Kaari Upson. Dollhouse. Una retrospettiva
Kaari Upson. Dollhouse. Una retrospettiva, MASI Lugano
Dal 6 Settembre 2026 al 10 Gennaio 2027
Lugano | Visualizza tutte le mostre a Lugano
Luogo: Museo d’arte della Svizzera italiana
Indirizzo: Via Canova 10
Curatori: rancesca Benini, Taisse Grandi Venturi
Sito ufficiale: http://masilugano.ch
Il MASI Lugano presenta la prima grande retrospettiva postuma dedicata all’artista statunitense Kaari Upson (1970-2021). Nota al pubblico europeo per la partecipazione alla 58ª Biennale di Venezia (2019), Upson è tra le voci più intense e originali della sua generazione. Attraverso scultura, video, disegno e installazione, in poco più di quindici anni l’artista ha costruito un linguaggio stratificato con cui ha indagato temi quali le relazioni, il corpo, la malattia e la perdita. Le sue opere - sospese tra intimità e alienazione - evocano un universo perturbante, in cui oggetti e ambienti quotidiani si trasformano in depositari di traumi e ossessioni. Dal lavoro di Upson emerge così un ritratto che, pur radicato nella sua biografia e nella sua terra d’origine, San Bernardino in California, assume una dimensione insieme intima e universale della psiche contemporanea.
La mostra al MASI abbraccia l’intera produzione dell’artista ed è articolata in cinque capitoli che testimoniano, in un andamento tendenzialmente cronologico, il progressivo focalizzarsi della ricerca di Upson verso tematiche intime legate alla sua storia personale e familiare: Quando Kaari incontra Larry, La vita delle cose, Dollhouse - una miniatura gigante, Cartografie interiori e Corpo, memoria e fallibilità.
Tra le opere emblematiche presentate nella mostra a Lugano si segnalano alcune serie del celebre Larry Project (2005-12); l’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE (2017-19) realizzata per la Biennale di Venezia del 2019 e l’opera ambientale Mother’s Legs, oltre alla sua ultima serie, Foot Face Paintings, presentata per la prima volta al pubblico in questa occasione.
“Kaari Upson. Dollhouse, la prima grande retrospettiva postuma a lei dedicata, invita all’incontro con un’artista la cui opera continua a risuonare anche dopo la sua prematura scomparsa: perturbante, commovente e di straordinaria attualità” dicono Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi, curatrici dell’esposizione.
Quella al MASI Lugano è l’ultima tappa del progetto espositivo Kaari Upson. Dollhouse, prodotto dal Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, in collaborazione con MASI Lugano e Kunsthalle Mannheim.
“Kaari Upson. Dollhouse”, il percorso espositivo
La mostra, ospitata negli spazi della sala ipogea del LAC, inizia immergendo il pubblico fisicamente e simbolicamente in una delle ossessioni che per anni hanno segnato la produzione iniziale di Kaari Upson, il Larry Project (2005-2012). Il progetto prende avvio dalla figura reale e al tempo stesso immaginaria di “Larry”, un vicino dei genitori dell’artista a San Bernardino, nella cui casa abbandonata Upson si introduce dal 2003. Con un approccio quasi forense, l’artista tenta di ricostruirne la vita e l’identità, trasformandolo in alter ego e schermo di proiezione di una ricerca febbrile, in bilico tra ossessione, gioco di ruolo e trasgressione.
Il percorso si apre con la grande installazione Recollection Hysteria (2012) che riproduce una stanza della casa di Larry. La replica, ottenuta da Upson attraverso una complessa procedura con il lattice liquido, è quasi perfetta, ma pavimento, soffitto e pareti risultano ribaltati e disorientanti: affiora così un universo in cui inversioni, sdoppiamenti e rispecchiamenti materiali dello spazio diventano il riflesso opaco e inquietante di dinamiche psichiche complesse.
Nell’immaginario di Upson Larry è corpo, doppio e proiezione, su cui l’artista interviene in più modi. Nei Kiss Paintings (2007-2008), ad esempio, il suo ritratto diventa un’immagine con cui fondersi: Upson sovrappone infatti il dipinto ancora fresco del proprio volto a quello di Larry, dando vita a una compenetrazione pittorica che intreccia le identità dei due soggetti. Nel video As Long as It Takes – Part 1: The Head (2008) Larry è un corpo da sezionare, svuotare e infine indossare come una seconda pelle; in Untitled (Charcoal Figures) (2009) diventa invece una presenza carbonizzata: l’opera suggerisce il tentativo di Upson di consumare l’ossessione che per anni ha alimentato la sua ricerca, per liberarsene definitivamente.
Per l’artista una possibile chiave d’accesso all’intimità delle persone sono le tracce materiali lasciate dai corpi su oggetti domestici, come divani e materassi. Diverse sculture in poliuretano e silicone dei primi anni dieci, esposte in mostra nella sezione La vita delle cose, nascono infatti da calchi di lattice di vecchi materassi trovati sulle strade di Los Angeles, su cui Upson interviene successivamente. Come nella scultura-materasso 192, su cui grandi macchie nere, ottenute con carbone e pigmenti, enfatizzano l’impronta di due corpi. Ad Upson non interessa la riproduzione perfetta, per lei il significato profondo si insinua proprio tra le deformazioni e le imperfezioni del processo di copia.
L’attenzione per il raddoppiamento ritorna nell’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE presentata nella sezione Dollhouse – una miniatura gigante, che dà il titolo alla mostra. Per questo lavoro Upson ha digitalizzato e ricostruito su larga scala la casa delle bambole appartenuta alla madre trasformando il modello domestico – un tempo luogo di gioco e intimità –in una cupa quinta teatrale, su cui mettere in scena conflitti e ruoli familiari e di genere tramandati per generazioni.
Per Kaari Upson i legami di sangue portano anche riflessioni sulla malattia e sulla transitorietà. Nei lavori degli ultimi anni lo sguardo dell’artista si sposta progressivamente dall’esterno verso la propria storia e il proprio corpo, come emerge dall’ultima sezione della mostra dedicata al tema Corpo, memoria e fallibilità. Le opere di questo periodo testimoniano un continuo esperimento su di sé: il corpo si frantuma e si sovrappone a quello materno, trasformandosi in luogo di memoria e dissoluzione. È esemplare, in questo senso, l’installazione Mother’s Legs, in cui Upson costruisce una sorta di foresta di gambe sospese, modellate a partire dai calchi delle proprie ginocchia e dal tronco dell’albero che cresceva nel giardino della casa dei genitori, poi abbattuto. Camminando tra queste forme sospese al soffitto, che ricordano delle mezzene appese in un macello, un senso di inquietudine si intreccia ai ricordi d’infanzia, quando all’altezza delle ginocchia della madre era ancora possibile trovare conforto e protezione.
I Foot Face Paintings (2020-2021) costituiscono l’ultima serie di opere di Kaari Upson. Tutti i dipinti su carta ripetono un unico soggetto: un volto dagli occhi spalancati, parzialmente coperto da un piede. Il progetto, che prevedeva la realizzazione di un disegno al giorno per un anno intero, resterà incompiuto a causa della morte prematura dell’artista. Presentati come un diario visivo, i 140 dipinti rimangono come un’intensa e toccante registrazione quotidiana dei suoi ultimi mesi di vita.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da DISTANZ Verlag e curato da Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Tobia Bezzola, Elena Filipovic, Michael Ned Holte, Johan Holten, Nanna Stjernholm Jepsen, Anders Kold e Paulina Pobocha.
L’edizione italiana del catalogo si basa sulla prima edizione in lingua inglese, pubblicata dal Louisiana Museum of Modern Art e curata da Lærke Rydal Jørgensen, Kaspar Thormod e Anders Kold.
Kaari Upson (1970-2021) ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York. Il suo lavoro è stato al centro di numerose mostre personali, tra cui: Hammer Museum, Los Angeles (2023, 2007), Deste Foundation, Atene (2022), Kunsthalle Basel e Kunstverein Hannover (2019) e New Museum, New York (2017). Ha partecipato a numerose collettive e biennali internazionali, tra cui la 58ª e 59ª Biennale di Venezia (2019, 2022), la Whitney Biennial (2017), la 15ª Biennale di Istanbul (2017), oltre a esposizioni in musei come il Kunstmuseum Basel, Centre d’Art Contemporain Genève, SFMOMA, Cleveland Museum of Art, Walker Art Center, Minneapolis, CAPC Bordeaux, Belvedere 21, Vienna, e Museum of Contemporary Art, Los Angeles.
La mostra al MASI abbraccia l’intera produzione dell’artista ed è articolata in cinque capitoli che testimoniano, in un andamento tendenzialmente cronologico, il progressivo focalizzarsi della ricerca di Upson verso tematiche intime legate alla sua storia personale e familiare: Quando Kaari incontra Larry, La vita delle cose, Dollhouse - una miniatura gigante, Cartografie interiori e Corpo, memoria e fallibilità.
Tra le opere emblematiche presentate nella mostra a Lugano si segnalano alcune serie del celebre Larry Project (2005-12); l’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE (2017-19) realizzata per la Biennale di Venezia del 2019 e l’opera ambientale Mother’s Legs, oltre alla sua ultima serie, Foot Face Paintings, presentata per la prima volta al pubblico in questa occasione.
“Kaari Upson. Dollhouse, la prima grande retrospettiva postuma a lei dedicata, invita all’incontro con un’artista la cui opera continua a risuonare anche dopo la sua prematura scomparsa: perturbante, commovente e di straordinaria attualità” dicono Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi, curatrici dell’esposizione.
Quella al MASI Lugano è l’ultima tappa del progetto espositivo Kaari Upson. Dollhouse, prodotto dal Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, in collaborazione con MASI Lugano e Kunsthalle Mannheim.
“Kaari Upson. Dollhouse”, il percorso espositivo
La mostra, ospitata negli spazi della sala ipogea del LAC, inizia immergendo il pubblico fisicamente e simbolicamente in una delle ossessioni che per anni hanno segnato la produzione iniziale di Kaari Upson, il Larry Project (2005-2012). Il progetto prende avvio dalla figura reale e al tempo stesso immaginaria di “Larry”, un vicino dei genitori dell’artista a San Bernardino, nella cui casa abbandonata Upson si introduce dal 2003. Con un approccio quasi forense, l’artista tenta di ricostruirne la vita e l’identità, trasformandolo in alter ego e schermo di proiezione di una ricerca febbrile, in bilico tra ossessione, gioco di ruolo e trasgressione.
Il percorso si apre con la grande installazione Recollection Hysteria (2012) che riproduce una stanza della casa di Larry. La replica, ottenuta da Upson attraverso una complessa procedura con il lattice liquido, è quasi perfetta, ma pavimento, soffitto e pareti risultano ribaltati e disorientanti: affiora così un universo in cui inversioni, sdoppiamenti e rispecchiamenti materiali dello spazio diventano il riflesso opaco e inquietante di dinamiche psichiche complesse.
Nell’immaginario di Upson Larry è corpo, doppio e proiezione, su cui l’artista interviene in più modi. Nei Kiss Paintings (2007-2008), ad esempio, il suo ritratto diventa un’immagine con cui fondersi: Upson sovrappone infatti il dipinto ancora fresco del proprio volto a quello di Larry, dando vita a una compenetrazione pittorica che intreccia le identità dei due soggetti. Nel video As Long as It Takes – Part 1: The Head (2008) Larry è un corpo da sezionare, svuotare e infine indossare come una seconda pelle; in Untitled (Charcoal Figures) (2009) diventa invece una presenza carbonizzata: l’opera suggerisce il tentativo di Upson di consumare l’ossessione che per anni ha alimentato la sua ricerca, per liberarsene definitivamente.
Per l’artista una possibile chiave d’accesso all’intimità delle persone sono le tracce materiali lasciate dai corpi su oggetti domestici, come divani e materassi. Diverse sculture in poliuretano e silicone dei primi anni dieci, esposte in mostra nella sezione La vita delle cose, nascono infatti da calchi di lattice di vecchi materassi trovati sulle strade di Los Angeles, su cui Upson interviene successivamente. Come nella scultura-materasso 192, su cui grandi macchie nere, ottenute con carbone e pigmenti, enfatizzano l’impronta di due corpi. Ad Upson non interessa la riproduzione perfetta, per lei il significato profondo si insinua proprio tra le deformazioni e le imperfezioni del processo di copia.
L’attenzione per il raddoppiamento ritorna nell’imponente installazione THERE IS NO SUCH THING AS OUTSIDE presentata nella sezione Dollhouse – una miniatura gigante, che dà il titolo alla mostra. Per questo lavoro Upson ha digitalizzato e ricostruito su larga scala la casa delle bambole appartenuta alla madre trasformando il modello domestico – un tempo luogo di gioco e intimità –in una cupa quinta teatrale, su cui mettere in scena conflitti e ruoli familiari e di genere tramandati per generazioni.
Per Kaari Upson i legami di sangue portano anche riflessioni sulla malattia e sulla transitorietà. Nei lavori degli ultimi anni lo sguardo dell’artista si sposta progressivamente dall’esterno verso la propria storia e il proprio corpo, come emerge dall’ultima sezione della mostra dedicata al tema Corpo, memoria e fallibilità. Le opere di questo periodo testimoniano un continuo esperimento su di sé: il corpo si frantuma e si sovrappone a quello materno, trasformandosi in luogo di memoria e dissoluzione. È esemplare, in questo senso, l’installazione Mother’s Legs, in cui Upson costruisce una sorta di foresta di gambe sospese, modellate a partire dai calchi delle proprie ginocchia e dal tronco dell’albero che cresceva nel giardino della casa dei genitori, poi abbattuto. Camminando tra queste forme sospese al soffitto, che ricordano delle mezzene appese in un macello, un senso di inquietudine si intreccia ai ricordi d’infanzia, quando all’altezza delle ginocchia della madre era ancora possibile trovare conforto e protezione.
I Foot Face Paintings (2020-2021) costituiscono l’ultima serie di opere di Kaari Upson. Tutti i dipinti su carta ripetono un unico soggetto: un volto dagli occhi spalancati, parzialmente coperto da un piede. Il progetto, che prevedeva la realizzazione di un disegno al giorno per un anno intero, resterà incompiuto a causa della morte prematura dell’artista. Presentati come un diario visivo, i 140 dipinti rimangono come un’intensa e toccante registrazione quotidiana dei suoi ultimi mesi di vita.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da DISTANZ Verlag e curato da Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Tobia Bezzola, Elena Filipovic, Michael Ned Holte, Johan Holten, Nanna Stjernholm Jepsen, Anders Kold e Paulina Pobocha.
L’edizione italiana del catalogo si basa sulla prima edizione in lingua inglese, pubblicata dal Louisiana Museum of Modern Art e curata da Lærke Rydal Jørgensen, Kaspar Thormod e Anders Kold.
Kaari Upson (1970-2021) ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York. Il suo lavoro è stato al centro di numerose mostre personali, tra cui: Hammer Museum, Los Angeles (2023, 2007), Deste Foundation, Atene (2022), Kunsthalle Basel e Kunstverein Hannover (2019) e New Museum, New York (2017). Ha partecipato a numerose collettive e biennali internazionali, tra cui la 58ª e 59ª Biennale di Venezia (2019, 2022), la Whitney Biennial (2017), la 15ª Biennale di Istanbul (2017), oltre a esposizioni in musei come il Kunstmuseum Basel, Centre d’Art Contemporain Genève, SFMOMA, Cleveland Museum of Art, Walker Art Center, Minneapolis, CAPC Bordeaux, Belvedere 21, Vienna, e Museum of Contemporary Art, Los Angeles.
SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
MOSTRE A LUGANO
-
Dal 7 Agosto 2026 al 24 Gennaio 2027
MASI Lugano
Umberto Boccioni verso la liberazione futurista
-
Dal 19 Settembre 2026 al 17 Gennaio 2027
Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
Jannis Kounellis: Io sono un pittore
Visualizza tutte le mostre a Lugano
MOSTRE IN PRIMO PIANO
-
Dal 24 Luglio 2026 al 31 Ottobre 2026
Palermo | Palazzo Belmonte Riso - Palermo I Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi - Agrigento
Botero. L’incanto del Mito I Botero. Il peso dei sogni
-
Dal 24 Luglio 2026 al 31 Gennaio 2027
Lecce | Lecce – Museo MUST I Cosenza – Galleria Nazionale di Cosenza
Tesori nascosti della Galleria Borghese
-
Dal 16 Luglio 2026 al 16 Ottobre 2026
Firenze | Forte Belvedere
Marino Marini. No Heroes
-
Dal 22 Luglio 2026 al 18 Ottobre 2026
Roma | Castel Sant’Angelo
Ercolano. L’arte di vivere
-
Dal 18 Luglio 2026 al 18 Ottobre 2026
Pieve di Cadore | Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore
Tiziano e il Paesaggio
-
Dal 16 Luglio 2026 al 23 Agosto 2026
Roma | Palazzo Bonaparte
Marco Tamburro. Caravaggio Forever