Il Piedistallo vuoto. Fantasmi dall’Est Europa
Y. Meldibekov, N. Oris, Tashkent. Lenin, dalla serie Family Album, 40x55 cm, 2008
Dal 24 January 2014 al 16 March 2014
Bologna
Luogo: Museo Civico Archeologico
Indirizzo: via dell’Archiginnasio 2
Orari: da martedì a domenica 10-18.30; lunedì 27 gennaio apertura straordinaria 10-18.30
Curatori: Marco Scotini
Enti promotori:
- Comune di Bologna
- Bologna Fiere
Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 3
Telefono per informazioni: +39 051 282111
E-Mail info: laura.bentini@comune.bologna.it
Sito ufficiale: http://www.comune.bologna.it/museoarcheologico
Collezioni italiane e artisti internazionali mettono in scena i fantasmi dell’Est Europa e i presagi dalla sua storia recente. A Bologna, dal 24 gennaio al 16 marzo prossimi nei suggestivi spazi del quattrocentesco Museo Civico Archeologico, Arte Fiera presenta Il Piedistallo vuoto. Fantasmi dall’Est Europa, una grande rassegna sulla scena artistica dell’area post-sovietica contemporanea.
“Ma non sarà una mostra sulla nostalgia del passato – sottolinea il curatore Marco Scotini che da anni segue con interesse i rappresentanti di questa congiuntura artistica con esposizioni di ricerca e di successo internazionale – sarà invece una mostra che già dal titolo racconta un mondo ancora vivente, una potenzialità”. Allo stesso tempo, spiega il curatore, allude a un momento di attesa e di passaggio, ai fantasmi che lo popolano, a qualcosa che ritorna ma ancora non c’è stato.
Così Il Piedistallo vuoto riunisce una costellazione di più di 40 artisti di 20 Paesi dell'Est Europa e dell'ex URSS, per un totale di 100 opere: a partire dagli anni Settanta e intorno a due importanti assi temporali: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e il 1991 quando si dissolsero l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. A vent’anni anni di distanza, video, performances, installazioni, fotografie, disegni e lavori pittorici di molti degli artisti che non avevano trovato spazio all’interno della cultura socialista come di quelli della giovane generazione che ha riscosso un ampio riconoscimento internazionale saranno al centro di questo grande evento espositivo.
Questi gli artisti: Marina Abramovic, Vyatscheslav Akhunov, Victor Alimpiev, Pawel Althamer, Evgeny Antufiev, Janis Avotins, Said Atabekov, Miroslav Balka, Mircea Cantor, Gintaras Didžiapetris, Thea Djordjadze, Petra Feriancova, Yona Friedman, Dmitry Gutov, Ion Grigorescu, Igor Grubic, Petrit Halilaj, Lukáš Jasanský e Martin Polák, Ilya e Emilia Kabakov, Július Koller, Jiri Kovanda, Elena Kovylina, Robert Ku?mirowski, Armando Lulaj, David Maljkovic, Vlado Martek, Yerbossyn Meldibekov, Ivan Mikhailov, MoAA (Dorothy Miller), Ciprian Muresan, Deimantas Narkevicius, Roman Ondak, Adrian Paci, Tobias Putrih, Anri Sala, Kate?ina Šedá, Nedko Solakov, Monika Sosnowska, Tamas St. Auby, Miroslav Tichý, Jaan Toomik, Victor Man, David Ter-Oganian e Alexandra Galkina, Goran Trbuljak, Artur Zmjewski.
In mostra le collezioni più autorevoli, tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Nicola Trussardi, la Collezione Enea Righi, Collezione La Gaia di Torino, Collezione Maramotti, Collezione Unicredit, Collezione Gemma Testa, Collezione Consolandi, Collezione Agiverona, Fondazione Morra-Greco, Collezione Cotroneo, Collezione Vittorio Gaddi, Fondazione Videoinsight.
“Ma non sarà una mostra sulla nostalgia del passato – sottolinea il curatore Marco Scotini che da anni segue con interesse i rappresentanti di questa congiuntura artistica con esposizioni di ricerca e di successo internazionale – sarà invece una mostra che già dal titolo racconta un mondo ancora vivente, una potenzialità”. Allo stesso tempo, spiega il curatore, allude a un momento di attesa e di passaggio, ai fantasmi che lo popolano, a qualcosa che ritorna ma ancora non c’è stato.
Così Il Piedistallo vuoto riunisce una costellazione di più di 40 artisti di 20 Paesi dell'Est Europa e dell'ex URSS, per un totale di 100 opere: a partire dagli anni Settanta e intorno a due importanti assi temporali: il 1989 con la caduta del muro di Berlino e il 1991 quando si dissolsero l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. A vent’anni anni di distanza, video, performances, installazioni, fotografie, disegni e lavori pittorici di molti degli artisti che non avevano trovato spazio all’interno della cultura socialista come di quelli della giovane generazione che ha riscosso un ampio riconoscimento internazionale saranno al centro di questo grande evento espositivo.
Questi gli artisti: Marina Abramovic, Vyatscheslav Akhunov, Victor Alimpiev, Pawel Althamer, Evgeny Antufiev, Janis Avotins, Said Atabekov, Miroslav Balka, Mircea Cantor, Gintaras Didžiapetris, Thea Djordjadze, Petra Feriancova, Yona Friedman, Dmitry Gutov, Ion Grigorescu, Igor Grubic, Petrit Halilaj, Lukáš Jasanský e Martin Polák, Ilya e Emilia Kabakov, Július Koller, Jiri Kovanda, Elena Kovylina, Robert Ku?mirowski, Armando Lulaj, David Maljkovic, Vlado Martek, Yerbossyn Meldibekov, Ivan Mikhailov, MoAA (Dorothy Miller), Ciprian Muresan, Deimantas Narkevicius, Roman Ondak, Adrian Paci, Tobias Putrih, Anri Sala, Kate?ina Šedá, Nedko Solakov, Monika Sosnowska, Tamas St. Auby, Miroslav Tichý, Jaan Toomik, Victor Man, David Ter-Oganian e Alexandra Galkina, Goran Trbuljak, Artur Zmjewski.
In mostra le collezioni più autorevoli, tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Nicola Trussardi, la Collezione Enea Righi, Collezione La Gaia di Torino, Collezione Maramotti, Collezione Unicredit, Collezione Gemma Testa, Collezione Consolandi, Collezione Agiverona, Fondazione Morra-Greco, Collezione Cotroneo, Collezione Vittorio Gaddi, Fondazione Videoinsight.
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