Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears - Biennale Arte Venezia 2026
Paper Tears, Claudia Pagès Rabal, Catalonia in Venice 2026. Courtesy of Institut Ramon Llull. Photo by Flavio Coddou
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Docks Cantieri Cucchini
Indirizzo: San Pietro di Castello 40A
Orari: 9.05 – 27.09: 11:00 – 19:00 29.09 – 22.11: 10:00 – 18:00 Closed on Mondays (except May 11th, June 1st, September 7th and November 16th)
Curatori: Elise Lammer
Paper Tears è un’installazione di luce, suono, immagine e coreografia concepita come un dispositivo temporale. L’elemento centrale è costituito da un archivio di filigrane — disegni visibili solo in controluce — oggi conservato al Museu Molí Paperer de Capellades (Catalogna).
A differenza delle iscrizioni visibili, come leggi, sigilli o linguaggio scritto, le filigrane esistono in negativo: sono create da variazioni di spessore della carta e appaiono solo se viste in controluce. Storicamente, sono nate in Italia nel Duecento, ma le filigrane scelte da Claudia Pagès Rabal risalgono tutte al XV secolo, un periodo di profonde trasformazioni nella penisola iberica, caratterizzato da epurazioni etniche, dal consolidamento dell’identità attraverso le politiche di espulsione e dalla divisione del Mar Mediterraneo. Questi fatti storici sono legati, materialmente, alla produzione della carta: l’espulsione delle comunità musulmane, che avevano introdotto e portato avanti tale produzione, portò a una carenza di carta e a una maggiore dipendenza da quella importata. Venezia e la Catalogna hanno svolto un ruolo determinante in questa trasformazione, le cui logiche continuano a plasmare la nostra realtà contemporanea.
Paper Tears declina diversi punti di vista – da quello generale dell’installazione nel suo complesso a quello particolare della singola voce e del singolo suono – oscillando tra narrazione collettiva ed esperienza individuale. La sua organizzazione spaziale e concettuale si ispira alle reti sotterranee e superficiali di acqua dolce e salata – livelli, maree e flussi – che fungono da struttura topologica del progetto.
In francese, l’espressione en filigrane rimanda a qualcosa che si trova sotto la superficie: un’idea, un’emozione o una tensione che non viene espressa esplicitamente ma rimane presente. Esplorare Paper Tears sarà come viaggiare in una macchina del tempo. Non per ricostruire un capitolo di storia, ma per mettere a confronto elementi rappresentativi di una data epoca con situazioni contemporanee. In un momento caratterizzato da conflitti geopolitici, crisi migratorie e stati di emergenza, Paper Tears rivela una continuità inquietante tra le infrastrutture del potere del passato e quelle del presente.
In Paper Tears, quattro laser proiettano un archivio in evoluzione di filigrane quattrocentesche e animazioni realizzate a mano da Claudia Pagès Rabal. Considerato una tecnologia associata in genere alla precisione, alle armi o allo spettacolo, il laser diventa qui uno strumento per creare un archivio di luce.
I pannelli a LED sono fissati magneticamente a una struttura metallica. Lo schermo, fatto su misura, ha una lunghezza di circa 10.000 mm. La sua forma si ispira a quella di un canale, con una parte frontale simile a una cascata d’acqua che distorce parzialmente l’immagine. Questa forma accentua le variazioni di prospettiva del film, guidando lo spettatore attraverso visuali diverse. L’interesse di Pagès Rabal per gli schermi a LED sta nella loro materialità: a differenza delle proiezioni digitali, i LED hanno un corpo e un fine vita. Scintillano, si deteriorano e smettono di funzionare. Questo gioco di specchi viene amplificato nel video, che invita gli spettatori a compiere un viaggio dentro e intorno alle falde acquifere catalane situate nella zona di produzione della carta.
L’artista ha utilizzato un drone per catturare prospettive diverse e sta sviluppando una tecnica di ripresa volta a realizzare una prospettiva zenitale che si sposta in orizzontale, appiattendo il territorio e il paesaggio come una mappa. Oltre alla struttura metallica, sono presenti due piattaforme progettate in collaborazione con lo studio di architettura GOIG (Miquel Mariné e Pol Esteve) per consentire ai visitatori di salire e ammirare la mostra da diversi livelli.
Completa l’installazione un pezzo composto per voce e percussioni. Attraverso la narrazione, il gioco linguistico e l’associazione ritmica, la composizione interagisce sia con le filigrane proiettate che con il video. Lavorando con un piccolo coro, Pagès Rabal realizza un’opera vocale multilivello. Il pezzo è prodotto in collaborazione con nara is neus, produttrice musicale di Barcellona con cui l’artista ha collaborato per altri progetti. Il ritmo delle percussioni, lento e ripetitivo, mira a indurre uno stato di trance e a infrangere il tempo lineare. Le profonde vibrazioni dei subwoofer fanno da basso continuo all’installazione, risuonando fisicamente attraverso i corpi dei visitatori. Il suono e la voce costituiscono l’elemento immateriale che dà unità.
La drammaturgia di Paper Tears è strutturata come un valzer in tre atti, che si ripetono in loop. Così li illustra la sua autrice, Claudia Pagès Rabal: Drammaturgia «Durante il primo atto, osserviamo le filigrane e facciamo delle libere associazioni. Ci mettiamo delle cose come date ed eventi accaduti negli anni in cui sono state realizzate le filigrane, e parliamo anche della violenza che sottendono e dei loro nessi con il presente, con commenti e battute che ci aiutano a orientarci. Nel secondo atto ci sono monologhi, discorsi e divagazioni. Un flusso di coscienza in cui i personaggi discutono di temi cruciali del nostro tempo: il diritto al boicottaggio; l’adozione di prospettive universali, particolari e singolari, e il ruolo della quantistica nella politica attuale; come viene affrontata la differenza nelle politiche necroviolente; e come le notizie incessanti e devastanti abbiano un impatto sui nostri corpi, trasformando il linguaggio in un mero eufemismo che non porta a nulla. La terza e ultima parte di questo valzer è incentrata sul corpo e sulla trasformazione dello spazio espositivo in una falda acquifera in cui abitare..»
A differenza delle iscrizioni visibili, come leggi, sigilli o linguaggio scritto, le filigrane esistono in negativo: sono create da variazioni di spessore della carta e appaiono solo se viste in controluce. Storicamente, sono nate in Italia nel Duecento, ma le filigrane scelte da Claudia Pagès Rabal risalgono tutte al XV secolo, un periodo di profonde trasformazioni nella penisola iberica, caratterizzato da epurazioni etniche, dal consolidamento dell’identità attraverso le politiche di espulsione e dalla divisione del Mar Mediterraneo. Questi fatti storici sono legati, materialmente, alla produzione della carta: l’espulsione delle comunità musulmane, che avevano introdotto e portato avanti tale produzione, portò a una carenza di carta e a una maggiore dipendenza da quella importata. Venezia e la Catalogna hanno svolto un ruolo determinante in questa trasformazione, le cui logiche continuano a plasmare la nostra realtà contemporanea.
Paper Tears declina diversi punti di vista – da quello generale dell’installazione nel suo complesso a quello particolare della singola voce e del singolo suono – oscillando tra narrazione collettiva ed esperienza individuale. La sua organizzazione spaziale e concettuale si ispira alle reti sotterranee e superficiali di acqua dolce e salata – livelli, maree e flussi – che fungono da struttura topologica del progetto.
In francese, l’espressione en filigrane rimanda a qualcosa che si trova sotto la superficie: un’idea, un’emozione o una tensione che non viene espressa esplicitamente ma rimane presente. Esplorare Paper Tears sarà come viaggiare in una macchina del tempo. Non per ricostruire un capitolo di storia, ma per mettere a confronto elementi rappresentativi di una data epoca con situazioni contemporanee. In un momento caratterizzato da conflitti geopolitici, crisi migratorie e stati di emergenza, Paper Tears rivela una continuità inquietante tra le infrastrutture del potere del passato e quelle del presente.
In Paper Tears, quattro laser proiettano un archivio in evoluzione di filigrane quattrocentesche e animazioni realizzate a mano da Claudia Pagès Rabal. Considerato una tecnologia associata in genere alla precisione, alle armi o allo spettacolo, il laser diventa qui uno strumento per creare un archivio di luce.
I pannelli a LED sono fissati magneticamente a una struttura metallica. Lo schermo, fatto su misura, ha una lunghezza di circa 10.000 mm. La sua forma si ispira a quella di un canale, con una parte frontale simile a una cascata d’acqua che distorce parzialmente l’immagine. Questa forma accentua le variazioni di prospettiva del film, guidando lo spettatore attraverso visuali diverse. L’interesse di Pagès Rabal per gli schermi a LED sta nella loro materialità: a differenza delle proiezioni digitali, i LED hanno un corpo e un fine vita. Scintillano, si deteriorano e smettono di funzionare. Questo gioco di specchi viene amplificato nel video, che invita gli spettatori a compiere un viaggio dentro e intorno alle falde acquifere catalane situate nella zona di produzione della carta.
L’artista ha utilizzato un drone per catturare prospettive diverse e sta sviluppando una tecnica di ripresa volta a realizzare una prospettiva zenitale che si sposta in orizzontale, appiattendo il territorio e il paesaggio come una mappa. Oltre alla struttura metallica, sono presenti due piattaforme progettate in collaborazione con lo studio di architettura GOIG (Miquel Mariné e Pol Esteve) per consentire ai visitatori di salire e ammirare la mostra da diversi livelli.
Completa l’installazione un pezzo composto per voce e percussioni. Attraverso la narrazione, il gioco linguistico e l’associazione ritmica, la composizione interagisce sia con le filigrane proiettate che con il video. Lavorando con un piccolo coro, Pagès Rabal realizza un’opera vocale multilivello. Il pezzo è prodotto in collaborazione con nara is neus, produttrice musicale di Barcellona con cui l’artista ha collaborato per altri progetti. Il ritmo delle percussioni, lento e ripetitivo, mira a indurre uno stato di trance e a infrangere il tempo lineare. Le profonde vibrazioni dei subwoofer fanno da basso continuo all’installazione, risuonando fisicamente attraverso i corpi dei visitatori. Il suono e la voce costituiscono l’elemento immateriale che dà unità.
La drammaturgia di Paper Tears è strutturata come un valzer in tre atti, che si ripetono in loop. Così li illustra la sua autrice, Claudia Pagès Rabal: Drammaturgia «Durante il primo atto, osserviamo le filigrane e facciamo delle libere associazioni. Ci mettiamo delle cose come date ed eventi accaduti negli anni in cui sono state realizzate le filigrane, e parliamo anche della violenza che sottendono e dei loro nessi con il presente, con commenti e battute che ci aiutano a orientarci. Nel secondo atto ci sono monologhi, discorsi e divagazioni. Un flusso di coscienza in cui i personaggi discutono di temi cruciali del nostro tempo: il diritto al boicottaggio; l’adozione di prospettive universali, particolari e singolari, e il ruolo della quantistica nella politica attuale; come viene affrontata la differenza nelle politiche necroviolente; e come le notizie incessanti e devastanti abbiano un impatto sui nostri corpi, trasformando il linguaggio in un mero eufemismo che non porta a nulla. La terza e ultima parte di questo valzer è incentrata sul corpo e sulla trasformazione dello spazio espositivo in una falda acquifera in cui abitare..»
SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
MOSTRE A VENEZIA
-
Dal 20 Novembre 2025 al 31 Agosto 2026
M9 – Museo del ’900
Pertini. L’arte della democrazia
-
Dal 11 Febbraio 2026 al 7 Giugno 2026
Gallerie dell’Accademia
Tintoretto racconta la genesi. Ricerca, analisi e restauro
Visualizza tutte le mostre a Venezia
MOSTRE IN PRIMO PIANO
-
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Palazzo Mora
“ _____________” Gaza - No Words - Biennale Arte Venezia 2026
-
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Salone Verde
Jewel. Matriclysm: An Archeology of Connections Lost - Biennale Arte Venezia 2026
-
Dal 9 Maggio 2026 al 23 Novembre 2026
Venezia | Fondazione Prada
Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince
-
Dal 9 Maggio 2026 al 13 Settembre 2026
Venezia | Ca’ Pesaro - Museo d’Arte Orientale
Keita Miyazaki. From Water To Form
-
Dal 7 Maggio 2026 al 25 Luglio 2026
Venezia | Fondazione Bevilacqua La Masa
Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes
-
Dal 7 Maggio 2026 al 30 Agosto 2026
Venezia | Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Hernan Bas. The Visitors