Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers
Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers, Museo Ebraico di Roma
Dal 8 May 2013 al 15 October 2013
Roma
Luogo: Museo Ebraico
Indirizzo: lungotevere Cenci
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 68400661/ 328 6428960
E-Mail info: ufficio.stampa@romaebraica.it
Sito ufficiale: http://www.romaebraica.it
Da giovedì 9 maggio fino al 15 ottobre 2013 il Museo Ebraico di Roma ospita la mostra Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers. Per la prima volta sono esposte al pubblico tre storiche tele commissionate al pittore americano da Gianni Agnelli in memoria dello scrittore torinese e che dal 2002 sono custodite nella Pinacoteca Agnelli di Torino. Il presidente della Pinacoteca, Ginevra Elkann, ha concesso questo eccezionale prestito per ricordare Levi nel decennale della morte dell’Avvocato e in occasione dell’apertura del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica.
Nel 1987, subito dopo la tragica scomparsa di Primo Levi, Gianni Agnelli, che aveva studiato nello stesso liceo torinese dello scrittore, del quale era di due anni più giovane, commissionò a Larry Rivers un suo ritratto per ricordarne la figura e al contempo lo sterminio del popolo ebraico. Rivers, che già negli anni precedenti aveva approfondito le tematiche della Shoah, realizzò tre tele di grandi dimensioni, animando e teatralizzando i romanzi di Levi: Witness, Survivor e Periodic Table. I tre dipinti, ancora di proprietà della famiglia Agnelli, come ci informa Ginevra Elkann, “vennero portati in Italia ed esposti, per decisione dell’Avvocato, nella sede de La Stampa, giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959, e in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. Mio nonno – racconta Ginevra Elkann - decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala che si trovava al piano terreno della sede de La Stampa in Via Marenco 32. Dopo la collocazione dei quadri, la sala venne comunemente chiamata ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori illustri per un primo saluto o un brindisi di benvenuto”.
Nella realizzazione dei tre quadri, ora in prestito al Museo Ebraico di Roma, Rivers ha miscelato la diverse identità di Primo Levi: ebreo, chimico, partigiano, deportato, sopravvissuto allo sterminio e scrittore. Per esprimere al meglio la sua visione della Memoria e della morte l’artista ha usato nei suoi disegni la tecnica della “cancellazione”. Aveva capito che il tema della cancellazione era una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta.
Accompagnano i quadri di Rivers alcuni documenti gentilmente prestati dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino e dall’Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza - IRSIFAR.
Durante il periodo della mostra, il Centro di Cultura Ebraica e la libreria Kiryat Sefer dedicheranno un ciclo di incontri a Primo Levi. Anche il Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica (20-25 luglio) dedicherà alcuni eventi allo scrittore italiano.
Nel 1987, subito dopo la tragica scomparsa di Primo Levi, Gianni Agnelli, che aveva studiato nello stesso liceo torinese dello scrittore, del quale era di due anni più giovane, commissionò a Larry Rivers un suo ritratto per ricordarne la figura e al contempo lo sterminio del popolo ebraico. Rivers, che già negli anni precedenti aveva approfondito le tematiche della Shoah, realizzò tre tele di grandi dimensioni, animando e teatralizzando i romanzi di Levi: Witness, Survivor e Periodic Table. I tre dipinti, ancora di proprietà della famiglia Agnelli, come ci informa Ginevra Elkann, “vennero portati in Italia ed esposti, per decisione dell’Avvocato, nella sede de La Stampa, giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959, e in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. Mio nonno – racconta Ginevra Elkann - decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala che si trovava al piano terreno della sede de La Stampa in Via Marenco 32. Dopo la collocazione dei quadri, la sala venne comunemente chiamata ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori illustri per un primo saluto o un brindisi di benvenuto”.
Nella realizzazione dei tre quadri, ora in prestito al Museo Ebraico di Roma, Rivers ha miscelato la diverse identità di Primo Levi: ebreo, chimico, partigiano, deportato, sopravvissuto allo sterminio e scrittore. Per esprimere al meglio la sua visione della Memoria e della morte l’artista ha usato nei suoi disegni la tecnica della “cancellazione”. Aveva capito che il tema della cancellazione era una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta.
Accompagnano i quadri di Rivers alcuni documenti gentilmente prestati dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino e dall’Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza - IRSIFAR.
Durante il periodo della mostra, il Centro di Cultura Ebraica e la libreria Kiryat Sefer dedicheranno un ciclo di incontri a Primo Levi. Anche il Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica (20-25 luglio) dedicherà alcuni eventi allo scrittore italiano.
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