Uganda. La conoscenza è salute e libertà
© Fabio Muzzi | Uganda. La conoscenza è salute e libertà, BLU | Palazzo d’arte e cultura, Pisa
Dal 24 January 2026 al 16 March 2026
Pisa
Luogo: BLU | Palazzo d’arte e cultura
Indirizzo: Lungarno Gambacorti 9
Orari: lunedì-venerdì: 10:00-19:00 Sabato, domenica e festivi: 10:00-20:00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
Curatori: Alessandro Pingitore
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 050 916 950
E-Mail info: info@palazzoblu.it
Sito ufficiale: http://www.palazzoblu.it
Dal 24 gennaio al 15 marzo 2026, Palazzo Blu ospita la mostra fotografica “UGANDA: La conoscenza è salute e libertà”.
La mostra nasce dall’idea di documentare e far conoscere i luoghi e la gente di un’area rurale del Sud Ovest dell’Uganda – la regione di Kyamuhunga –dove sono forti e tangibili la testimonianza e l’impegno umanitario dei missionari e del volontariato cattolico e laico italiano dagli ultimi decenni del ‘900.
Le immagini in mostra prendono forma dal reportage realizzato da Fabio Muzzi, fotoreporter senese, durante i viaggi compiuti nel settembre del 2024 e del 2025 nei luoghi in cui ha vissuto e operato il padre missionario comboniano Padre Paolino Tomaino (1937–2024). Un percorso intimo e insieme collettivo, che intreccia memoria personale e testimonianza visiva.
La vita di Padre Paolino è stata guidata da un’idea tanto semplice quanto radicale e visionaria: la scuola e l’istruzione come strumenti di emancipazione, salute e libertà. Convinto che la conoscenza fosse l’arma più potente di riscatto e trasformazione, Padre Paolino ha dedicato la propria esistenza ai più fragili, ai bambini e agli adolescenti, costruendo scuole, creando luoghi di incontro, accendendo la luce del sapere là dove mancava.
Il curatore – Alessandro Pingitore – spiega che la mostra nasce da questa visione e si sviluppa come un viaggio visivo attraverso strade, villaggi e volti segnati dal passaggio del missionario. Le fotografie non si limitano a documentare luoghi, ma restituiscono tracce di una presenza, di un’azione silenziosa e concreta che ha fatto dell’istruzione un fondamento di dignità, autonomia e speranza. Raccontano con immediatezza e delicatezza storie di vita quotidiana, restituendo sorrisi, sguardi e gesti che parlano di resilienza e futuro. Ogni immagine è una testimonianza concreta: anche nelle realtà più complesse e difficili è possibile trovare la forza di sorridere, imparare e costruire basi solide per una vita migliore, fondata sulla conoscenza e sulla solidarietà.
La fotografia, intesa come documentazione di un istante, si fa qui linguaggio emotivo. Tra gli scatti più emblematici emergono l’urlo di un neonato appena venuto alla luce – segno primario ed irriducibile della prorompente forza della vita – e lo sguardo di una bambina, profondo e interrogativo, capace di instaurare un dialogo silenzioso con l’osservatore. Immagini che condensano l’essenza dell’intero progetto: l’attimo fuggente, la complessità dell’esperienza umana, l’intimità di un incontro.
Come racconta l’autore, ogni fotografia è un ritorno a quel momento, a quella luce, a quei suoni e a quelle emozioni che riaffiorano nel tempo della memoria. La conoscenza è salute e libertà diventa così non solo una mostra, ma anche uno spunto di riflessione sul valore universale dell’istruzione come strumento di cambiamento individuale e collettivo.
L’esposizione si configura inoltre come un invito a raccogliere un’eredità e a proseguire un cammino già avviato. In occasione della mostra vengono presentate alcune testimonianze visive e documentarie della campagna vaccinale “AGAINST HBV”, avviata nel settembre 2025 presso il St. Daniel Comboni Hospital di Kyamuhunga, struttura sanitaria fondata da Padre Paolino.
Il progetto umanitario, coordinato dalla Dr.ssa Barbara Coco (epatologa pisana) – inserito nel più ampio programma promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità- è finalizzato alla riduzione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da virus dell’epatite B attraverso interventi sanitari concreti e continuativi sul territorio.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno dell’Associazione Dottore Pietro Ciccorossi (fondata in memoria dell’epatologo pisano scomparso prematuramente 10 anni fà) e al contributo di numerose istituzioni e donatori privati della città di Pisa.
In questo contesto, la mostra estende il proprio orizzonte oltre la dimensione espositiva, ponendosi come ponte tra culture, spazio di connessione tra memoria, responsabilità condivisa ed azione.
La mostra nasce dall’idea di documentare e far conoscere i luoghi e la gente di un’area rurale del Sud Ovest dell’Uganda – la regione di Kyamuhunga –dove sono forti e tangibili la testimonianza e l’impegno umanitario dei missionari e del volontariato cattolico e laico italiano dagli ultimi decenni del ‘900.
Le immagini in mostra prendono forma dal reportage realizzato da Fabio Muzzi, fotoreporter senese, durante i viaggi compiuti nel settembre del 2024 e del 2025 nei luoghi in cui ha vissuto e operato il padre missionario comboniano Padre Paolino Tomaino (1937–2024). Un percorso intimo e insieme collettivo, che intreccia memoria personale e testimonianza visiva.
La vita di Padre Paolino è stata guidata da un’idea tanto semplice quanto radicale e visionaria: la scuola e l’istruzione come strumenti di emancipazione, salute e libertà. Convinto che la conoscenza fosse l’arma più potente di riscatto e trasformazione, Padre Paolino ha dedicato la propria esistenza ai più fragili, ai bambini e agli adolescenti, costruendo scuole, creando luoghi di incontro, accendendo la luce del sapere là dove mancava.
Il curatore – Alessandro Pingitore – spiega che la mostra nasce da questa visione e si sviluppa come un viaggio visivo attraverso strade, villaggi e volti segnati dal passaggio del missionario. Le fotografie non si limitano a documentare luoghi, ma restituiscono tracce di una presenza, di un’azione silenziosa e concreta che ha fatto dell’istruzione un fondamento di dignità, autonomia e speranza. Raccontano con immediatezza e delicatezza storie di vita quotidiana, restituendo sorrisi, sguardi e gesti che parlano di resilienza e futuro. Ogni immagine è una testimonianza concreta: anche nelle realtà più complesse e difficili è possibile trovare la forza di sorridere, imparare e costruire basi solide per una vita migliore, fondata sulla conoscenza e sulla solidarietà.
La fotografia, intesa come documentazione di un istante, si fa qui linguaggio emotivo. Tra gli scatti più emblematici emergono l’urlo di un neonato appena venuto alla luce – segno primario ed irriducibile della prorompente forza della vita – e lo sguardo di una bambina, profondo e interrogativo, capace di instaurare un dialogo silenzioso con l’osservatore. Immagini che condensano l’essenza dell’intero progetto: l’attimo fuggente, la complessità dell’esperienza umana, l’intimità di un incontro.
Come racconta l’autore, ogni fotografia è un ritorno a quel momento, a quella luce, a quei suoni e a quelle emozioni che riaffiorano nel tempo della memoria. La conoscenza è salute e libertà diventa così non solo una mostra, ma anche uno spunto di riflessione sul valore universale dell’istruzione come strumento di cambiamento individuale e collettivo.
L’esposizione si configura inoltre come un invito a raccogliere un’eredità e a proseguire un cammino già avviato. In occasione della mostra vengono presentate alcune testimonianze visive e documentarie della campagna vaccinale “AGAINST HBV”, avviata nel settembre 2025 presso il St. Daniel Comboni Hospital di Kyamuhunga, struttura sanitaria fondata da Padre Paolino.
Il progetto umanitario, coordinato dalla Dr.ssa Barbara Coco (epatologa pisana) – inserito nel più ampio programma promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità- è finalizzato alla riduzione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da virus dell’epatite B attraverso interventi sanitari concreti e continuativi sul territorio.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno dell’Associazione Dottore Pietro Ciccorossi (fondata in memoria dell’epatologo pisano scomparso prematuramente 10 anni fà) e al contributo di numerose istituzioni e donatori privati della città di Pisa.
In questo contesto, la mostra estende il proprio orizzonte oltre la dimensione espositiva, ponendosi come ponte tra culture, spazio di connessione tra memoria, responsabilità condivisa ed azione.
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