Leonardo Cremonini. Retrospettiva
Leonardo Cremonini, Soupirail et parentheses, 2000, olio su tela, 90x120 cm.
Dal 16 Dicembre 2021 al 31 Gennaio 2022
Bologna | Visualizza tutte le mostre a Bologna
Luogo: SimonBart Gallery
Indirizzo: Viale Quirico Filopanti 4
Orari: Lunedì - Sabato: 10:00 - 13:00 / 16:00 - 19:00
Curatori: SimonBart Gallery
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 051 4681809
E-Mail info: info@simonbart.com
Sito ufficiale: http://simonbart.com
Un’ampia esposizione celebra il pittore bolognese scomparso nel 2010: una vita tra la Francia e le coste del Mediterraneo, del quale risuonano echi nei paesaggi e nella luce della sua pittura. Amato da Moravia, Calvino, Eco, Buzzati, e da filosofi come Althusser, che a lui dedicò il suo unico testo sulla pittura; amico di Peggy Guggenheim, Henri Cartier-Bresson, Francis Bacon, Mario Sironi, Gino Severini, Balthus, solo per citarne alcuni, Cremonini segna il percorso della storia dell’arte e della cultura del Novecento. Le sue opere sono presenti nelle più importanti collezioni d’arte del mondo come quella del Centre Georges Pompidou di Parigi, del MOMA di New York, dell’Israel National Museum di Gerusalemme, del Frissiras Museum di Atene, della Galleria degli Uffizi di Firenze e, ovviamente, della collezione del Museo di Arte Moderna della città di Bologna.
La mostra, che avrebbe dovuto essere inaugurata lo scorso anno ed è stata posticipata a causa dell’emergenza sanitaria, è un omaggio all’artista nel decennale della sua scomparsa. L’introduzione del catalogo è a firma dal professor Stefano Zecchi, filosofo, scrittore e già professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano. Le opere esposte coprono un arco temporale che va dagli anni ‘60 fino agli ultimi anni di vita del Maestro.
Il suo amore per il Mediterraneo lo portò a Panarea, dove trascorse lunghi periodi. Paesaggi estivi abbacinati di luce, lidi tratteggiati con ampie stesure di colore, sono spesso gli scenari delle sue visioni. La pittura di Cremonini non può essere ricondotta ad alcun tipo di etichetta: scivola tra realismo, surrealismo e pittura metafisica, sfugge alle regole dell’astrattismo, del Nouveau Rèalisme, della figurazione narrativa del suo tempo, sempre spinta da un indomito desiderio di indipendenza.
Come spiega il professor Zecchi nella sua prefazione: […] Cremonini non può essere definito un impressionista, un surrealista, un metafisico e altre categorie d’interpretazione estetica che la facevano da padrone tra la fine Ottocento, metà Novecento. Al di là dei tatticismi critici, la cui bravura generalmente è saper dire tutto e il contrario di tutto, Cremonini era diventato un banco di prova dell’interpretazione proprio in quegli anni Sessanta Settanta in cui imperversavano le neoavanguardie con i loro derivati. Un banco di prova soprattutto da parte di scrittori, letterati, filosofi, poeti, che nel “testo” pittorico trovavano la possibilità di rivalutare le sue tecniche espressive, lontane da installazioni, sperimentalismi decostruttivi, di cui, appunto, si poteva dire tutto e il contrario di tutto. […].
Secondo Dino Buzzati, la sua pittura aveva la capacità di ricostruire quei momenti che, nella vita di ciascuno, pur nella loro apparente quotidianità o banalità, racchiudono il senso di un’intera esistenza. Umberto Eco, lo definì “pittore degli scrittori”, sottolineando la capacità del pittore di epifanizzare il reale e, al contempo, di rendere lo spettatore il protagonista unico di quella epifania, facendola sua, riconducendola nel recinto della propria memoria, del proprio vissuto.
Le cose, gli oggetti, le figure umane appena abbozzate, segmenti e superfici geometriche compongono il testo visivo in cui Cremonini esprime un mondo ideale dove il ricordo viene catturato attraverso gli specchi, i vetri delle finestre e le linee rette delle pareti vuote.
Italo Calvino, riflettendo sulla pittura dell’artista bolognese, afferma che la memoria è qui “fissata a impalcature, a sostegni” e che attraversare un’opera del Maestro è un “affacciarsi dentro o fuori, uno spiare qualcosa senza sapere con sicurezza cosa serve a nascondere e cosa a mostrare”, un gioco di prospettive fisiche e concettuali che definiscono la trasversalità e la contemporaneità di un artista come Leonardo Cremonini.
La mostra, che avrebbe dovuto essere inaugurata lo scorso anno ed è stata posticipata a causa dell’emergenza sanitaria, è un omaggio all’artista nel decennale della sua scomparsa. L’introduzione del catalogo è a firma dal professor Stefano Zecchi, filosofo, scrittore e già professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano. Le opere esposte coprono un arco temporale che va dagli anni ‘60 fino agli ultimi anni di vita del Maestro.
Il suo amore per il Mediterraneo lo portò a Panarea, dove trascorse lunghi periodi. Paesaggi estivi abbacinati di luce, lidi tratteggiati con ampie stesure di colore, sono spesso gli scenari delle sue visioni. La pittura di Cremonini non può essere ricondotta ad alcun tipo di etichetta: scivola tra realismo, surrealismo e pittura metafisica, sfugge alle regole dell’astrattismo, del Nouveau Rèalisme, della figurazione narrativa del suo tempo, sempre spinta da un indomito desiderio di indipendenza.
Come spiega il professor Zecchi nella sua prefazione: […] Cremonini non può essere definito un impressionista, un surrealista, un metafisico e altre categorie d’interpretazione estetica che la facevano da padrone tra la fine Ottocento, metà Novecento. Al di là dei tatticismi critici, la cui bravura generalmente è saper dire tutto e il contrario di tutto, Cremonini era diventato un banco di prova dell’interpretazione proprio in quegli anni Sessanta Settanta in cui imperversavano le neoavanguardie con i loro derivati. Un banco di prova soprattutto da parte di scrittori, letterati, filosofi, poeti, che nel “testo” pittorico trovavano la possibilità di rivalutare le sue tecniche espressive, lontane da installazioni, sperimentalismi decostruttivi, di cui, appunto, si poteva dire tutto e il contrario di tutto. […].
Secondo Dino Buzzati, la sua pittura aveva la capacità di ricostruire quei momenti che, nella vita di ciascuno, pur nella loro apparente quotidianità o banalità, racchiudono il senso di un’intera esistenza. Umberto Eco, lo definì “pittore degli scrittori”, sottolineando la capacità del pittore di epifanizzare il reale e, al contempo, di rendere lo spettatore il protagonista unico di quella epifania, facendola sua, riconducendola nel recinto della propria memoria, del proprio vissuto.
Le cose, gli oggetti, le figure umane appena abbozzate, segmenti e superfici geometriche compongono il testo visivo in cui Cremonini esprime un mondo ideale dove il ricordo viene catturato attraverso gli specchi, i vetri delle finestre e le linee rette delle pareti vuote.
Italo Calvino, riflettendo sulla pittura dell’artista bolognese, afferma che la memoria è qui “fissata a impalcature, a sostegni” e che attraversare un’opera del Maestro è un “affacciarsi dentro o fuori, uno spiare qualcosa senza sapere con sicurezza cosa serve a nascondere e cosa a mostrare”, un gioco di prospettive fisiche e concettuali che definiscono la trasversalità e la contemporaneità di un artista come Leonardo Cremonini.
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