George Tatge. Italia metafisica

© George Tatge | George Tatge, Matera, '97

 

Dal 28 Luglio 2023 al 08 Ottobre 2023

Foligno | Perugia

Luogo: Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC)

Indirizzo: Via del Campanile 13

Orari: dal giovedì alla domenica 10.30-13 / 15.30-19

Curatori: Italo Tomassoni

Costo del biglietto: Intero € 7, Ridotto A € 5 (gruppi con più di 15 unità, convenzionati Soci FAI e Soci Touring Club Italiano); Ridotto B € 3 (bambini da 7 a 18 anni); Gratuito bambini fino a 6 anni, guide turistiche, giornalisti, portatori di handicap e loro accompagnatori. Il biglietto comprende la visita alla collezione permanente al CIAC della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e all’Ex Chiesa della Santissima Trinità, spazio espositivo permanente dell’opera “Calamita Cosmica” di Gino De Dominicis

Telefono per informazioni: +39 366.6635287

E-Mail info: info@ciacfoligno.it

Sito ufficiale: http://www.ciacfoligno.it


Nuova tappa per la mostra fotografica “Italia metafisica”, che porta in luce le tracce che l’uomo genera e produce, talvolta abbandona. Il Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC) di Foligno ospita dal 28 luglio all’8 ottobre 2023 gli scatti del fotografo George Tatge. In mostra 66 immagini in bianco e nero: una mostra di segni, simboli e geometrie sacre, ispirate dall’Italia “costruita”, marcata e modificata dall’intervento umano. Non solo architettura, ma anche edifici minori e manufatti di ogni tipo che l’uomo lascia dietro di sé. Metafore e misteri dell'abitare temporaneo nei luoghi, e dell'inevitabile passaggio oltre. Una sezione è dedicata a Foligno, con scatti fotografici originali realizzati da Tatge per l’occasione, che raccontano il mistero, l’enigma del nostro vivere e la convivenza del passato con il presente.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, con la curatela del direttore artistico Italo Tomassoni e la produzione di Maggioli Cultura.
 
Dopo la mostra Presenze-paesaggi italiani del 2008 e dedicata alle trasformazioni del paesaggio italiano, George Tatge propone una nuova serie di fotografie, anche questa volta scattate in giro per l'Italia. Il rapporto tra natura e uomo lascia il posto a un solo protagonista, l'uomo, e ai suoi interventi sul territorio, con tutti i significati sociali, industriali e religiosi che comportano. Che si tratti di rigorose costruzioni di epoca romana o di anonimi condomini nelle periferie urbane, di imponenti chiese rinascimentali o di desolanti fabbriche dismesse, Tatge vede fondamentalmente una traccia, un'impronta profonda, talvolta nascosta. Ecco allora frammenti di realtà, giustapposizioni bizzarre e surreali, aperte, grazie all’ambiguità del contenuto, all’interpretazione di chi guarda. Alcuni spazi ritratti possono ricordare le visioni dei pittori che hanno lavorato nel primo Novecento, ma in questo lavoro il termine Metafisico sottolinea l'utilizzo di un luogo fisico per esprimere un concetto astratto o un particolare stato d’animo. L’attenzione dei Surrealisti per i simboli, per l’inconscio e per la complessità della psiche si incontra anche in altre immagini di Tatge. La sua poetica dello sguardo pone poesia e fotografia sullo stesso piano, in quanto entrambe arti del frammento.
 
George Tatge sulla sezione dedicata alla città di Foligno: “Ciò che mi ha colpito è quanto la città si sia rinnovata in questi ultimi quarant’anni. Ma qui non troverete immagini che ritraggono queste migliorie. Ho preferito concentrarmi sugli angoli della città che esprimono qualcos’altro. Come nel caso stesso del CIAC, che affianca felicemente palazzi dei secoli passati. Quindi statue, nicchie (forse fontane?), ex-cinema, fabbriche dismesse, luoghi che ci parlano ancora nel loro silenzio. I lunghi rami di un’edera che durante i decenni si è lentamente impossessata di un recinto metallico, abbracciandolo tutt’ora nonostante sia ormai morta. O l’interno di un platano trovato nel Parco dei Canapé, un mondo oscuro formatosi chissà nel corso di quante stagioni, abitato da chissà quante creature? Quali visi ci appaiono dalle pareti, quali forme si celano sotto la melma liquida? Un universo nascosto in mezzo ad un parco cittadino, che ci invita a perderci nel suo interno. La fotografia come metafora. È questa la mia passione”. 
 
Nato da madre italiana, Tatge ha scelto oltre 45 anni fa di vivere in Italia e di dedicarsi alla scoperta di questa terra affascinante e complessa. Immagini scattate dalla Valle d'Aosta alla Sicilia con la  leggendaria Deardorff, una macchina a soffietto da cui si ottengono negativi in bianco e nero di grande formato (13x18 cm), e stampate personalmente dall’autore in camera oscura.
Una modalità fotografica lenta e meditativa per capire un mondo in rapida trasformazione e per produrre immagini che ispirino ai visitatori uno sguardo lungo e approfondito.
 
Il direttore artistico Italo Tomassoni: George Tatge si colloca in un’area poetica che, se anche non è né vuole essere quella della fotografia creativa, perpetua un’idea di fotografia apportatrice di un linguaggio autonomo e autosufficiente nel quale l’apporto di interpretazione del reale, congiunto all’azione dell’immaginario, conciliano, nel corpo dell’opera, la dualità tra effimero ed eterno.Più esattamente, l’effimero del tempo fotografico è tale da riprodurre e fissare una sospensione temporale che inevitabilmente si intreccia ogni volta con l’eternità del tempo dell’arte.
È su questa sospensione che si inscrive come saldatura il corpus degli scatti cui Tatge ha attribuito il titolo di “Italia Metafisica” e che, unitamente a un penetrante omaggio alla città di Foligno, interpretata con accenti incantati di pura e sorprendente poesia, costituisce il tema monografico sul quale si imbastisce la trama di questa mostra. Figure palesemente intellegibili, documentali, ordinate, legate al tempo dello scatto ma anche al tempo della storia, della memoria e dell’immaginario e che, soprattutto, lasciano intuire un mistero che è il mistero che si cela dietro o sotto il visibile e che è il segreto che vive sempre all’interno dell’opera d’arte.
Un’ultima annotazione. L’idea di una lettura in chiave metafisica del reale poteva essere suggerita alla fantasia di Tatge solo da luoghi italiani. Non solo perché è qui che, nel 1913, è nata la pittura metafisica (alla quale, peraltro, Tatge linguisticamente non si ispira) ma perché solo l’Italia può ancora fornire, malgrado tutto, e sia nei luoghi che nei non luoghi, spunti di fascino per un “altrove” capace di rimuovere l’anoressia di quella indifferenza fatale che la modernità sta incrementando ogni giorno”.

George Tatge è nato a Istanbul nel 1951 da madre italiana e padre americano. Ha trascorso l’adolescenza tra l’Europa ed il Medio Oriente prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Laureato in letteratura inglese, incominciò a studiare la fotografia con l’ungherese Michael Simon. Si trasferì in Italia nel 1973, lavorando prima a Roma come giornalista e quindi a Todi, dove ha scelto di vivere per dodici anni, scrivendo per Art Forum e altri, e portando avanti le sue ricerche fotografiche. La sua prima mostra in Italia è stata alla Galleria Il Diaframma di Milano nel 1973. Il primo libro, “Perugia terra vecchia terra nuova”, uscì nel 1981.
Da allora ha presentato mostre in America ed in Europa e le sue opere fanno parte di collezioni tra cui quella del Metropolitan Museum di New York, del George Eastman House di Rochester, del Houston Museum of Fine Arts, del Centre Canadien d’ArchItecture a Montreal, del Helmut Gernsheim Collection a Mannheim e della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Dal 1986 a 2003 è stato dirigente tecnico-fotografico della Fratelli Alinari di Firenze. Tra le mostre più importanti: The American Academy a Roma nel 1981 (solo), il MASP di Sao Paulo, Brasile nel 1988 (solo), la Biennale di Venezia nel 1995, il Museo Peggy Guggenheim di Venezia nel 2005, il Reiss-Engelhorn Museum a Mannheim nel 2003, The George Eastman House a Rochester nel 2004, e il MAXXI di Roma nel 2007. La sua mostra personale “Presenze—Paesaggi italiani” aprì a Villa Bardini di Firenze nel 2008 e ha viaggiato in altre cinque città. Nel 2010 è stato assegnato il Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia. Era tra i 35 fotografi stranieri scelti per la mostra sull’Italia a Palazzo della Ragione di Milano nel 2015, intitolata “Henri Cartier-Bresson e gli altri”.
La sua mostra “Italia metafisica” ha aperto a Firenze nel 2015 prima di girare l’Italia. Il catalogo, edito da Contrasto, ha vinto un premio IPA della Lucie Foundation di N.Y. nel 2015 e il Premio Ernest Hemingway 2016 di Lignano Sabbiadoro. Nel 2019 ha avuto due grandi mostre personali, “Luci di Livorno” al Museo della Città di Livorno e “Il Colore del Caso”, a Palazzo Fabroni di Pistoia, le sue prime mostre di immagini a colori. Nel 2021 la Città di Todi ha organizzato due mostre sue, “Enigmi” e “Gli occhi della città”, una serie di ritratti dei tuderti di ieri e oggi.
La maggioranza delle sue immagini sono fatte con un banco ottico 13x18 cm Deardorff. Vive a Firenze.

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