Ádám Kisléghi Nagy. Lux in tenebris lucet - La rinascita del chiaroscuro spirituale
Accademia d’Ungheria in Roma, Palazzo Falconieri, Roma
Dal 17 March 2016 al 8 May 2016
Roma
Luogo: Galleria dell’Accademia d’Ungheria in Roma
Indirizzo: via Giulia 1
Curatori: Pál Németh
Telefono per informazioni: +39 06 6889674
E-Mail info: accademiadungheria@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.roma.balassiintezet.hu/it/
Il 17 marzo, alle ore 19.30 si proseguirà presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri–Via Giulia, 1) con l’inaugurazione della mostra Lux in tenebris lucet – La rinascita del chiaroscuro spirituale del noto pittore ungherese Ádám Kisléghi Nagy.
La mostra–curata da Pál Németh, e composta da una cinquantina di quadri, prevalentemente realizzati ad olio su tela con tematiche strettamente religiose – verrà inaugurata in presenza dell’artista, dal Mons. Daniel Emilio Estivill, docente di Iconografia e Iconologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
La mostra resterà aperta fino all’8 maggio 2016.
Al vernissage, alle ore 20.30 seguirà la rappresentazione concertistica dell’opera Il castello di Barbalù di Béla Bartók. Ad eseguire l’opera del noto compositore ungherese in forma di concerto saranno due alunni del celebre soprano Sylvia Sass, ovvero il soprano americano Tiffany Herring- Rufini e il basso-baritono italiano Riccardo Certi. Ad accompagnare al pianoforte questo complesso dramma interiore sarà la pianista giapponese Ryoko Tajika Drei. La serata sarà introdotta da Marco Guardo, Direttore della Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana.
Parallelamente al concerto lungo il corridoio nobile del Palazzo Falconieri gli interessati potranno invece prendere visione dell’omonima mostra a cura della nota pittrice veneziana Rosetta Acerbi, vedova del celebre compositore italiano Goffredo Petrassi. La mostra comprende un ciclo di 7 opere, realizzate nel 1988, ad olio su tela. La mostra resterà aperta fino al 17 aprile 2016
Nei quadri di Rosetta Acerbi dedicati al Castello di Barbablù, trattasi di una serie di opere di grande qualità pittorica in cui l’Acerbi artista donna, sensibile ed attenta, si immerge profondamente nel mito per scandagliare il mondo dell’altro, cioè del maschio. Ho visto in questi quadri lo sforzo terribile per noi – calati come siamo nella società consumistica – di accedere all’altro, di riconoscere nell’altro i nostri propri tratti. La cosa più interessante e direi quasi inquietante è che in questa serie di quadri Barbablù e Giuditta a volte sembrano lo stesso personaggio. Hanno qualche parentela profonda: nell’espressione attonita e crudele, ma sorpresa e annichilita di Barbablù si riscontrano vagamente i tratti di Giuditta che invece si offre in una specie di seminudità, in una attesa altrettanto trepida e crudele, insieme vittima e carnefice. (Giorgio Pressburger)
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