A Milano dal 15 maggio al 15 settembre
Visible Invisible. Liu Bolin si racconta al Mudec
Liu Bolin sulla terrazza del Duomo di Milano. Courtesy MUDEC
Francesca Grego
14/05/2019
Milano - Ogni luogo, ogni oggetto ha un’anima in cui nascondersi e svanire per diventare cosa tra le cose. È la filosofia di Liu Bolin, l’artista cinese che negli ultimi anni ha conquistato le platee occidentali con le sue pratiche al confine tra performance, fotografia e body painting.
Dalle macerie del suo studio di Pechino, forzosamente raso al suolo per far posto a nuove costruzioni, alle bellezze di Venezia e Pompei, abbiamo visto il suo corpo mimetizzarsi perfettamente sullo sfondo, fino a rendersi invisibile.
Ma che cosa c’è dietro gli scatti esposti in una mostra? Ce lo svela Liu Bolin. Visible Invisible, il nuovo progetto del MUDEC costruito dall’artista in dialogo con gli spazi del museo milanese.
Per la sua seconda esposizione fotografica – dopo Steve McCurry Animals del 2018 – il Museo delle Culture ha chiesto a Liu Bolin di raccontare la propria arte in prima persona. Il primo risultato è una performance messa in atto dall’artista tra i pezzi più significativi della collezione permanente.
Oltre le fotografie finali destinate a fissarne l’essenza, dal 15 maggio al 15 settembre i visitatori potranno osservare direttamente gli abiti mimetici creati da Bolin e seguire passo dopo passo la genesi dell’opera attraverso video documentali: dallo studio all’installazione, dalla pittura all’atto performativo vero e proprio, ogni curiosità sarà soddisfatta. O quasi. Il senso ultimo del lavoro dell’artista sembra infatti destinato a sfuggirci, avviluppato com’è tra molteplici livelli di lettura: denuncia, accettazione, riflessione critica, recupero del passato e osservazione del presente sono dimensioni complementari di una realtà sfaccettata.
Per saperne di più non resta che proseguire il viaggio tra le realizzazioni più significative della carriera di Liu Bolin. Due inediti si segnalano tra le circa 50 opere in mostra: lo scatto dedicato alla Pietà Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco di Milano e un altro nella Sala di Caravaggio alla Galleria Borghese di Roma, entrambi del 2019.
E poi le serie che hanno fatto discutere, dall’iniziale Hiding in the city, nata durante la demolizione dello studio nel Suojia Arts Camp, a Migrants, realizzata con gli ospiti di alcuni centri di accoglienza siciliani. E se Shelves ci riporta all’immaginario della società dei consumi, tra scaffali di supermercati ricolmi di merci, in Hiding in Italy l’artista si confronta con la memoria e con la cultura italiana, dal cibo alla cultura, in un nuovo Grand Tour.
Leggi anche:
• Al MUDEC Roy Lichtenstein. Multiple Visions
Dalle macerie del suo studio di Pechino, forzosamente raso al suolo per far posto a nuove costruzioni, alle bellezze di Venezia e Pompei, abbiamo visto il suo corpo mimetizzarsi perfettamente sullo sfondo, fino a rendersi invisibile.
Ma che cosa c’è dietro gli scatti esposti in una mostra? Ce lo svela Liu Bolin. Visible Invisible, il nuovo progetto del MUDEC costruito dall’artista in dialogo con gli spazi del museo milanese.
Per la sua seconda esposizione fotografica – dopo Steve McCurry Animals del 2018 – il Museo delle Culture ha chiesto a Liu Bolin di raccontare la propria arte in prima persona. Il primo risultato è una performance messa in atto dall’artista tra i pezzi più significativi della collezione permanente.
Oltre le fotografie finali destinate a fissarne l’essenza, dal 15 maggio al 15 settembre i visitatori potranno osservare direttamente gli abiti mimetici creati da Bolin e seguire passo dopo passo la genesi dell’opera attraverso video documentali: dallo studio all’installazione, dalla pittura all’atto performativo vero e proprio, ogni curiosità sarà soddisfatta. O quasi. Il senso ultimo del lavoro dell’artista sembra infatti destinato a sfuggirci, avviluppato com’è tra molteplici livelli di lettura: denuncia, accettazione, riflessione critica, recupero del passato e osservazione del presente sono dimensioni complementari di una realtà sfaccettata.
Per saperne di più non resta che proseguire il viaggio tra le realizzazioni più significative della carriera di Liu Bolin. Due inediti si segnalano tra le circa 50 opere in mostra: lo scatto dedicato alla Pietà Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco di Milano e un altro nella Sala di Caravaggio alla Galleria Borghese di Roma, entrambi del 2019.
E poi le serie che hanno fatto discutere, dall’iniziale Hiding in the city, nata durante la demolizione dello studio nel Suojia Arts Camp, a Migrants, realizzata con gli ospiti di alcuni centri di accoglienza siciliani. E se Shelves ci riporta all’immaginario della società dei consumi, tra scaffali di supermercati ricolmi di merci, in Hiding in Italy l’artista si confronta con la memoria e con la cultura italiana, dal cibo alla cultura, in un nuovo Grand Tour.
Leggi anche:
• Al MUDEC Roy Lichtenstein. Multiple Visions
VEDI ANCHE
-
Sull’isola dell’arte, tra estate e autunno
Cinque mostre da vedere in Sardegna
-
Forlì-Cesena | Presto in mostra al Museo di San Domenico di Forlì
Oriente, che passione! Il favoloso incontro tra il Giappone e l’arte occidentale
-
Gli appuntamenti dell’estate
L’arte (non) va in vacanza. Le mostre da non perdere al mare e in montagna
-
Taranto | In mostra al MarTa fino al 10 gennaio 2027
Essere atleti nel mondo antico. A Taranto, per i Giochi del Mediterraneo
-
Firenze | In mostra da ottobre al Museo degli Innocenti
Artemisia a Firenze, il racconto della rinascita
-
Oristano | Inaugurata la Sala dei Giganti di Mont’e Prama
Etruschi e Sardi, le sorprese di un incontro
LA MAPPA
NOTIZIE