NATURA MORTA, NATURA VIVA. Giulio Malinverni
Giulio Malinverni, La Parabola dei ciechi, 2024, olio e foglia oro su marmo grigio ferro, 20x30 cm.
Dal 21 April 2026 al 14 June 2026
Venezia
Luogo: Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Indirizzo: Santa Croce 2076
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://capesaro.visitmuve.it
Il progetto Natura morta, Natura viva esplora il dialogo tra materia naturale e intervento artistico attraverso un ciclo di opere realizzate su pietra – marmi, alabastri e onici – che riportano al centro una pratica antica: quella della pittura su supporto lapideo, tradizione che conobbe grande fortuna tra Cinquecento e Seicento.
In questo ritorno alla tecnica della pietra dipinta, Giulio Malinverni non cerca una citazione storica, ma una continuità con una pratica che nasce da una approfondita ricerca sul rapporto tra pittura e materia. L’intervento pittorico, ridotto all’essenziale, può trasformare la sostanza minerale in fiore, in pianta, nelle piume o nel manto di un animale, come se fosse possibile alleggerire la materia stessa, modificarne la percezione più che la sostanza. La pietra, con le sue venature e il suo disegno organico, non è più un semplice supporto, ma diviene il principio generativo dell’immagine: infatti è proprio il decoro naturale del marmo a suggerire all’artista forme, soggetti e composizioni, che orientano il gesto pittorico verso una specie di rivelazione.
Le opere di Malinverni testimoniano così una tensione costante tra natura e artificio, tra immobilità minerale e vitalità biologica. La natura “morta” si anima, grazie a una pittura che agisce come un gesto che svela e segue le qualità intrinseche del materiale. In questo processo la distinzione tra natura morta e natura viva si assottiglia fino a diventare ambigua, suggerendo una continuità profonda tra regno minerale, vegetale e animale. Nel lavoro dell’artista emerge infatti una visione unitaria del mondo naturale in cui le gerarchie tra i regni si dissolvono. Attraverso immagini silenziose e meditate, Malinverni invita lo spettatore a riconsiderare il rapporto con la materia, interrogando la possibilità che anche ciò che percepiamo come statico custodisca una forma latente di vita. Natura morta, Natura viva diventa così un’indagine poetica sulla metamorfosi, sulla percezione e sulla capacità dell’arte di rendere visibile ciò che già esiste, ma che resta nascosto allo sguardo.
Giulio Malinverni (Vercelli, 1994) vive e lavora a Venezia dal 2013. Dopo aver conseguito il titolo di Tecnico del Restauro di affreschi e materiale lapideo presso l’Istituto Veneto per i Beni Culturali di Venezia nel 2016, si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2020. Dal 2018 collabora come tutor con i professori Carlo Di Raco e Martino Scavezzon presso l’Atelier F. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in istituzioni e gallerie in Italia e all’estero, tra cui la Fondazione Bevilacqua La Masa e lo Spazio Berlendis a Venezia, il MO.Ca di Brescia, il Nikola Tesla Technical Museum di Zagabria, Palazzo Reale a Milano, la W.H.Y. Gallery di Hong Kong, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona e la Gipsoteca Canoviana di Possagno. La Galleria Marignana Arte gli ha dedicato due mostre personali, la prima nel 2020 e la seconda nel 2024. Vincitore del premio Level 0 ad Art Verona, è stato finalista al premio Cairo, al premio Rotary e al premio Francesco Fabbri nella sezione Arte emergente, oltre a essere più volte finalista nelle mostre della Fondazione Bevilacqua La Masa. I suoi lavori sono presenti nella Collezione della Banca d’Italia, nella Galleria d’arte moderna Achille Forti di Verona e in numerose collezioni private.
In questo ritorno alla tecnica della pietra dipinta, Giulio Malinverni non cerca una citazione storica, ma una continuità con una pratica che nasce da una approfondita ricerca sul rapporto tra pittura e materia. L’intervento pittorico, ridotto all’essenziale, può trasformare la sostanza minerale in fiore, in pianta, nelle piume o nel manto di un animale, come se fosse possibile alleggerire la materia stessa, modificarne la percezione più che la sostanza. La pietra, con le sue venature e il suo disegno organico, non è più un semplice supporto, ma diviene il principio generativo dell’immagine: infatti è proprio il decoro naturale del marmo a suggerire all’artista forme, soggetti e composizioni, che orientano il gesto pittorico verso una specie di rivelazione.
Le opere di Malinverni testimoniano così una tensione costante tra natura e artificio, tra immobilità minerale e vitalità biologica. La natura “morta” si anima, grazie a una pittura che agisce come un gesto che svela e segue le qualità intrinseche del materiale. In questo processo la distinzione tra natura morta e natura viva si assottiglia fino a diventare ambigua, suggerendo una continuità profonda tra regno minerale, vegetale e animale. Nel lavoro dell’artista emerge infatti una visione unitaria del mondo naturale in cui le gerarchie tra i regni si dissolvono. Attraverso immagini silenziose e meditate, Malinverni invita lo spettatore a riconsiderare il rapporto con la materia, interrogando la possibilità che anche ciò che percepiamo come statico custodisca una forma latente di vita. Natura morta, Natura viva diventa così un’indagine poetica sulla metamorfosi, sulla percezione e sulla capacità dell’arte di rendere visibile ciò che già esiste, ma che resta nascosto allo sguardo.
Giulio Malinverni (Vercelli, 1994) vive e lavora a Venezia dal 2013. Dopo aver conseguito il titolo di Tecnico del Restauro di affreschi e materiale lapideo presso l’Istituto Veneto per i Beni Culturali di Venezia nel 2016, si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2020. Dal 2018 collabora come tutor con i professori Carlo Di Raco e Martino Scavezzon presso l’Atelier F. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in istituzioni e gallerie in Italia e all’estero, tra cui la Fondazione Bevilacqua La Masa e lo Spazio Berlendis a Venezia, il MO.Ca di Brescia, il Nikola Tesla Technical Museum di Zagabria, Palazzo Reale a Milano, la W.H.Y. Gallery di Hong Kong, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona e la Gipsoteca Canoviana di Possagno. La Galleria Marignana Arte gli ha dedicato due mostre personali, la prima nel 2020 e la seconda nel 2024. Vincitore del premio Level 0 ad Art Verona, è stato finalista al premio Cairo, al premio Rotary e al premio Francesco Fabbri nella sezione Arte emergente, oltre a essere più volte finalista nelle mostre della Fondazione Bevilacqua La Masa. I suoi lavori sono presenti nella Collezione della Banca d’Italia, nella Galleria d’arte moderna Achille Forti di Verona e in numerose collezioni private.
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