Memoria e Progetto. Guido Strazza per Ca' D'Oro
Guido Strazza, Cosmate, 1985, Tempera su tela, 150 x 126 cm | Courtesy of Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia
Dal 10 Dicembre 2017 al 8 Aprile 2018
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
Indirizzo: Cannaregio 393
Orari: Lun 8.15 - 14 (la biglietteria chiude alle 13.30) | Mar - Dom 8.15 - 19.15 (la biglietteria chiude alle 18.45)
Curatori: Claudia Cremonini, Daniele Ferrara
Telefono per informazioni: +39 041 5200 345
Sito ufficiale: http://www.cadoro.org/
La Ca’ d’Oro propone un prestigioso omaggio a Guido Strazza per i suoi imminenti 95 anni. Lo fa in occasione della donazione di un nucleo di oltre 40 opere - 12 dipinti e 36 opere grafiche - che l’artista romano, da sempre “veneziano di adozione”, ha deciso a favore della Galleria Giorgio Franchetti.
Si tratta di un nucleo di lavori molto specifici di Strazza, da lui dedicati prevalentemente alle geometrie dei Cosmati, gli abilissimi marmorari romani che nei primi due secoli dopo il Mille impreziosirono con opere di assoluta maestria chiese e palazzi, attingendo a più antichi modelli veneto bizantini.
Ad unire la Cà d’Oro, Guido Strazza ed i Cosmati c’è la figura di Giorgio Franchetti.
"In questa mostra, un grande artista e un grande collezionista sono uniti, a distanza di un secolo, da due fattori comuni ad entrambi: il mecenatismo e la passione per i marmi antichi", sottolinea Claudia Cremonini, Direttore della Cà d’Oro e co-curatrice della Mostra.
Franchetti si cimentò direttamente in uno degli edifici simbolo di Venezia, la Ca' d’Oro, da lui acquistata e donata allo Stato nel 1916. Strazza fu attratto dai pavimenti musivi delle basiliche romane negli anni della seconda guerra mondiale.
Realtà, simbolo e astrazione si fondono, combinati dalla passione per le pietre pregiate, accanitamente raccolte da Giorgio Franchetti, tra Roma e Firenze e amorevolmente da lui rimontate nel pavimento della Ca d’Oro; contemplate, copiate da Strazza in anni difficili, di armonia perduta, e rielaborate decenni dopo, tra gli anni Settanta e Ottanta: geometrie colorate riaffioranti nella memoria e dall’anima.
L’interesse di Strazza per i Cosmati muove da quell’incunabolo di ispirazione che fu il Futurismo: da lui conosciuto con la guida di Filippo Tommaso Marinetti.
Le ruote di porfido con le fasce circolari dovevano essere familiari a un aeropittore, che fu davvero pilota di aviazione. Le riflessioni su movimento, spazio e luce, il rapporto con le altre arti, in particolare la musica, sarebbero stati sempre al centro della riflessione di Strazza, dei suoi segni, sia pittorici sia grafici, e partono da quella giovanile e precocissima esperienza.
"Con Guido Strazza per la Ca’ d’Oro - sottolinea Daniela Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto e co-curatore della Mostra - si ripropone al pubblico una genuina relazione tra arte antica e arte moderna. Un sincero rapporto d’amore tra l’icona’ architettonica, già attualizzata da Giorgio Franchetti agli inizi del Novecento, e l’opera di Guido Strazza, nella sua ideale e moderna prosecuzione di pensieri senza tempo".
Nell’occasione dell’esposizione del prestigioso corpus di opere di Guido Strazza, Claudia Cremonini ha deciso di proporre al pubblico, in un suggestivo dialogo tra opere antiche e contemporanee, un nucleo di testimonianze dei maestri lapicidi alto medievali, patrimonio del Museo veneziano. Non solo i celebri pavimenti cosmateschi, dunque. Ma anche, in rapporto diretto e formalmente stringente con alcuni pezzi della donazione, frammenti lapidei, ceramiche, elementi architettonici della stessa Ca d’Oro, o inseriti in essa dal barone Franchetti, che, nella loro maggioranza, non sono mai stati esposti al pubblico.
"La mostra - sottolinea il Direttore della Galleria - rende evidente l’assonanza tra la produzione qui esposta di Strazza, i Segni di Roma, e le Pietre di Venezia della Ca’ d’Oro e, in particolare, con due delle meraviglie per essa ideate da Franchetti: la Cappella del Mantegna, rivestita da preziosi marmi venati, e il mosaico pavimentale dell’atrio. A ribadire il rapporto dialettico tra modello originario e creazione di opere nuove di cui Ca’ d’Oro stessa è oggi testimonianza".
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