Francesco Clemente. Opere 1975-1980. Il primato del disegno

2 Francesco Clemente, Senza titolo, 1976

 

Dal 10 Ottobre 2026 al 29 Marzo 2027

Luogo: CAMeC - Centro d'Arte Moderna e Contemporanea

Indirizzo: Piazza Cesare Battisti 1

Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00; primo venerdì del mese aperto fino alle 22.00 Chiuso lunedì e 25 dicembre

Costo del biglietto: Collezione permanente + mostra temporanea intero 15 euro ridotto 8 euro per giovani under 26 e adulti over 65 5 euro per i residenti della provincia della Spezia. Gratuito under 18 scolaresche e docenti di accompagnamento persone con disabilità e per loro eventuale accompagnatore giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale dipendenti del Ministero della Cultura dipendenti delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate titolari della tessera Amici del CAMeC per l’anno in corso studenti

Sito ufficiale: http://camec.sp.it/


Dal 10 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il CAMeC, Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, presenta Francesco Clemente. Opere 1975-1980. Il primato del disegno, la prima mostra mai dedicata in Italia agli anni cruciali della formazione e dell’affermazione di uno dei protagonisti dell’arte internazionale degli ultimi cinquant’anni.

Con questa mostra, il CAMeC inaugura “Oltreconfine. Arte italiana 1968-1989”, progetto ideato da Arturo Galansino e articolato in una trilogia di mostre curate da Francesco Guzzetti e dedicate a figure fondamentali dell’arte italiana del secondo Novecento. Dopo Francesco Clemente, il programma proseguirà con Alighiero Boetti e Salvo, attraverso progetti accomunati da una forte vocazione alla ricerca e dalla volontà di esplorare aspetti meno noti e fornire nuove prospettive sulle opere e sui percorsi di questi grandi artisti italiani, anche attraverso la presentazione di lavori raramente o mai esposti fino ad ora.

La mostra presenta oltre 30 opere tra disegni, fotografie e dipinti, molte delle quali mai più esposte dagli anni della loro realizzazione, provenienti da importanti collezioni private e da prestigiose raccolte istituzionali, tra cui la Collezione Maramotti di Reggio Emilia e la Collezione Luigi e Peppino Agrati – Intesa Sanpaolo.

Nato a Napoli nel 1952, Francesco Clemente è uno dei protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. Nomade per vocazione, ha vissuto a Roma negli anni Settanta, per poi trasferirsi a New York all’inizio del decennio successivo. Ancora oggi, si divide tra gli Stati Uniti e l’India, che ha frequentato fin dagli esordi attraverso lunghi soggiorni, rimanendo profondamente affascinato dalla cultura e dalla spiritualità orientali. Esponente di punta della Transavanguardia italiana, ha anticipato il ritorno alla figurazione e alla pittura che ha segnato il passaggio tra anni Settanta e Ottanta in Europa e negli Stati Uniti.

L’esposizione ripercorre la produzione artistica di Francesco Clemente dal 1975 al 1980. Si tratta di un periodo decisivo della sua ricerca, di intensa sperimentazione, durante il quale, dopo un ampio uso della fotografia, il disegno si afferma come medium privilegiato del suo linguaggio, favorendo l’evoluzione che, tra anni Settanta e Ottanta, consolida il ruolo di Clemente come pioniere della rinascita della figurazione a livello internazionale.

Il titolo dell’esposizione indica la centralità della tecnica del disegno nella pratica di Clemente, ma identifica anche un momento decisivo nella costruzione della sua identità artistica: l’approdo a una figurazione ricca di stratificazioni culturali e profondamente soggettiva che contribuirà al rinnovamento della pittura internazionale.

La mostra restituisce un momento di straordinaria accelerazione della ricerca di Clemente: dalle mostre presso la Galleria Sperone tra Roma e Torino tra 1975 e 1976, in cui fotografia e disegno si uniscono e sovrappongono, fino ai monumentali autoritratti e ai primi dipinti a olio del biennio 1979-80. Alcune opere successive al 1980 prolungano lo sguardo oltre i limiti cronologici dell’esposizione, mostrando la persistenza e la trasformazione nel tempo di temi e modalità operative elaborati in questi anni.

Riunendo nuclei di opere presentate in alcune mostre fondamentali di quegli anni, la mostra permette di ricostruire una fase ancora poco indagata del lavoro di Clemente e ripercorrere la costruzione di un vocabolario visivo destinato a caratterizzare tutta la sua produzione successiva.

Parte integrante della mostra è una selezione di fotografie che documentano la figura e la ricerca di Clemente intorno a quel periodo, da un primo ritratto di Elisabetta Catalano del 1976 fino ad alcune riprese dell’artista al lavoro e in posa a Chennai (India) e nel suo studio di SoHo a New York, dove si trasferisce dal 1981. Grazie alla collaborazione con importanti fotografici e archivi fotografici italiani e internazionali, le fotografie accompagnano il visitatore alla scoperta del lavoro dell’artista documentandone luoghi e momenti significativi

La mostra si concentra su un momento preciso e decisivo della ricerca di Francesco Clemente: gli anni compresi tra il 1975 e il 1980 rappresentano per l’artista una stagione di intensa sperimentazione, nella quale mette progressivamente a punto temi e modalità operative che resteranno centrali nella sua produzione successiva. Sono gli anni in cui Clemente prende posizione all’interno di una scena artistica ancora dominata dall’arte povera e dall’arte concettuale. Pur condividendone la critica alle istituzioni politiche e culturali del tempo, Clemente prende progressivamente le distanze e afferma il valore della soggettività, della memoria, dell’immaginazione e del nomadismo come valori fondamentali della sua ricerca. La sovrapposizione deliberata di riferimenti proveniente da epoche e luoghi lontani denuncia una dimensione visiva fatta di simbolismi personali e slanci poetici, in cui emerge subito il rapporto con la spiritualità indiana e lo Zen, studiati attraverso molte letture e i continui viaggi che, dal 1973, l’artista compie in India, soggiornandovi a cadenza regolare e per lunghi periodi. Lo studio della cultura indiana, le collaborazioni continue con artisti e artigiani locali, la visita a luoghi come la Società Teosofica di Chennai, influiscono sull’elaborazione di un repertorio visivo simbolico e transculturale, con cui l’artista manifesta il suo atteggiamento nomade.

Nel 1975, sebbene disegni già da anni, Clemente espone soprattutto fotografie, un medium centrale nelle ricerche artistiche del tempo. Nella mostra alla Galleria Sperone di Roma, dedicata alla guida spirituale indiana R.P. Kaushik, presenta sequenze fotografiche nelle quali elementi semplici e riconoscibili vengono sottratti al loro contesto e trasformati in immagini enigmatiche. Ne sono esempio le serie Tè, restaurate in occasione della mostra al CAMeC, e Le pazienze, nelle quali asimmetria, vuoto e incompletezza introducono già riferimenti alle filosofie orientali. L’anno successivo segna un ulteriore passaggio. Con La casetta morale, Clemente costruisce un assemblaggio di fotografie e oggetti nel quale associazioni inattese e simboli personali mettono in discussione le convenzioni dello sguardo. Nella mostra Pitture barbare nel dicembre 1976, fotografia e disegno convivono in uno spazio di libere associazioni, dove cultura alta e popolare, immagini sessuali, riferimenti spirituali e frammenti della vita quotidiana si mescolano rifiutando ogni interpretazione univoca.

Tra il 1977 e il 1978 Clemente torna in maniera sempre più decisa ai mezzi espressivi tradizionali. Matita, pastello, acquerello, tempera e inchiostro su carta diventano strumenti attraverso i quali figure provenienti dalla cultura alta e popolare, riferimenti autobiografici e forme simboliche possono incontrarsi liberamente. Nei lavori noti come Emblemi, realizzati in questo periodo, il tema dell’identità e del doppio prende forma attraverso coppie di segni che si rispecchiano e si completano reciprocamente.

Il disegno si afferma così come il medium più congeniale a una ricerca fondata sulla soggettività, sull’invenzione e sulla manualità. Tecnica immediata e insieme profondamente radicata nella tradizione artistica, permette a Clemente di far convivere immagini interiori, riferimenti culturali e percezioni del corpo senza sottoporli alla necessità di una narrazione univoca. È in questa pratica che si definiscono alcuni dei caratteri fondamentali del suo linguaggio, destinati a permanere fino a oggi.

Sul finire del decennio il cambiamento si fa ancora più evidente. Nel 1979, l’artista realizza a Roma monumentali autoritratti su carta a inchiostro. Il corpo diventa un luogo di confine, sottoposto a trasformazioni e distorsioni attraverso le quali cercare nuove prospettive da cui osservare il mondo. Nel 1980 la sua immagine si moltiplica nei primi piccoli dipinti a olio su tela, mentre il confronto con la tradizione lo porta a sperimentare anche l’affresco. Nello stesso anno Clemente tiene la sua prima personale a New York e partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, in un momento in cui una nuova generazione internazionale di artisti riporta la pittura e la figurazione al centro del dibattito contemporaneo.

A completare il percorso, alcune opere successive al 1980 mostrano come immagini, temi e soluzioni elaborati nel quinquennio 1975-1980 abbiano continuato a riemergere e trasformarsi nel lavoro dell’artista, mettendo in luce la profonda coerenza e insieme la continua capacità di rinnovamento di una ricerca che prosegue fino a oggi.

L’inaugurazione, prevista nel pomeriggio di sabato 10 ottobre, si svolgerà in occasione della XXII Giornata del Contemporaneo, la manifestazione annuale promossa da AMACI.


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