Gianni Colombo. A Space Odyssey
Gianni Colombo, After - points, 1965. Metallo, lampade e meccanismo elettromeccanico, 45 x 45 x 10 cm. I Ph. Gianni Ummarino
Dal 11 May 2023 al 17 July 2023
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Gió Marconi
Indirizzo: Via Tadino 15
Orari: martedì - sabato 11-18
Curatori: Marco Scotini
Telefono per informazioni: +39 02 29 404 373
E-Mail info: info@fondazionemarconi.org
Sito ufficiale: http://www.giomarconi.com
Fondazione Marconi e Gió Marconi sono lieti di annunciare Gianni Colombo. A Space Odyssey, un’importante retrospettiva dedicata all’artista milanese in occasione del trentesimo anniversario dalla sua scomparsa. La mostra intende mettere a fuoco la particolare drammaturgia spaziale che connota il suo lavoro, a partire da un confronto con il colossal fantascientifico di Stanley Kubrick del 1968.
Considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica e ambientale internazionale, Gianni Colombo fa del vincolo tra spazio e corpo il catalizzatore di tutti i suoi interessi di ordine plastico. Attraverso l’uso di flash luminosi, di oggetti in movimento, di ambienti immersivi e il ricorso a elementi architettonici isolati, l’artista realizza dispositivi spaziali perturbanti in grado di disorientare le forme percettive acquisite e di decostruire i codici dei comportamentali ordinari.
Se per tutti gli anni Sessanta, in perfetta sintonia con Lygia Clark, Colombo sfida la rigidità con la messa in scena dell’elasticità, durante gli anni Settanta mette la gravità al centro delle proprie sfide. Non è un caso che le tre grandi installazioni concepite, in tempi successivi, per lo Studio Marconi - Campo praticabile (1970), Bariestesia (1975) e Topoestesia (1977) – segnino una tappa fondamentale del suo percorso in questa direzione, assumendo la forza di gravità come fattore (tanto ineluttabile quanto invisibile) da superare. Le bande elettroniche del teleschermo o la percezione barestesica (condizione di equilibrio), così come la progressiva sostituzione dello spazio cubico con quello curvo determinano, di fatto, la sua produzione di questo periodo.
È infatti con il piano levitante di Campo praticabile che Colombo interviene sul pavimento della galleria con un ambiente realizzato in collaborazione con Vincenzo Agnetti. Sarà quest’ultimo a scriverne: Data una base; il piano terra, una pedana o altro, identificabili nella soglia di sensibilità, abbiamo comunque un campo composto da due semisfere: la superiore come campo virtuale positivo tendente alla ridondanza, l’inferiore come campo negativo imprevedibile previsto.
Nello stesso 1970 una straordinaria foto di Ugo Mulas ritrae uno dei tre corridoi della Topoestesia presentata alla mostra “Vitalità del Negativo” come uno spazio centrifugo. Tutte e quattro le pareti perimetrali convergono verso quella di fondo, che è l’effetto visibile di una torsione, non permettendo così l’identificazione di nessun asse di riferimento. Gianni Colombo è al centro dell’immagine: i piedi poggiano su una parete laterale e il suo busto sull’altra di fronte, con le mani compresse sulla superficie. Potremmo ruotare l’immagine di 45 gradi e la parete laterale potrebbe trasformarsi immediatamente nel piano pavimentale. Quindi, si ha l’impressione che ad essere fotografata sia piuttosto una sorta di navicella spaziale in cui i corpi degli astronauti orbitano su uno spazio antigravitazionale.
Del resto l’allunaggio dell’Apollo 11 risale al luglio del 1969 e Topoestesia (Itinerario programmato) è di appena un anno dopo. Il sensazionale film sci-fi di Stanley Kubrick, 2001. Odissea nello Spazio, del 1968 risulta un altro importante elemento di comparazione non solo per queste opere ma per molte altre concepite da Gianni Colombo lungo la sua intera attività. Compito della mostra è focalizzarsi sulle sfide dell’artista alla gravità e sulla sua idea di piano inclinato: aspetto condiviso con molta danza contemporanea coeva, da Yvonne Rainer a Simone Forti. Dalle sue primissime opere in ceramica Costellazioni Intermutabili del 1960 si arriva alle strutture metalliche sospese e in movimento, Spazi Curvi, degli anni ’90, passando per la ricostruzione di alcuni ambienti fondamentali (Bariestesia 1973 e Topoestesia 1977), attraverso cui restituire parte della storia dello Studio Marconi. In sostanza, Gianni Colombo. A Space Odyssey intende essere un viaggio all’interno di una strana macchina spaziale, in compagnia di un equipaggio del tutto eccezionale (da Vincenzo Agnetti a Ugo Mulas, da Joe Colombo a Livio e Piero Castiglioni e Maria Mulas). Un viaggio in grado di mettere in discussione la sicurezza delle nostre coordinate cartesiane.
L’idea dell’accostamento che la mostra propone tra la spazialità di Colombo e quella messa in scena nel film di Kubrick deriva dall’uso, in entrambi i casi, del disorientamento percettivo per ristabilire lo stato di equilibrio del nostro corpo come processo aperto, in cui si risponde al perturbamento sensoriale con un re- aggiustamento fisico operato dalla stessa esperienza e lontano da ogni astrazione.
Inaugurazione: giovedì 11 maggio ore 18-21
Considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte cinetica e ambientale internazionale, Gianni Colombo fa del vincolo tra spazio e corpo il catalizzatore di tutti i suoi interessi di ordine plastico. Attraverso l’uso di flash luminosi, di oggetti in movimento, di ambienti immersivi e il ricorso a elementi architettonici isolati, l’artista realizza dispositivi spaziali perturbanti in grado di disorientare le forme percettive acquisite e di decostruire i codici dei comportamentali ordinari.
Se per tutti gli anni Sessanta, in perfetta sintonia con Lygia Clark, Colombo sfida la rigidità con la messa in scena dell’elasticità, durante gli anni Settanta mette la gravità al centro delle proprie sfide. Non è un caso che le tre grandi installazioni concepite, in tempi successivi, per lo Studio Marconi - Campo praticabile (1970), Bariestesia (1975) e Topoestesia (1977) – segnino una tappa fondamentale del suo percorso in questa direzione, assumendo la forza di gravità come fattore (tanto ineluttabile quanto invisibile) da superare. Le bande elettroniche del teleschermo o la percezione barestesica (condizione di equilibrio), così come la progressiva sostituzione dello spazio cubico con quello curvo determinano, di fatto, la sua produzione di questo periodo.
È infatti con il piano levitante di Campo praticabile che Colombo interviene sul pavimento della galleria con un ambiente realizzato in collaborazione con Vincenzo Agnetti. Sarà quest’ultimo a scriverne: Data una base; il piano terra, una pedana o altro, identificabili nella soglia di sensibilità, abbiamo comunque un campo composto da due semisfere: la superiore come campo virtuale positivo tendente alla ridondanza, l’inferiore come campo negativo imprevedibile previsto.
Nello stesso 1970 una straordinaria foto di Ugo Mulas ritrae uno dei tre corridoi della Topoestesia presentata alla mostra “Vitalità del Negativo” come uno spazio centrifugo. Tutte e quattro le pareti perimetrali convergono verso quella di fondo, che è l’effetto visibile di una torsione, non permettendo così l’identificazione di nessun asse di riferimento. Gianni Colombo è al centro dell’immagine: i piedi poggiano su una parete laterale e il suo busto sull’altra di fronte, con le mani compresse sulla superficie. Potremmo ruotare l’immagine di 45 gradi e la parete laterale potrebbe trasformarsi immediatamente nel piano pavimentale. Quindi, si ha l’impressione che ad essere fotografata sia piuttosto una sorta di navicella spaziale in cui i corpi degli astronauti orbitano su uno spazio antigravitazionale.
Del resto l’allunaggio dell’Apollo 11 risale al luglio del 1969 e Topoestesia (Itinerario programmato) è di appena un anno dopo. Il sensazionale film sci-fi di Stanley Kubrick, 2001. Odissea nello Spazio, del 1968 risulta un altro importante elemento di comparazione non solo per queste opere ma per molte altre concepite da Gianni Colombo lungo la sua intera attività. Compito della mostra è focalizzarsi sulle sfide dell’artista alla gravità e sulla sua idea di piano inclinato: aspetto condiviso con molta danza contemporanea coeva, da Yvonne Rainer a Simone Forti. Dalle sue primissime opere in ceramica Costellazioni Intermutabili del 1960 si arriva alle strutture metalliche sospese e in movimento, Spazi Curvi, degli anni ’90, passando per la ricostruzione di alcuni ambienti fondamentali (Bariestesia 1973 e Topoestesia 1977), attraverso cui restituire parte della storia dello Studio Marconi. In sostanza, Gianni Colombo. A Space Odyssey intende essere un viaggio all’interno di una strana macchina spaziale, in compagnia di un equipaggio del tutto eccezionale (da Vincenzo Agnetti a Ugo Mulas, da Joe Colombo a Livio e Piero Castiglioni e Maria Mulas). Un viaggio in grado di mettere in discussione la sicurezza delle nostre coordinate cartesiane.
L’idea dell’accostamento che la mostra propone tra la spazialità di Colombo e quella messa in scena nel film di Kubrick deriva dall’uso, in entrambi i casi, del disorientamento percettivo per ristabilire lo stato di equilibrio del nostro corpo come processo aperto, in cui si risponde al perturbamento sensoriale con un re- aggiustamento fisico operato dalla stessa esperienza e lontano da ogni astrazione.
Inaugurazione: giovedì 11 maggio ore 18-21
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