Art is money - Money is art

Pax Paloscia, Dollaro | Courtesy of Rossoventisette ArteContemporanea, Roma

 

Dal 07 Aprile 2018 al 26 Maggio 2018

Roma

Luogo: Rossoventisette ArteContemporanea

Indirizzo: Via del Sudario 39

Orari: dal martedì al sabato 11 - 19.30; lunedì chiuso

Curatori: Edoardo Marcenaro

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 06 64761113

E-Mail info: info@rosso27.com

Sito ufficiale: http://www.rosso27.com


Comunicato Stampa:
Sabato 7 aprile 2018 alle ore 18 Rosso20sette arte contemporanea presenta ART IS MONEY-MONEY IS ART, con il testo critico di Giorgio De Finis e con la curatela di Edoardo Marcenaro

60 opere in mostra (e in vendita) di 18 artisti
: Banksy, Andy Warhol, Obey, Michelangelo Pistoletto, Joseph Beuys, D-Face, Dan Tague, Keith Haring, Hayden Kays, Mark Wagner, Solo, Diamond, Dora Tass, Chakib Benkara, Lucamaleonte, Savethewall, Pax Paloscia, Piotr Hanzelewiz

Tutte le opere sono pubblicate in un catalogo disponibile in galleria.

“Una mostra come quella che qui si presenta non è solo un divertissement, il “gioco” privato che un collezionista prova a condividere con gli artisti che incontra. Ci aiuta a riflettere su alcune questioni fondamentali che hanno a che fare con il modo in cui noi (i “moderni”) consideriamo l'arte. Scrivere, disegnare, ritagliare, bruciare, firmare, accartocciare, customizzare banconote da un dollaro può avere due opposti significati. Un rimarcare, nella direzione del potlach, del dispendio, dell'inutilità, la distanza dell'arte dal mondo “adulto”, improntato, secondo la caricatura che dell'umano fornisce l'homo oeconomicus, alla logica del massimo profitto e del minimo sforzo, e che tanta ricerca socio-antropologica ha combattuto descrivendoci gli strani costumi degli indiani americani o degli isolani delle Trobriand, col loro Kula Ring, un circuito alternativo a quello dello scambio mercantile, che vedeva i nostri “argonauti” del Pacifico occidentale (così li definì Bronislaw Malinowski) affrontare viaggi lunghi e pericolosi per scambiarsi collane e braccialetti di conchiglie gli uni (i ceduti) “uguali” agli altri (gli acquisiti). 
Di questi scambi a somma zero (incomprensibili all'economista) si è detto che il guadagno è nella relazione sociale che si instaura (allo stesso modo di come, per Claude Lévi-Strauss lo scambio di sorelle, e il conseguente divieto dell'incesto, non avrebbe altro scopo che ottenere un cognato). 

Ma se da una parte l'arte, come il gioco, la festa, il dono, il sacro, stanno sul fronte opposto dell'operare produttivo e della razionalità strumentale, dall'altra è anche vero quello che dice Gekko, il protagonista di Wall Street, niente come l'arte può celebrare il denaro e la finanza. Forse questi due aspetti non sono poi così in contraddizione perché c'è indubitabilmente qualcosa di “magico” nella maniera odierna (post-fordista) di produrre economia che possiamo ben ritrovare in quel potere di trasmutazione dell'opera d'arte che ha origine col ready made duchampiano, che se voleva essere dissacratorio e dadaista nei confronti della sacralità classica dell'artefatto artistico, conteneva anche alla massima potenza il suo effetto contrario, l'alchimia di cambiare l'essenza (e dunque il valore) di un oggetto, deturnandolo, rinominandolo, ricollocandolo (dalla toilette alla sala del museo). (…) 

Il lavoro di molti artisti contemporanei oggi ha per oggetto proprio il rapporto, spesso ambiguo (ma non sempre, se pensiamo a Salvador Dalì che si guadagna il soprannome di Avida Dollars o ad un artista come Jeff Koons, per il quale l'arte, in quanto attività fondamentalmente prezzolata, finisce per essere inevitabilmente “puttana”) tra arte e denaro. Basti qui ricordare il doppio salto mortale di Maurizio Cattelan che, in nome del potere raggiunto dal costo dei suoi manufatti, si permettere di regalare a Piazza Affari il suo monumentale dito medio alzato!” 
(Giorgio De Finis)  


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