Gui. L'identità di un eroe normale
Gui. L'identità di un eroe normale, Caruso Gallery, Milazzo (ME)
Dal 26 Luglio 2014 al 9 Agosto 2014
Milazzo | Messina | Visualizza tutte le mostre a Messina
Luogo: Caruso Gallery
Indirizzo: lungomare Garibaldi 3
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 090 9281007
E-Mail info: info@carusogallery.it
Sito ufficiale: http://www.carusogallery.it
Guglielmo Bambino mi ha presentato il suo Gui da una tavola in bianco e nero; come una persona già conosciuta riconobbi subito il tratto grafico essenziale del maestro, il suo modo di sorridere alla vita, non era la sua controfigura era in parte altro da lui, un'identità che vive oltre la penna del suo creatore.
Gui, monocolo dalla testa ad uovo e con tre soli capelli in testa come un'antenna, ha tutte le caratteristiche del protagonista per un nuovo fumetto, ha un'anima, una coscienza civile.
Gui, mezzobusto che sorge dal mare, non aspira all'identità dell'eroe, incarna piuttosto tutte le sfaccettature dei siciliani, si oppone ed al tempo stesso sorride con bonarietà alle difficoltà quotidiane.
Gui è tutto ed il contrario di tutto, è Poseidon divinità che sorge dal mare con il suo tridente per soccorrere i naviganti e furioso opporsi ai malvagi. Da eroe normale incarna il modo di dire siciliano, occhiu vivu, quell'occhio della mente che per noi significa vigilare e giustificare i fatti della storia. Occhiu vivu nella lingua siciliana è anche riferito ai pesci, ma resta sinonimo di accortezza, intelligenza, discernimento e capacità critica di accettare l'ineluttabile senza lasciarsi mai sottomettere. Gui come Capitano Nemo vive nel mare, animato da una forza interiore di nemesi, ma a differenza del personaggio di Verne, non è un eroe misterioso e solitario, è un eroe borghese e come tale indossa una cravatta svolazzante, Gui con la sua cravatta, come un'arma ed una bandiera, esplicita la sua protesta. Guglielmo colora con tutta la gamma della sua tavolozza di pittore la cravatta di Gui, vi trasferisce il suo atto di denunzia sociale e la fiducia nelle qualità migliori dell'essere umano vi espone come nello sfondo delle tavole di Gui i fatti quotidiani di una città, Messina, con i problemi dei suoi cittadini, i disastri della Sicilia, dell'Italia, ma lascia sempre che la luce del sole si irradi come speranza.
Il mare, spazio di Gui, consente all'eroe di espandersi in una sorta di dimensione centripeta e centrifuga, dalla città che incanta come il mito di Morgana, al globo terrestre, all'universo infinito, per tornare "ndo Strittu di Missina", quel tratto di mare che isola la Sicilia ed al tempo stesso la rende centro del Mediterraneo, porta d'Europa, luogo di approdo e di partenza.
L'esperienza odeporica di Guglielmo e di Gui, il desiderio del ritorno, di aprire il loro quotidiano agli altri, diventa racconto, esigenza della parola che accompagna le immagini, denuncia del male di vivere, quei cocci aguzzi di bottiglia che anche da una muraglia risplendono al sole. Sorride Gui al sole ed alla luce col suo occhio vigile simbolo di coscienza sociale e soprattutto di speranza.
Ho incontrato ancora Gui poche settimane fa, immerso sempre di più nei colori di Guglielmo che lo accusa di aver catturato la dimensione del suo esistere di artista, è un'accusa affettuosa, sono le idee che cercano i colori, è la linea di contorno che dà la vita a Gui e si accompagna ai colori; scrittura e pittura con cui Guglielmo traccia la sua protesta e con lui tutti noi, una protesta nei confronti del male di vivere, certi che se in noi resta la volontà di protestare, al tempo stesso pensiamo e viviamo con la speranza del cambiamento. Le cravatte di Gui si agitano al vento, certezza di un futuro diverso, sereno come il corteo che accompagna Gui, pesci semplici "du Strittu" che sopravvivono al degrado ambientale, all'oltraggio perpetrato nei confronti del territorio, ad una Sicilia violentata da millenni che rinasce ogni giorno alla speranza.
Gui esige da Guglielmo ancora di vivere, raccontare e raccontarsi, esige di ricevere la vita dal suo creatore, come lui vuole essere eroe normale, come loro lo siamo anche noi eroi normali, noi che ogni giorni volgiamo il nostro "occhiu vivu" ai problemi quotidiani aspettando da Gui che emerge dal mare e dal sole che lo accompagna il sorriso contro il male di vivere, un pò disillusi, talvolta scoraggiati forse, sempre in attesa di un cambiamento, ma senza lanciare macigni come l' ottuso Polifemo.
Dott.ssa Carmela Cappa –storico dell’arte-
Gui, monocolo dalla testa ad uovo e con tre soli capelli in testa come un'antenna, ha tutte le caratteristiche del protagonista per un nuovo fumetto, ha un'anima, una coscienza civile.
Gui, mezzobusto che sorge dal mare, non aspira all'identità dell'eroe, incarna piuttosto tutte le sfaccettature dei siciliani, si oppone ed al tempo stesso sorride con bonarietà alle difficoltà quotidiane.
Gui è tutto ed il contrario di tutto, è Poseidon divinità che sorge dal mare con il suo tridente per soccorrere i naviganti e furioso opporsi ai malvagi. Da eroe normale incarna il modo di dire siciliano, occhiu vivu, quell'occhio della mente che per noi significa vigilare e giustificare i fatti della storia. Occhiu vivu nella lingua siciliana è anche riferito ai pesci, ma resta sinonimo di accortezza, intelligenza, discernimento e capacità critica di accettare l'ineluttabile senza lasciarsi mai sottomettere. Gui come Capitano Nemo vive nel mare, animato da una forza interiore di nemesi, ma a differenza del personaggio di Verne, non è un eroe misterioso e solitario, è un eroe borghese e come tale indossa una cravatta svolazzante, Gui con la sua cravatta, come un'arma ed una bandiera, esplicita la sua protesta. Guglielmo colora con tutta la gamma della sua tavolozza di pittore la cravatta di Gui, vi trasferisce il suo atto di denunzia sociale e la fiducia nelle qualità migliori dell'essere umano vi espone come nello sfondo delle tavole di Gui i fatti quotidiani di una città, Messina, con i problemi dei suoi cittadini, i disastri della Sicilia, dell'Italia, ma lascia sempre che la luce del sole si irradi come speranza.
Il mare, spazio di Gui, consente all'eroe di espandersi in una sorta di dimensione centripeta e centrifuga, dalla città che incanta come il mito di Morgana, al globo terrestre, all'universo infinito, per tornare "ndo Strittu di Missina", quel tratto di mare che isola la Sicilia ed al tempo stesso la rende centro del Mediterraneo, porta d'Europa, luogo di approdo e di partenza.
L'esperienza odeporica di Guglielmo e di Gui, il desiderio del ritorno, di aprire il loro quotidiano agli altri, diventa racconto, esigenza della parola che accompagna le immagini, denuncia del male di vivere, quei cocci aguzzi di bottiglia che anche da una muraglia risplendono al sole. Sorride Gui al sole ed alla luce col suo occhio vigile simbolo di coscienza sociale e soprattutto di speranza.
Ho incontrato ancora Gui poche settimane fa, immerso sempre di più nei colori di Guglielmo che lo accusa di aver catturato la dimensione del suo esistere di artista, è un'accusa affettuosa, sono le idee che cercano i colori, è la linea di contorno che dà la vita a Gui e si accompagna ai colori; scrittura e pittura con cui Guglielmo traccia la sua protesta e con lui tutti noi, una protesta nei confronti del male di vivere, certi che se in noi resta la volontà di protestare, al tempo stesso pensiamo e viviamo con la speranza del cambiamento. Le cravatte di Gui si agitano al vento, certezza di un futuro diverso, sereno come il corteo che accompagna Gui, pesci semplici "du Strittu" che sopravvivono al degrado ambientale, all'oltraggio perpetrato nei confronti del territorio, ad una Sicilia violentata da millenni che rinasce ogni giorno alla speranza.
Gui esige da Guglielmo ancora di vivere, raccontare e raccontarsi, esige di ricevere la vita dal suo creatore, come lui vuole essere eroe normale, come loro lo siamo anche noi eroi normali, noi che ogni giorni volgiamo il nostro "occhiu vivu" ai problemi quotidiani aspettando da Gui che emerge dal mare e dal sole che lo accompagna il sorriso contro il male di vivere, un pò disillusi, talvolta scoraggiati forse, sempre in attesa di un cambiamento, ma senza lanciare macigni come l' ottuso Polifemo.
Dott.ssa Carmela Cappa –storico dell’arte-
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