Oototol

Oototol, Untitled (Surfing), 2004 circa | Courtesy © Oototol Estate, Fort Gansvoort, New York

 

Dal 23 Aprile 2026 al 19 Giugno 2026

Luogo: Fort Gansevoort

Indirizzo: 5 Ninth Avenue, New York, NY 10014

Orari: Mar - Sab 10.00 - 18.00

Telefono per informazioni: +1 917 639 3113

E-Mail info: gallery@fortgansevoort.com

Sito ufficiale: http://www.fortgansevoort.com


A New York, nel cuore del Meatpacking District, la galleria Fort Gansevoort dedica per la prima volta negli Stati Uniti una mostra all’artista balinese Oototol, figura appartata e poco documentata, ma sempre più presente nel discorso internazionale.

La mostra, aperta dal 23 aprile all’11 giugno 2026, introduce al pubblico americano un corpus di grandi dipinti a inchiostro su tela, realizzati con una tecnica essenziale e insieme densissima di riferimenti culturali.

Nato a Bali nel 1930 con il nome di Dewa Raram, Oototol sviluppa una pratica autonoma, lontana da accademie e sistemi ufficiali. Il suo lavoro si nutre di immaginari eterogenei: il teatro d’ombre wayang kulit, le epopee hindu, ma anche suggestioni del modernismo europeo e della cultura politica indonesiana del secondo Novecento.

Le sue figure - soldati, animali, ibridi e corpi ambigui - popolano superfici compatte, costruendo una narrazione visiva sospesa tra mito, satira e memoria storica. In queste composizioni, il potere appare come una messa in scena continua: replicato, deformato, talvolta svuotato. La presenza ricorrente di figure militari rimanda all’ossessione per la costruzione dell’identità nazionale e alle tensioni politiche dell’Indonesia postcoloniale.

La mostra newyorkese assume così il carattere di una riscoperta. Più che un’antologica, è un’introduzione critica a un linguaggio che sfugge alle categorie consolidate, oscillando tra folklore e contemporaneità, tra marginalità e visione globale. In un contesto come quello di Fort Gansevoort, attento da anni a pratiche artistiche non canoniche e a narrazioni periferiche, Oototol trova una collocazione coerente, ma non pacificata.

Resta, nelle sue immagini, una qualità instabile: qualcosa che sembra appartenere a un altrove culturale preciso e allo stesso tempo parlare una lingua sorprendentemente universale.

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