Ezio Ferreri. Tabula Rasa

© Ezio Ferreri | Ezio Ferreri, Agrigento

 

Dal 14 Giugno 2018 al 04 Novembre 2018

Palermo

Luogo: Galleria X3 / Magazzini di via Alloro

Curatori: Ida Parlavecchio, Emilia Valenza

Sito ufficiale: http://www.galleriax3.org/


Comunicato Stampa:
Mercoledì 13 giugno si inaugura ‘Tabula Rasa’ di Ezio Ferreri, una grande mostra fotografica con doppio spazio espositivo e doppia inaugurazione: alle ore 17:30 in via Catania 35 nella sede della Galleria X3 e alle ore 21:00 ai Magazzini di via Alloro 129. Evento collaterale di Manifesta 12, biennale nomade europea di arte contemporanea
 
La mostra, a cura di Ida Parlavecchio e Emilia Valenza, presenta un corpus di fotografie di vari formati (da 35x70 a 100x200 cm) scattate in giro per le province siciliane, un viaggio attraverso il paesaggio urbano e suburbano segnato da un’edilizia privata selvaggia, incontrollata, abnorme e ingiustificata. 
A partire dagli anni ’60 l’abbandono delle campagne per il lavoro all’interno delle industrie nel cosiddetto ‘continente’, in concomitanza con il boom economico, diede vita a un rapido cambiamento nella società siciliana: «Gli emigrati – spiega Ezio Ferreri – potevano così pensare di sacrificarsi per un certo numero di anni, lavorare duro, pur di mettere un po’ di soldi da parte che gli avrebbero consentito di edificare una ‘casa’ per loro e per i figli a venire. Cominciarono a sorgere costruzioni, spesso abusive, ad uno, due, tre piani (qualche volta anche di più), la cui edificazione avanzava con lo stesso ritmo delle rimesse degli emigrati. Questo fenomeno ha innescato il dilagare di un’abitudine alla costruzione non programmata e non aderente alle regole urbanistiche, assumendo la fisionomia di un malcostume trasversale che coinvolge il singolo cittadino come l’impresa edile; l’abitazione monofamiliare come il quartiere residenziale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: periferie intere di paesi siciliani caratterizzati da costruzioni incomplete, da facciate senza intonaco, pilastri in cemento armato che sembrano la versione contemporanea delle colonne dei templi greci in rovina. Prospetti marcati dai buchi neri delle finestre mancanti, che hanno inghiottito i risparmi di generazioni di lavoratori.»  
Gli scatti di Ferreri, realizzati a partire dal 2016 sino ai giorni nostri, sono una narrazione di questo fenomeno ormai introiettato dalla nostra cultura visiva, che si caratterizza per l’incompiutezza e la bruttezza e si configura come una violazione del paesaggio. Il lavoro dell’artista non è riconducibile alla sfera della fotografia documentaria, è un racconto ‘sfocato’, collocato fuori dal tempo, che lascia allo spettatore lo spazio di un’interpretazione libera che è anche sospensione del giudizio. 
La tecnica utilizzata è funzionale al contenuto della ricerca: le fotografie sono state realizzate con banco ottico a foro stenopeico, su pellicole, formato cm 6x12, per diapositive scadute e sviluppate in cross-process. L’infedeltà dei colori, l’imprecisione dei dettagli, la vignettatura ai bordi dell’immagine contribuiscono a delineare l’atemporalità delle costruzioni mai finite e a rafforzare l’aspetto critico dell’attuale modello di sviluppo urbano. 
«Le foto di Ferreri, – spiega Ida Parlavecchio - eseguite ‘senza lenti’, producono una collisione tra due ordini di realtà che offre alla visione ulteriori estensioni percettive. Qui i cantieri e i terreni incolti che li circondano oltrepassano il presente da due lati e, come ha osservato Marc Augé nel suo noto saggio su rovine e macerie, sono spazi che talvolta e un po’ vagamente risvegliano ricordi. Perché a ben guardare, questi scenari hanno tutta l’aria di un déjà-vu, o di un ciò-che-avrebbe-potuto-essere».
Tabula rasa ha un duplice significato, da un lato rappresenta la constatazione di quello che sta avvenendo per opera dell’uomo, cioè la compromissione dell’ambiente naturale aggredito metro dopo metro dal cemento; dall’altro lato è anche un auspicio, un desiderio, una prospettiva utopica di rinascita attraverso una presa di coscienza che porti all’abbattimento delle costruzioni abusive, inutili per l’uomo, dannose per l’ambiente e offensive per la vista, facendo tabula rasa di pilastri in cemento armato, muri senza intonaco, condomini in aperta campagna, villette condonate sulla battigia, ecomostri privati e pubblici mai portati a compimento.  Come nella pratica di tanta fotografia contemporanea concettuale, anche in «‘Tabula Rasa’ – scrive Emilia Valenza – è presente un possibile citazionismo dell’estetica della ‘noncuranza’» che spesso ha messo in relazione la dimensione architettonica con quella politico/sociale così come avviene nell’opera di Ferreri.
 
La mostra scelta e inserita tra gli eventi collaterali di Manifesta sarà visitabile, con ingresso gratuito, sino al 4 novembre 2018 in due spazi espositivi a Palermo: Galleria X3, in via Catania 45, e ai Magazzini di Via Alloro 129. Si ringraziano gli sponsor di cultura: GeoLab, l’[Art] e Tasca d’Almerita presente con i suoi vini alla serata inaugurale di mercoledì 13 giugno.

Ezio Ferreri [1955] fotografa dall’inizio degli anni ’70. Ha esposto in Italia e all’estero partecipando a mostre collettive a Madrid, Rio de Janeiro, Arles, Milano e Londra; tra le principali mostre personali: ‘I fantasmi del Belìce’ (Salemi 2018, in corso), ‘Le pietre di Palermo’ (Gibellina 2016), ‘In Sicilia. Cronache del paesaggio ultimo’ (Sofia 2014, Palermo 2015, Salemi 2015, Racalmuto 2016),  ’Miniere di Sicilia’ (Gibellina, 2013), ‘I fantasmi di Poggioreale/Ritorno alla vita’ (Poggioreale, 2012), ‘I luoghi’ (Gibellina, 2012), ‘Metropolis/ Sao Paulo’ (Palermo, 2010), ‘Trazas de juegos sobra de antigua piedras’ (Buenos Aires, 2000), ‘I fantasmi di Poggioreale’ (Palermo, 1999-2000), ‘Gelatine’ (Palermo, 1996), ‘I teatri di Palermo’  (Palermo, 1995), ‘Masserie e case rurali’ (Basel 1988), ‘La condizione degli emigrati italiani’ (Frankfurt am Mein, 1973). Ha pubblicato libri di fotografia e ha realizzato le fotografie per numerose pubblicazioni. Vive e lavora a Palermo; è docente di ‘Fotografia’ all’Accademia di Belle Arti di Sassari. 

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