Valentino Vago. Angeli. Il segreto della luce
Valentino Vago. Angeli. Il segreto della luce, Galleria San Fedele, Milano
Dal 6 Marzo 2014 al 29 Marzo 2014
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Galleria San Fedele
Indirizzo: via U. Hoepli 3/a
Orari: da martedì a sabato 16-19
Curatori: Andrea Dall'Asta SJ, Francesco Tedeschi
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 86352233
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.centrosanfedele.net
Con la mostra Angeli. Il segreto della luce, Valentino Vago ritorna alla Galleria San Fedele con una serie di opere recenti. Il titolo non è casuale. Sia perché riprende quello della sua ultima esposizione al San Fedele, che risale ormai al 1992, sia per il fatto che con queste opere porta alle estreme conseguenze la sua poetica pittorica, nel desiderio di creare, attraverso un’estrema «purificazione» del colore, spazi di assoluta purezza e trasparenza.
Angeli. I nuovi lavori di Vago sembrano porsi come messaggeri del divino che dischiudono le porte dell’eternità, accompagnandoci in un mondo immateriale, in cui ogni limite terreno appare superato e vinto. In questo senso, l’artista lombardo appare erede dell’estetica bizantina. L’infinito irrompe nel finito. Come se il cielo scendesse verso la terra, per abbracciarla, avvolgerla. La superficie bidimensionale della tela è cancellata, annullata, eliminata. Per Vago, non si tratta di contemplare uno spazio ma di viverlo, di abitarlo, quasi il cielo potesse diventare la nostra dimora. Attraverso il sapiente uso e accostamento di gialli, di azzurri, di bianchi, tutto sembra dissolversi nella pace di una luce metafisica. Se si percepisce una tensione, questa si risolve in un mondo di trascendenza che innalza l’umano a una luce immutabile, senza divenire. Di fronte alle sue opere, viviamo in una stasi assoluta.
È come un tuffo nell’intemporale. Solo ciò che è senza movimento - sembra suggerirci Vago - appare perfetto. Sono visioni immobili, trasparenti. Icone di vita desiderata e pienamente raggiunta. Lo spazio della tela appare dipinto dalla luce, perché l’assoluto non risiede in un luogo, ma sembra diffondersi dappertutto, occupando la totalità dell’estensione spaziale e temporale. Questo spazio si trasforma nella manifestazione di una teofania divina che mostra la bellezza solare delle origini che ci attende alla fine dei tempi. In un momento di grande indecisione riguardo gli esiti dell’arte «sacra», le opere di Vago si pongono come ricerche originali che, di certo, suggeriscono spunti che attendono ancora di essere pienamente riconosciuti e sviluppati nei risvolti liturgici, negli spazi ecclesiali.
Andrea Dall’Asta SJ
Angeli. I nuovi lavori di Vago sembrano porsi come messaggeri del divino che dischiudono le porte dell’eternità, accompagnandoci in un mondo immateriale, in cui ogni limite terreno appare superato e vinto. In questo senso, l’artista lombardo appare erede dell’estetica bizantina. L’infinito irrompe nel finito. Come se il cielo scendesse verso la terra, per abbracciarla, avvolgerla. La superficie bidimensionale della tela è cancellata, annullata, eliminata. Per Vago, non si tratta di contemplare uno spazio ma di viverlo, di abitarlo, quasi il cielo potesse diventare la nostra dimora. Attraverso il sapiente uso e accostamento di gialli, di azzurri, di bianchi, tutto sembra dissolversi nella pace di una luce metafisica. Se si percepisce una tensione, questa si risolve in un mondo di trascendenza che innalza l’umano a una luce immutabile, senza divenire. Di fronte alle sue opere, viviamo in una stasi assoluta.
È come un tuffo nell’intemporale. Solo ciò che è senza movimento - sembra suggerirci Vago - appare perfetto. Sono visioni immobili, trasparenti. Icone di vita desiderata e pienamente raggiunta. Lo spazio della tela appare dipinto dalla luce, perché l’assoluto non risiede in un luogo, ma sembra diffondersi dappertutto, occupando la totalità dell’estensione spaziale e temporale. Questo spazio si trasforma nella manifestazione di una teofania divina che mostra la bellezza solare delle origini che ci attende alla fine dei tempi. In un momento di grande indecisione riguardo gli esiti dell’arte «sacra», le opere di Vago si pongono come ricerche originali che, di certo, suggeriscono spunti che attendono ancora di essere pienamente riconosciuti e sviluppati nei risvolti liturgici, negli spazi ecclesiali.
Andrea Dall’Asta SJ
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