HORTUS. La pazienza e la grazia
Dal 12 Ottobre 2024 al 21 Dicembre 2024
Bologna | Visualizza tutte le mostre a Bologna
Luogo: OTTO Gallery
Indirizzo: Via D'Azeglio 55
Telefono per informazioni: +39.051.644 98 45
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.otto-gallery.it
Dopo la mostra Stazionari Altrove del 2023, a cura di Matteo Montani, con HORTUS. La pazienza e la grazia, progetto a cura di Davide Benati, OTTO Gallery è lieta di presentare il secondo appuntamento dedicato all’ideazione di un progetto espositivo da parte di un artista della galleria.
Il titolo rimanda a suggestioni antiche legate alla cura e alla ricerca della bellezza. Dagli Horti romani all’Hortus conclusus monastico medievale fino al giardino ornamentale vi è l’idea che non possa esserci cura senza pazienza e incanto senza grazia. Il giardino-orto, luogo dove il lavoro trasforma la natura e produce frutti e il giardino-ornamentale, luogo lussureggiante di pace, silenzio e bellezza sono spazi simbolici di perfetta armonia tra mondo naturale e umano intelletto e si prestano ad essere assimilati alla tela e alla pratica del pittore. L’opera è centro fisico ma anche e soprattutto spirituale e intellettuale dell’artista, luogo che richiede lavoro e pazienza. Per i quattro artisti l’Hortus diventa la metafora di un modus operandi che li accomuna, profondamente radicato nella pratica di ciascuno, fatto di pazienza, lentezza e cura.
E’ attraverso questo approccio al fare che Davide Benati (Reggio Emilia, 1949), Gianni Dessì (Roma, 1955), Enrico Minguzzi (Cotignola, 1981) e Nicola Samorì (Forlì, 1977) si confrontano su un aspetto della loro ricerca, quello della bellezza, che è implicitamente presente nelle poetiche di ciascuno. Dagli acquarelli su carta di riso densi o rarefatti, pregni di sollecitazioni letterarie, echi e silenzi di Davide Benati alla pittura sondata nei suoi valori poetici e percettivi, intesa come esperienza del vedere, di Gianni Dessì, fino alle lucenti e meticolose immagini mentali vocate a innescare cortocircuiti di Enrico Minguzzi e alle forme esauste di Nicola Samorì, in bilico tra l’essere e il non essere, il narrare e il tacere, in mostra “ogni lavoro ha in sé l’enigma, a volte risolto o spesso soltanto inseguito, della presenza di un’idea di bellezza che avvolge, soffoca, inebria e inganna il lavoro del pittore”. (D. Benati)
Il titolo rimanda a suggestioni antiche legate alla cura e alla ricerca della bellezza. Dagli Horti romani all’Hortus conclusus monastico medievale fino al giardino ornamentale vi è l’idea che non possa esserci cura senza pazienza e incanto senza grazia. Il giardino-orto, luogo dove il lavoro trasforma la natura e produce frutti e il giardino-ornamentale, luogo lussureggiante di pace, silenzio e bellezza sono spazi simbolici di perfetta armonia tra mondo naturale e umano intelletto e si prestano ad essere assimilati alla tela e alla pratica del pittore. L’opera è centro fisico ma anche e soprattutto spirituale e intellettuale dell’artista, luogo che richiede lavoro e pazienza. Per i quattro artisti l’Hortus diventa la metafora di un modus operandi che li accomuna, profondamente radicato nella pratica di ciascuno, fatto di pazienza, lentezza e cura.
E’ attraverso questo approccio al fare che Davide Benati (Reggio Emilia, 1949), Gianni Dessì (Roma, 1955), Enrico Minguzzi (Cotignola, 1981) e Nicola Samorì (Forlì, 1977) si confrontano su un aspetto della loro ricerca, quello della bellezza, che è implicitamente presente nelle poetiche di ciascuno. Dagli acquarelli su carta di riso densi o rarefatti, pregni di sollecitazioni letterarie, echi e silenzi di Davide Benati alla pittura sondata nei suoi valori poetici e percettivi, intesa come esperienza del vedere, di Gianni Dessì, fino alle lucenti e meticolose immagini mentali vocate a innescare cortocircuiti di Enrico Minguzzi e alle forme esauste di Nicola Samorì, in bilico tra l’essere e il non essere, il narrare e il tacere, in mostra “ogni lavoro ha in sé l’enigma, a volte risolto o spesso soltanto inseguito, della presenza di un’idea di bellezza che avvolge, soffoca, inebria e inganna il lavoro del pittore”. (D. Benati)
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