuro più remoto che culminerà con la sepoltura di una particolare capsula dedicata a questa stessa riflessione.
Giovedì 10 marzo 2016 inaugurazione al pubblico ore 18.
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