Vincenza De Nigris. Narrative Photography
Vincenza De Nigris. Narrative Photography
Dal 17 Gennaio 2013 al 17 Febbraio 2013
Luogo: Castello Svevo
Indirizzo: piazza Federico II di Svevia 4
Orari: 9.30-19; chiuso mercoledì
Curatori: Carlo Garzia
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0883 569997
E-Mail info: casteldelmonte@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.casteldelmonte.beniculturali.it
Mercoledì 16 Gennaio alle ore 18,00 presso la sede di "La Corte, fotogra?a e ricerca" nel Castello Svevo di Bari, si inaugura la personale di Vincenza De Nigris, “Narrative Photography” a cura di Carlo Garzia. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni ?no al 17 febbraio con orario continuato dalle 8,30 alle 19,30 con chiusura il mercoledì.
La mostra “Narrative Photography” raggruppa tre tra i progetti più signi?cativi di Vincenza De Nigris, fotografa pugliese che vive e opera a Torino. Il lavoro della De Nigris è il frutto di una lunga e attenta ricerca e si propone come una serie di piccole narrazioni, racconti aperti, frammenti di eventi connessi tra loro che lasciano allo spettatore la libertà di comporre il proprio racconto pur sempre mediato dallo sguardo della fotografa.
Come afferma Feldman “L'evento non è ciò che accade, ma ciò che può essere narrato.” Nell?allestimento speci?camente pensato le immagini si snodano lungo le due pareti frontali, da una parte Autobiography, progetto costituito da una serie di piccoli e intensi ritratti in cui l?artista ripercorre mimeticamente, con un procedimento di ordine concettuale, la vita della propria madre sino a identi?carsi in maniera sorprendente con lei, nella ?sionomia e nel contesto domestico.
Sull?altra parte le serie Melancholy ed Epifanie Urbane si compattano in un?unica sequenza, avendo in comune quell?universo di oggetti e gesti che costituiscono la nostra esperienza quotidiana, a cui non diamo in genere importanza se non nella dimensione nostalgica della memoria. Ogni immagine è nello stesso tempo documento reale e trascendenza, testimonianza di una capacità di narrazione per ellissi che spesso ritroviamo in molte giovani fotografe del Nord Europa con le quali, non a caso, la De Nigris ha avuto contatti e scambi.
Resta aperto e stimolante il problema di una de?nizione univoca e precisa della narrative art applicata alla fotogra?a in una condizione del reale che il post-modernismo, Lyotard e Baudrillard soprattutto hanno decretato come impossibilitata a produrre narrazioni secondo le modalità e i valori di una tradizione occidentale che parte dall?Illuminismo e arriva ai bordi estremi del “secolo breve”.
La mostra “Narrative Photography” raggruppa tre tra i progetti più signi?cativi di Vincenza De Nigris, fotografa pugliese che vive e opera a Torino. Il lavoro della De Nigris è il frutto di una lunga e attenta ricerca e si propone come una serie di piccole narrazioni, racconti aperti, frammenti di eventi connessi tra loro che lasciano allo spettatore la libertà di comporre il proprio racconto pur sempre mediato dallo sguardo della fotografa.
Come afferma Feldman “L'evento non è ciò che accade, ma ciò che può essere narrato.” Nell?allestimento speci?camente pensato le immagini si snodano lungo le due pareti frontali, da una parte Autobiography, progetto costituito da una serie di piccoli e intensi ritratti in cui l?artista ripercorre mimeticamente, con un procedimento di ordine concettuale, la vita della propria madre sino a identi?carsi in maniera sorprendente con lei, nella ?sionomia e nel contesto domestico.
Sull?altra parte le serie Melancholy ed Epifanie Urbane si compattano in un?unica sequenza, avendo in comune quell?universo di oggetti e gesti che costituiscono la nostra esperienza quotidiana, a cui non diamo in genere importanza se non nella dimensione nostalgica della memoria. Ogni immagine è nello stesso tempo documento reale e trascendenza, testimonianza di una capacità di narrazione per ellissi che spesso ritroviamo in molte giovani fotografe del Nord Europa con le quali, non a caso, la De Nigris ha avuto contatti e scambi.
Resta aperto e stimolante il problema di una de?nizione univoca e precisa della narrative art applicata alla fotogra?a in una condizione del reale che il post-modernismo, Lyotard e Baudrillard soprattutto hanno decretato come impossibilitata a produrre narrazioni secondo le modalità e i valori di una tradizione occidentale che parte dall?Illuminismo e arriva ai bordi estremi del “secolo breve”.
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