Alessandro Busci. La città incantata
Alessandro Busci, Bocconi, ruggine, 2025
Dal 28 Aprile 2026 al 28 Maggio 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Antonia Jannone Disegni di Architettura
Indirizzo: Corso Garibaldi 125
Orari: da lunedì a venerdì dalle 15.30 alle 19.30 La mattina su appuntamento
Telefono per informazioni: +39 02 29002930
E-Mail info: info@antoniajannone.it
Sito ufficiale: http://www.antoniajannone.it
A ventisette anni dal suo debutto in galleria, Alessandro Busci torna negli spazi di Antonia Jannone Disegni di Architettura con la mostra personale La città incantata, in programma dal 28 aprile al 28 maggio 2026. Il titolo, ripreso anche dal volume realizzato con Bonvini 1909, è un omaggio al film La città incantata (2001) di Hayao Miyazaki. La nuova esposizione riannoda il dialogo con la prima personale del 1999, Acqua sporca. Luce marrone. Luce, a cura di Flavio Caroli, e accompagna una ricerca che negli anni ha consolidato una posizione autonoma e riconoscibile nel panorama della pittura contemporanea italiana.
Architetto di formazione, Busci sviluppa da tempo una ricerca che indaga il rapporto tra pittura, architettura e paesaggio urbano, mescolando il rigore del disegno alla libertà del gesto e della materia pittorica. Le sue immagini trasformano le strutture della città in apparizioni visive intense e sospese, dove lo spazio costruito diventa esperienza emotiva e poetica.
Il volume Alessandro Busci. La città incantata (2026, Bonvini 1909) comprende contributi di Luca Beatrice, Stefano Bucci, Angelo Crespi, Chiara Gatti e Alessandro Mendini che, nel suo testo, scrive: "Penso stia in questa originale dialettica la soluzione del possibile conflitto di Busci fra l'anima dell'architetto e quella del pittore (e magari anche quella dello storico dell'arte). Un percorso ad ostacoli. Il riscatto, la sublimazione e l'evanescenza del segno pittorico in contraddizione con la durezza del reale. Una visione cupa del dramma urbano del mondo. Dei gesti che profetizzano dei mondi oleosi e petroliferi, delle atmosfere dove la speranza sussiste solo attraverso qualche rara concessione ai pochi tocchi gialli o arancio. E comunque nessun senso di rimprovero, nessun castigo, nessuna retorica: in Busci, anzi, amore e grande dedizione in queste pseudo istantanee, in queste pellicole della nuova Milano. I paesaggi di Busci mi paiono frutto di lentissime maturazioni e sensibilità psichiche e mentali."
Al centro della ricerca pittorica dell’artista c’è la città (soprattutto Milano), che nelle sue opere diventa al tempo stesso luogo di osservazione e spazio visionario. Le architetture e le grandi infrastrutture come San Siro e la Torre Branca - elementi ricorrenti nel lavoro di Busci - appaiono come presenze isolate e monumentali: stadi, torri, fabbriche e profili urbani emergono da fondi cromatici intensi attraversati da bagliori improvvisi e atmosfere sospese, dando forma a una sorta di cartografia emotiva della città contemporanea.
Le opere, realizzate con smalti e inchiostri su carta ossidata e su acciaio corten, nascono da un processo pittorico in cui gesto, materia e reazione chimica interagiscono continuamente. Ossidazioni, colature e contaminazioni chimiche costruiscono superfici dense e stratificate, dove il colore si accende di tonalità profonde e vibranti, restituendo l’immagine di una città insieme concreta e immaginata.
Anche nei lavori presentati in La città incantata la materia diventa protagonista, trasformandosi in elemento costitutivo dell’immagine e amplificando il dialogo tra spazio urbano, luce e percezione visiva.
Ne emerge una visione della città al tempo stesso reale e trasfigurata, in cui l’architettura diventa materia pittorica e il paesaggio urbano si rivela come spazio di memoria, energia e immaginazione.
Architetto di formazione, Busci sviluppa da tempo una ricerca che indaga il rapporto tra pittura, architettura e paesaggio urbano, mescolando il rigore del disegno alla libertà del gesto e della materia pittorica. Le sue immagini trasformano le strutture della città in apparizioni visive intense e sospese, dove lo spazio costruito diventa esperienza emotiva e poetica.
Il volume Alessandro Busci. La città incantata (2026, Bonvini 1909) comprende contributi di Luca Beatrice, Stefano Bucci, Angelo Crespi, Chiara Gatti e Alessandro Mendini che, nel suo testo, scrive: "Penso stia in questa originale dialettica la soluzione del possibile conflitto di Busci fra l'anima dell'architetto e quella del pittore (e magari anche quella dello storico dell'arte). Un percorso ad ostacoli. Il riscatto, la sublimazione e l'evanescenza del segno pittorico in contraddizione con la durezza del reale. Una visione cupa del dramma urbano del mondo. Dei gesti che profetizzano dei mondi oleosi e petroliferi, delle atmosfere dove la speranza sussiste solo attraverso qualche rara concessione ai pochi tocchi gialli o arancio. E comunque nessun senso di rimprovero, nessun castigo, nessuna retorica: in Busci, anzi, amore e grande dedizione in queste pseudo istantanee, in queste pellicole della nuova Milano. I paesaggi di Busci mi paiono frutto di lentissime maturazioni e sensibilità psichiche e mentali."
Al centro della ricerca pittorica dell’artista c’è la città (soprattutto Milano), che nelle sue opere diventa al tempo stesso luogo di osservazione e spazio visionario. Le architetture e le grandi infrastrutture come San Siro e la Torre Branca - elementi ricorrenti nel lavoro di Busci - appaiono come presenze isolate e monumentali: stadi, torri, fabbriche e profili urbani emergono da fondi cromatici intensi attraversati da bagliori improvvisi e atmosfere sospese, dando forma a una sorta di cartografia emotiva della città contemporanea.
Le opere, realizzate con smalti e inchiostri su carta ossidata e su acciaio corten, nascono da un processo pittorico in cui gesto, materia e reazione chimica interagiscono continuamente. Ossidazioni, colature e contaminazioni chimiche costruiscono superfici dense e stratificate, dove il colore si accende di tonalità profonde e vibranti, restituendo l’immagine di una città insieme concreta e immaginata.
Anche nei lavori presentati in La città incantata la materia diventa protagonista, trasformandosi in elemento costitutivo dell’immagine e amplificando il dialogo tra spazio urbano, luce e percezione visiva.
Ne emerge una visione della città al tempo stesso reale e trasfigurata, in cui l’architettura diventa materia pittorica e il paesaggio urbano si rivela come spazio di memoria, energia e immaginazione.
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