Piero Manai. Omaggi
Piero Manai. Omaggi, LabOratorio degli Angeli, Bologna
Dal 23 Gennaio 2015 al 30 Gennaio 2015
Bologna | Visualizza tutte le mostre a Bologna
Luogo: LabOratorio degli Angeli
Indirizzo: via degli Angeli 32
Orari: 9.30-17; sabato 18-24
Curatori: Leonardo Regano
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 051 583200
E-Mail info: info@laboratoriodegliangeli.it
Sito ufficiale: http://www.laboratoriodegliangeli.it
Per il quarto anno consecutivo, il LabOratorio degli Angeli apre le sue porte a collezionisti ed appassionati d’arte in occasione di Arte Fiera, con un evento esclusivo dedicato ai grandi protagonisti della scena artistica contemporanea. “Manai - Omaggi” è una retrospettiva dedicata a Piero Manai (Bologna, 1951 – 1988), pensata a seguito del montaggio di due opere inedite di grande formato dei primi anni Ottanta: le Ninfee (Omaggio a Monet) e Omaggio a Brancusi, in mostra negli spazi del LabOratorio degli Angeli fino a venerdì 30 gennaio.
Proprio a causa del loro grande formato e della delicatezza del medium grafico, le due opere non sono mai state esposte prima d’ora. In particolar modo le Ninfee raggiungono una dimensione di quasi sette metri di lunghezza per tre metri di altezza. In mostra saranno visibili le fasi del recupero dei due lavori del maestro bolognese, grazie ad appositi pannelli esplicativi che racconteranno tutti i procedimenti a cui sono state sottoposte: dal fissaggio del pastello, all'applicazione di un supporto in carta giapponese per il loro sostegno e al successivo montaggio su telaio. Uno studio di grande interesse, spesso necessario per l'arte contemporanea caratterizzata da opere di notevoli dimensioni per le quali non è ancora stato studiato un sistema espositivo adeguato.
Partendo dalle Ninfee (Omaggio a Monet) e dall’Omaggio a Brancusi, in mostra negli spazi dell’ex Oratorio di Santa Maria degli Angeli (XV sec) saranno visibili alcuni dei più significativi lavori che Manai ha realizzato intorno alla metà degli anni Ottanta, ispirato dai grandi maestri della storia dell’arte e della fotografia come Matisse, Cézanne, Leni Riefenstahl e i già citati Monet e Brancusi. La riflessione sull’arte e sulla storia dell’arte è centrale in tutta la produzione di Piero Manai, fin dagli esordi. Le serie dei Barattoli (1973), dei Pastelli e delle Matite (1976/78) e dei Carboni (1978) sono esemplificative del dialogo metapittorico che Manai avvia a metà degli anni Settanta, partendo dall’indagine degli strumenti stessi dell’operare artistico. Poco più che trentenne, alla soglia della maturità, incomincia a rapportarsi ai grandi maestri. “La montagna di Cézanne, l’acqua di Klee/L’uccello di Brancusi, la chitarra di Picasso/il rosso di Matisse, il giallo di Licini/Il blu di Yves Klein, Franz Kline/il bianco e il nero di Malevic/Le ombre lunghe di De Chirico, Klinger Böcklin/La musica di Savinio, il mono tono di Morandi/La polvere di Duchamp, la spazzatura di Switters/Le scatole di Cornell… quelle di Warhol/L’urlo di Munch e di Bacon/L’ironia di Picabia e quella di Man Ray / Il segno di Twombly, la sbavatura di Morris Louis/L’autoritratto di Boccioni/il cucchiaio di Jasper, il piatto e anche il martello di Puny/La cera di Rosso, la terra di Martini Marini/Il paesaggio desolato di Hopper/Inanimato Kiefer/Letterato Hugo/Il gesto di Fontana, il gusto di Melotti/Il gigantismo di Merz, la pazzia di Naumann/La fisiologia di Beuys, il disegno di Brus/L’immagine azzerata di Schifano/Moltiplicata di Boetti e Alighiero/L’erotismo di Schiele è quello di Clemente?” sono i modelli a cui dichiara di ispirarsi in un’intervista rilasciata a Roberto Daolio per Flash Art nel 1986.
“Manai – Omaggi” offre l’occasione per conoscere un aspetto ancora poco indagato della pittura dell’artista bolognese, la sensibilità del suo sguardo nei confronti dell’arte e dei suoi maestri, che è alla base di un atto creativo peculiare, selvaggio e poetico allo stesso tempo, che riesce a mettere a nudo l’essenza stessa dell’opera d’arte a cui si ispira e che ha reso Piero Manai uno dei più grandi artisti del suo tempo.
L’evento sarà realizzato in collaborazione con il ristorante Casa Monica, che per l’occasione proporrà degustazioni di vini abbinati ad un buffet pensato appositamente per la serata. Il LabOratorio degli Angeli S.r.l., realtà consolidata e apprezzata a livello regionale e nazionale per l’esperienza maturata nel campo del restauro in oltre 40 anni di attività, rilevato nel 2005 da Camilla Roversi-Monaco, per il quarto anno consecutivo partecipa con un evento esclusivo all’Art City White Night, ribadendo il suo interesse e il suo impegno nel settore del restauro dell’arte contemporanea. Il LabOratorio degli Angeli S.r.l., infatti, è costantemente impegnato nello studio e nella ricerca di valide soluzioni alle problematiche conservative ed espositive che l’arte contemporanea spesso pone, collaborando con le più importanti istituzioni pubbliche della città per il recupero di beni mobili, tra le quali si ricorda l’attività svolta per il MAMbo, oltre che per numerosi collezionisti privati e con alcune tra le più prestigiose gallerie d’arte presenti sul territorio.
Proprio a causa del loro grande formato e della delicatezza del medium grafico, le due opere non sono mai state esposte prima d’ora. In particolar modo le Ninfee raggiungono una dimensione di quasi sette metri di lunghezza per tre metri di altezza. In mostra saranno visibili le fasi del recupero dei due lavori del maestro bolognese, grazie ad appositi pannelli esplicativi che racconteranno tutti i procedimenti a cui sono state sottoposte: dal fissaggio del pastello, all'applicazione di un supporto in carta giapponese per il loro sostegno e al successivo montaggio su telaio. Uno studio di grande interesse, spesso necessario per l'arte contemporanea caratterizzata da opere di notevoli dimensioni per le quali non è ancora stato studiato un sistema espositivo adeguato.
Partendo dalle Ninfee (Omaggio a Monet) e dall’Omaggio a Brancusi, in mostra negli spazi dell’ex Oratorio di Santa Maria degli Angeli (XV sec) saranno visibili alcuni dei più significativi lavori che Manai ha realizzato intorno alla metà degli anni Ottanta, ispirato dai grandi maestri della storia dell’arte e della fotografia come Matisse, Cézanne, Leni Riefenstahl e i già citati Monet e Brancusi. La riflessione sull’arte e sulla storia dell’arte è centrale in tutta la produzione di Piero Manai, fin dagli esordi. Le serie dei Barattoli (1973), dei Pastelli e delle Matite (1976/78) e dei Carboni (1978) sono esemplificative del dialogo metapittorico che Manai avvia a metà degli anni Settanta, partendo dall’indagine degli strumenti stessi dell’operare artistico. Poco più che trentenne, alla soglia della maturità, incomincia a rapportarsi ai grandi maestri. “La montagna di Cézanne, l’acqua di Klee/L’uccello di Brancusi, la chitarra di Picasso/il rosso di Matisse, il giallo di Licini/Il blu di Yves Klein, Franz Kline/il bianco e il nero di Malevic/Le ombre lunghe di De Chirico, Klinger Böcklin/La musica di Savinio, il mono tono di Morandi/La polvere di Duchamp, la spazzatura di Switters/Le scatole di Cornell… quelle di Warhol/L’urlo di Munch e di Bacon/L’ironia di Picabia e quella di Man Ray / Il segno di Twombly, la sbavatura di Morris Louis/L’autoritratto di Boccioni/il cucchiaio di Jasper, il piatto e anche il martello di Puny/La cera di Rosso, la terra di Martini Marini/Il paesaggio desolato di Hopper/Inanimato Kiefer/Letterato Hugo/Il gesto di Fontana, il gusto di Melotti/Il gigantismo di Merz, la pazzia di Naumann/La fisiologia di Beuys, il disegno di Brus/L’immagine azzerata di Schifano/Moltiplicata di Boetti e Alighiero/L’erotismo di Schiele è quello di Clemente?” sono i modelli a cui dichiara di ispirarsi in un’intervista rilasciata a Roberto Daolio per Flash Art nel 1986.
“Manai – Omaggi” offre l’occasione per conoscere un aspetto ancora poco indagato della pittura dell’artista bolognese, la sensibilità del suo sguardo nei confronti dell’arte e dei suoi maestri, che è alla base di un atto creativo peculiare, selvaggio e poetico allo stesso tempo, che riesce a mettere a nudo l’essenza stessa dell’opera d’arte a cui si ispira e che ha reso Piero Manai uno dei più grandi artisti del suo tempo.
L’evento sarà realizzato in collaborazione con il ristorante Casa Monica, che per l’occasione proporrà degustazioni di vini abbinati ad un buffet pensato appositamente per la serata. Il LabOratorio degli Angeli S.r.l., realtà consolidata e apprezzata a livello regionale e nazionale per l’esperienza maturata nel campo del restauro in oltre 40 anni di attività, rilevato nel 2005 da Camilla Roversi-Monaco, per il quarto anno consecutivo partecipa con un evento esclusivo all’Art City White Night, ribadendo il suo interesse e il suo impegno nel settore del restauro dell’arte contemporanea. Il LabOratorio degli Angeli S.r.l., infatti, è costantemente impegnato nello studio e nella ricerca di valide soluzioni alle problematiche conservative ed espositive che l’arte contemporanea spesso pone, collaborando con le più importanti istituzioni pubbliche della città per il recupero di beni mobili, tra le quali si ricorda l’attività svolta per il MAMbo, oltre che per numerosi collezionisti privati e con alcune tra le più prestigiose gallerie d’arte presenti sul territorio.
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