Aaron Nachtailer. Listening Stone
Aaron Nachtailer. Listening Stone, Palazzo S. Maria Formosa, Venezia
Dal 4 Maggio 2026 al 10 Maggio 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzo S. Maria Formosa
Indirizzo: Campo S. Maria Formosa 6123
Orari: su registrazione ore 11-19. Preview: 1-2-3 Maggio su appuntamento
E-Mail info: about@aaronnachtailer.com
Tra aprile e maggio, Aaron Nachtailer traccia un percorso artistico d’eccezione, muovendosi attraverso geografie e contesti eterogenei.
Dal progetto ufficiale della MilanArtWeek 2026, dove è esposta nella Mostra “YES, BUT”, passando per la Biennale della Cappadocia in Turchia, dove verrà realizzata in site-specific in grande formato, l’opera Listening Stone verrà presentata in occasione dell'apertura della Biennale di Venezia all’interno di un Palazzo del ‘400.
Listening Stone si stabilisce in palcoscenici diversi e distanti, rimodulando la propria essenza in sintonia con l'identità e lo spirito di ogni evento.
Listening Stones propone una riflessione spaziale, materica e simbolica.
Piuttosto che presentare un oggetto da osservare, l’installazione costruisce un luogo da abitare — un cerchio di figure in pietra antropomorfe che trasforma lo spazio in luogo di incontro e presenza condivisa.
L’installazione non si limita a evocare forme primordiali: le riattiva, le riporta in uno stato di latenza. Il cerchio costruito da Aaron Nachtailer non è citazione, ma riemersione di una grammatica primordiale, in cui la verticalità della pietra segna la soglia tra il visibile e l’invisibile, tra presenza e memoria. E’ una forma archetipica di uguaglianza e di esposizione reciproca. Non esiste un fronte, non esiste un retro. Il visitatore, posto al centro, non occupa una posizione di privilegio: è incluso, circondato.
In molte culture arcaiche, la pietra eretta non rappresenta: attesta. È indice di un passaggio, di un patto, di una comunità che si riconosce attorno a un punto di concentrazione. Che si tratti di allineamenti megalitici, di strutture dolmeniche o di figure monolitiche disperse in geografie lontane, ciò che emerge è una costante: la pietra come dispositivo di relazione, non come oggetto. Non si guarda soltanto, si attraversa — mentalmente, simbolicamente, fisicamente.
La materia qui non è neutra. Le pietre di fiume, levigate, portano con sé una temporalità fluida, quasi liquida, mentre quelle provenienti da frammenti di architetture introducono una memoria storica, umana. Ma è il muschio a operare uno slittamento decisivo. Cresce lentamente, aderisce, modifica la percezione della superficie. La sua presenza trasforma la scultura in qualcosa che non è mai completamente stabile. Listening Stone è in perenne mutazione. In questo senso, il muschio introduce una dimensione di tempo vivente, quasi organico, che destabilizza l’idea stessa di forma conclusa. In ambito archeologico, le superfici colonizzate da licheni e muschi: sono indicatori di tempo, di esposizione, di ambiente. Scrivono sulla pietra una cronologia altra, non lineare. Mantenerli significa accettare che l’opera non sia sottratta al mondo, ma immersa in esso.
Listening Stones non costruisce un’immagine del passato, ma una condizione. Riattiva una relazione originaria tra umano, materia e spazio, in cui il significato non è imposto ma emerge lentamente, per stratificazione. L’installazione crea una condizione: uno spazio in cui il pubblico non è spettatore, ma co-creatore. I visitatori attivano l’opera attraverso la semplice presenza condivisa e il silenzio; ogni incontro trasforma sottilmente il significato dello spazio, rendendo l’ascolto stesso un atto performativo e creativo. In questo modo, l’installazione trasforma lo spazio in un forum silente — un luogo in cui spazio, memoria e silenzio convergono.
Listening Stone suggerisce che il dialogo non comincia con le parole, ma con l’atto di stare insieme, radicati nello stesso spazio.
Listening Stones è, in fondo, un campo di attenzione: un luogo in cui la pietra non è più muta e il silenzio non è più vuoto.
Aaron Nachtailer (Argentina) esplora la relazione tra materia naturale, tempo e gesto. Il suo lavoro nasce spesso da processi di raccolta e trasformazione di elementi come pietre, minerali e materiali organici, successivamente assemblati in forme scultoree e installative. L’approccio di Nachtailer mette in evidenza la tensione tra materia grezza e struttura simbolica, lasciando che le forme naturali guidino la composizione. Attraverso interventi minimi, le opere rivelano le energie latenti della materia e invitano a un incontro contemplativo con il tempo geologico. La sua ricerca colloca la scultura all’intersezione tra paesaggio, ritualità ed esperienza dello spazio.
Dal progetto ufficiale della MilanArtWeek 2026, dove è esposta nella Mostra “YES, BUT”, passando per la Biennale della Cappadocia in Turchia, dove verrà realizzata in site-specific in grande formato, l’opera Listening Stone verrà presentata in occasione dell'apertura della Biennale di Venezia all’interno di un Palazzo del ‘400.
Listening Stone si stabilisce in palcoscenici diversi e distanti, rimodulando la propria essenza in sintonia con l'identità e lo spirito di ogni evento.
Listening Stones propone una riflessione spaziale, materica e simbolica.
Piuttosto che presentare un oggetto da osservare, l’installazione costruisce un luogo da abitare — un cerchio di figure in pietra antropomorfe che trasforma lo spazio in luogo di incontro e presenza condivisa.
L’installazione non si limita a evocare forme primordiali: le riattiva, le riporta in uno stato di latenza. Il cerchio costruito da Aaron Nachtailer non è citazione, ma riemersione di una grammatica primordiale, in cui la verticalità della pietra segna la soglia tra il visibile e l’invisibile, tra presenza e memoria. E’ una forma archetipica di uguaglianza e di esposizione reciproca. Non esiste un fronte, non esiste un retro. Il visitatore, posto al centro, non occupa una posizione di privilegio: è incluso, circondato.
In molte culture arcaiche, la pietra eretta non rappresenta: attesta. È indice di un passaggio, di un patto, di una comunità che si riconosce attorno a un punto di concentrazione. Che si tratti di allineamenti megalitici, di strutture dolmeniche o di figure monolitiche disperse in geografie lontane, ciò che emerge è una costante: la pietra come dispositivo di relazione, non come oggetto. Non si guarda soltanto, si attraversa — mentalmente, simbolicamente, fisicamente.
La materia qui non è neutra. Le pietre di fiume, levigate, portano con sé una temporalità fluida, quasi liquida, mentre quelle provenienti da frammenti di architetture introducono una memoria storica, umana. Ma è il muschio a operare uno slittamento decisivo. Cresce lentamente, aderisce, modifica la percezione della superficie. La sua presenza trasforma la scultura in qualcosa che non è mai completamente stabile. Listening Stone è in perenne mutazione. In questo senso, il muschio introduce una dimensione di tempo vivente, quasi organico, che destabilizza l’idea stessa di forma conclusa. In ambito archeologico, le superfici colonizzate da licheni e muschi: sono indicatori di tempo, di esposizione, di ambiente. Scrivono sulla pietra una cronologia altra, non lineare. Mantenerli significa accettare che l’opera non sia sottratta al mondo, ma immersa in esso.
Listening Stones non costruisce un’immagine del passato, ma una condizione. Riattiva una relazione originaria tra umano, materia e spazio, in cui il significato non è imposto ma emerge lentamente, per stratificazione. L’installazione crea una condizione: uno spazio in cui il pubblico non è spettatore, ma co-creatore. I visitatori attivano l’opera attraverso la semplice presenza condivisa e il silenzio; ogni incontro trasforma sottilmente il significato dello spazio, rendendo l’ascolto stesso un atto performativo e creativo. In questo modo, l’installazione trasforma lo spazio in un forum silente — un luogo in cui spazio, memoria e silenzio convergono.
Listening Stone suggerisce che il dialogo non comincia con le parole, ma con l’atto di stare insieme, radicati nello stesso spazio.
Listening Stones è, in fondo, un campo di attenzione: un luogo in cui la pietra non è più muta e il silenzio non è più vuoto.
Aaron Nachtailer (Argentina) esplora la relazione tra materia naturale, tempo e gesto. Il suo lavoro nasce spesso da processi di raccolta e trasformazione di elementi come pietre, minerali e materiali organici, successivamente assemblati in forme scultoree e installative. L’approccio di Nachtailer mette in evidenza la tensione tra materia grezza e struttura simbolica, lasciando che le forme naturali guidino la composizione. Attraverso interventi minimi, le opere rivelano le energie latenti della materia e invitano a un incontro contemplativo con il tempo geologico. La sua ricerca colloca la scultura all’intersezione tra paesaggio, ritualità ed esperienza dello spazio.
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