Giulio Di Sturco. Ganga Ma
© Giulio Di Sturco, courtesy Podbielski Contemporary | Giulio Di Sturco, Varanasi, India, 2008
Dal 6 Febbraio 2020 al 22 Marzo 2020
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Fondazione Stelline
Indirizzo: c.so Magenta 61
Orari: da martedì a domenica 10.00-20.00 (chiuso il lunedì)
Curatori: Eimear Martin
Costo del biglietto: € 8 intero; € 6 ridotto (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
E-Mail info: fondazione@stelline.it
Sito ufficiale: http://www.stelline.it
«Se il Gange vive, vive anche l’India.
Se il Gange muore, muore anche l’India»
VANDANA SHIVA
La fotografia torna protagonista alla Fondazione Stelline, che apre la propria stagione espositiva 2020 con la mostra di Giulio Di Sturco Ganga Ma, a cura di Eimear Martin (6 febbraio – 22 marzo 2020).
Ganga Ma è il frutto di una ricerca fotografica decennale sul fiume Gange che documenta gli effetti devastanti dell’inquinamento, della industrializzazione e dei cambiamenti climatici. Il progetto segue il fiume per oltre 2.500 miglia, dalla sua sorgente nel ghiacciaio del Gangotri, situato nella catena dell’Himalaya, fino alla foce nel Golfo del Bengala, in Bangladesh. Il risultato è una riflessione filosofica per immagini che presagisce un futuro non troppo lontano, consentendoci di percepire l’incombenza di un mondo tossico e post-apocalittico.
Con Ganga Ma (Madre Gange), come sottolinea la curatrice Eimear Martin, Giulio Di Sturco «tratta il fiume come un vero e proprio personaggio, una “entità vivente”, offrendoci un ritratto ravvicinato poetico e inquietante del Gange, che ci obbliga a riflettere sul grave impatto del cambiamento climatico e sulle devastanti conseguenze della produzione agricola intensiva, dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione lungo le sue rive».
In mostra una selezione di 27 fotografie che spaziano fra il distacco della fotografia documentaria e una risposta quasi pittorica alle condizioni ecologiche e atmosferiche del Gange. Grazie a un linguaggio poetico e sempre misurato e attraverso quella che può essere definita una “estetica dell'inquinamento", il fotografo muove la sua lente sul disastro ecologico che affligge il fiume più sacro e venerato dell’India, il Gange.
Ganga Ma è iniziato come progetto documentario a lungo termine, concepito come testimonianza dello svolgimento di un disastro ecologico in corso. Tuttavia, nel processo creativo Giulio Di Sturco ha modellato un vero e proprio linguaggio visivo, capace di mostrarsi sensibile ai cambiamenti già avvenuti sul Gange e di indagare il paesaggio in cerca di segni di ciò che ci aspetta.
Il Gange è un esempio emblematico della contraddizione irrisolta tra uomo e ambiente, poiché è un fiume intimamente connesso con ogni aspetto – fisico e spirituale – della vita indiana. Tutt’oggi costituisce una fonte di sussistenza per milioni di persone che vivono lungo le sue rive, fornendo cibo a oltre un terzo della popolazione indiana. Il suo ecosistema include una vasta eterogeneità di specie animali e vegetali, che stanno però scomparendo a causa dei rifiuti tossici smaltiti ogni giorno nelle sue acque. È chiaro che il fiume sia sull’orlo di una crisi umanitaria e di un disastro ecologico.
Giulio Di Sturco ci invita a entrare nell’opera e dopo l’iniziale stordimento dell’immagine seducente e poetica, che rivela la maestosità della natura dalla prospettiva del fiume e delle sue rive, a vedere la sua tossicità, l’effetto devastante della industrializzazione ma anche dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione.
Un invito reso anche dalla selezione accurata della carta usata per la stampa che ha una sottile texture che rende un effetto quasi tridimensionale all’immagine. Scattate soprattutto alle prime luci dell’alba, quando la luce è più tenue, le immagini di Ganga Ma sono imbevute di un caldo color sabbia che trasmette la sensazione di aridità della terra. Il processo fotografico non tenta di privilegiare né i primi piani, né gli sfondi, consentendo alla luce e alle sfumature di irrompere nelle immagini senza gerarchia alcuna.
Per sensibilizzare anche i più piccoli a un tema così importante, la Fondazione Stelline organizza i laboratori per bambini ”Come stai, Fiume?”, ispirati al tema della mostra, a cura della sezione didattica Play Art. La domenica (1 e 22 marzo) e il sabato (7 e 14 marzo,) dalle ore 16.30, i bambini dai 5 ai 10 anni, accompagnati da un adulto, sono invitati a svolgere un'attività artistica che rifletta sull'inquinamento e sui cambiamenti climatici che stanno modificando il nostro pianeta. L’attività è gratuita (da pagare a parte il costo del biglietto della mostra. È previsto anche un biglietto speciale famiglia: € 10 adulto+bambino 6-18 anni; ingresso gratuito per bambini fino ai 6 anni); si consiglia prenotazione a playart@stelline.it
La mostra è accompagnata dalla omonima monografia (Gost Books, 2019), che include ance un saggio introduttivo di Vandana Shiva, scrittrice e ambientalista indiana, e un testo della curatrice Eimear Martin.
Giulio Di Sturco (Roccasecca – FR, 1979), fotografo premiato a livello internazionale, vive e lavora tra Londra e Parigi. Ha studiato presso l'Istituto Europeo di Design e Arti Visive di Roma prima di trasferirsi in Canada e poi in India, dove ha trascorso cinque anni a perfezionare il proprio vocabolario visivo. La sua ricerca si concentra principalmente sulla società del futuro, alla luce dei cambiamenti ambientali e dell’evoluzione tecnologica in atto. Di Sturco collabora con numerose testate internazionali tra cui Financial Times, Vanity Fair, National Geographic, Wired e The New York Times. Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo tre premi World Press Photo, i Sony Photography Awards, i British Journal of Photography International Awards e due Getty Grant. Il suo progetto “Aerotropolis” è stato tra i finalisti dell’Aesthetica Prize ed è stato nominato per il prestigioso Prix Pictet 2019.
Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive e presentato in festival di tutto il mondo.
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