Apre agli Uffizi una mostra tra Cinquecento e Seicento
A Firenze il ritorno al puro, semplice e naturale
Lorenzo Lippi, Lot e le figlie, Firenze, Galleria degli Uffizi
E. Bramati
14/06/2014
Firenze - Nel lontano 1568 Giorgio Vasari, nelle pagine delle Vite, citava i fiorentini Andrea del Sarto e fra’ Bartolomeo, insieme a Leonardo, Raffaello e Michelangelo, come artisti cardine per la ‘rinascita’ dell’arte moderna.
Oltre un secolo dopo Filippo Baldinucci confermava il giudizio vasariano, esaltando la loro perfetta imitazione della natura e considerando questa una strategia necessaria per superare l’impasse manierista e per ricreare un linguaggio moderno, aderente alle nuove esigenze spirituali proprie del Concilio di Trento.
Dopo di lui, la strenua difesa di una tradizione fiorentina fondata sulla perfetta misura e serena espressività, avrebbe trovato ulteriori paladini fino alla metà del Seicento, in particolare con Lorenzo Lippi.
Da questa ammirazione nasce "Puro, semplice e naturale nell'arte del Cinquecento e del Seicento", che aprirà al pubblico dal 17 giugno al 2 novembre 2014 nella Galleria degli Uffizi.
La mostra desidera illustrare questa identità dell’arte fiorentina, attraverso un percorso in nove sezioni, fondato sui temi dell’espressione degli affetti, degli oggetti quotidiani e degli eventi sacri.
Attraversando due secoli d'arte, sarà possibile ammirare circa 80 opere, tra dipinti e sculture, e 35 artisti, quali Andrea del Sarto e Santi di Tito, i Della Robbia e i Sansovino, ma anche Franciabigio, Bugiardini e Sogliani, artisti ‘mediatori’ verso Bronzino, Poggini, Giovanni Bandini, e la più tarda generazione.
Non mancherà infine un riferimento al dibattito sulla lingua, elaborato all'epoca negli ambienti all’Accademia Fiorentina e a quella della Crusca. L'esposizione rappresenta dunque un'occasione per sovvertire il luogo comune di una cultura civica fiorentina passatista, dando risalto ai mutamenti semantici e alle innovazioni che derivarono da questa "ispirata" fedeltà all’antico.
Oltre un secolo dopo Filippo Baldinucci confermava il giudizio vasariano, esaltando la loro perfetta imitazione della natura e considerando questa una strategia necessaria per superare l’impasse manierista e per ricreare un linguaggio moderno, aderente alle nuove esigenze spirituali proprie del Concilio di Trento.
Dopo di lui, la strenua difesa di una tradizione fiorentina fondata sulla perfetta misura e serena espressività, avrebbe trovato ulteriori paladini fino alla metà del Seicento, in particolare con Lorenzo Lippi.
Da questa ammirazione nasce "Puro, semplice e naturale nell'arte del Cinquecento e del Seicento", che aprirà al pubblico dal 17 giugno al 2 novembre 2014 nella Galleria degli Uffizi.
La mostra desidera illustrare questa identità dell’arte fiorentina, attraverso un percorso in nove sezioni, fondato sui temi dell’espressione degli affetti, degli oggetti quotidiani e degli eventi sacri.
Attraversando due secoli d'arte, sarà possibile ammirare circa 80 opere, tra dipinti e sculture, e 35 artisti, quali Andrea del Sarto e Santi di Tito, i Della Robbia e i Sansovino, ma anche Franciabigio, Bugiardini e Sogliani, artisti ‘mediatori’ verso Bronzino, Poggini, Giovanni Bandini, e la più tarda generazione.
Non mancherà infine un riferimento al dibattito sulla lingua, elaborato all'epoca negli ambienti all’Accademia Fiorentina e a quella della Crusca. L'esposizione rappresenta dunque un'occasione per sovvertire il luogo comune di una cultura civica fiorentina passatista, dando risalto ai mutamenti semantici e alle innovazioni che derivarono da questa "ispirata" fedeltà all’antico.
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