Il museo viennese tra radici e futuro
Albertina, 250 anni al femminile
L'arciduchessa Maria Cristina d'Asburgo-Lorena in abito bianco, gouache. Kunsthistorisches Museum, Vienna
Francesca Grego
19/06/2026
Mondo - Oltre un milione di opere compongono l’eccezionale collezione dell’Albertina, tra le più importanti al mondo per le arti grafiche, che il prossimo 4 luglio compie 250 anni. In occasione dell’anniversario il museo viennese riscopre le proprie radici, con una sorpresa: all’origine delle sue incredibili raccolte ci sarebbe una donna, l’arciduchessa Maria Cristina d’Asburgo, il cui ruolo sarebbe stato finora oscurato dalla figura del marito, il duca Alberto di Sassonia-Teschen, dal quale prendono il nome il museo e lo storico palazzo che lo ospita.
È questo lo spunto alla base del programma espositivo che, da oggi fino al prossimo 17 gennaio, festeggia i 250 anni dell’Albertina. Primo atto delle celebrazioni è la mostra Collecting for the future, in corso fino all’11 ottobre: un viaggio tra i capolavori del museo - da Dürer a Rubens, da Michelangelo a Rembrandt, Bruegel, Bosch, Schiele- ma anche un’interessante pagina di storia del collezionismo, con un occhio speciale alla passione per l’arte condivisa dalla coppia di fondatori.
Figlia prediletta dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, sorella di Maria Antonietta, regina di Francia, e di Maria Carolina, regina di Napoli, l’arciduchessa Maria Cristina ha il privilegio inconsueto per l’epoca di sposarsi per amore. Da donna colta quale è, sceglie un consorte aperto e amante della cultura, anche se non particolarmente ricco né potente. Con l’aiuto dell’ambasciatore austriaco a Venezia Giacomo Durazzo, nel 1776 Alberto entra in possesso di 1000 preziose opere grafiche, che si aggiungono ai dipinti custoditi dalla coppia nel Castello di Bratislava. La collezione seguirà i coniugi a Bruxelles, dove il duca riceve l’incarico di governatore dei Paesi Bassi, e poi a Vienna, dopo gli sconvolgimenti seguiti alla Rivoluzione francese. Per preservarle dai rischi di un viaggio attraverso un’Europa in preda a guerre e tumulti, nel 1793 le opere vengono caricate su tre navi in partenza per Amburgo, ma una delle imbarcazioni si scontra con un banco di rocce e affonda: si dice che alcuni dei migliori capolavori della collezione siano sepolti con lei sul fondo del Mare di Wadden.

Albrecht Dürer, Il leprotto, 1502. Albertina Museum, Vienna
Oltre ad amare l’arte e a finanziare l’acquisto di nuove opere, Maria Cristina ha un approccio sistematico e quasi scientifico al collezionismo: è lei a decidere quale profilo dare alla collezione, a definirne gli obiettivi, a riflettere su come raggiungerli. Ma quali erano i suoi artisti preferiti? E quando, come e perché sono entrati nelle raccolte dell’Albertina tesori come la Lepre di Albrecht Dürer o i disegni di Egon Schiele? Sono solo alcune delle domande alle quali la mostra risponde, unendo all’indagine sul passato uno sguardo sulle prospettive future del patrimonio del museo.
Nelle raccolte originarie di Maria Cristina e Alberto non mancavano opere di artiste dedite al disegno o all’incisione. Lo scopriremo nel secondo evento espositivo dell’anno, dedicato alle Donne artiste dell’Albertina (30 ottobre 2026 - 17 gennaio 2027): una vera e propria rilettura della storia dell’arte, che muoverà dalle xilografie medievali realizzate nei conventi femminili all’arte radicale e femminista degli anni Settanta del Novecento, riflettendo anche sull’evoluzione delle condizioni sociali e politiche su cui si è sviluppata, nel tempo, la collezione. La mostra si basa su un progetto di ricerca avviato dal direttore del museo Ralph Gleis, dedicato alle artiste presenti in tutti i settori della collezione, che sta portando alla ribalta, assicurano dall’Albertina, “una sorprendente varietà e un numero considerevole di opere eccezionali, finora esposte poco o per nulla”.

Jakob Alt, Das Palais Herzog Alberts, 1816, 27.4 x 40.8 cm, Feder in Schwarz, Aquarell © ALBERTINA, Wien
È questo lo spunto alla base del programma espositivo che, da oggi fino al prossimo 17 gennaio, festeggia i 250 anni dell’Albertina. Primo atto delle celebrazioni è la mostra Collecting for the future, in corso fino all’11 ottobre: un viaggio tra i capolavori del museo - da Dürer a Rubens, da Michelangelo a Rembrandt, Bruegel, Bosch, Schiele- ma anche un’interessante pagina di storia del collezionismo, con un occhio speciale alla passione per l’arte condivisa dalla coppia di fondatori.
Figlia prediletta dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, sorella di Maria Antonietta, regina di Francia, e di Maria Carolina, regina di Napoli, l’arciduchessa Maria Cristina ha il privilegio inconsueto per l’epoca di sposarsi per amore. Da donna colta quale è, sceglie un consorte aperto e amante della cultura, anche se non particolarmente ricco né potente. Con l’aiuto dell’ambasciatore austriaco a Venezia Giacomo Durazzo, nel 1776 Alberto entra in possesso di 1000 preziose opere grafiche, che si aggiungono ai dipinti custoditi dalla coppia nel Castello di Bratislava. La collezione seguirà i coniugi a Bruxelles, dove il duca riceve l’incarico di governatore dei Paesi Bassi, e poi a Vienna, dopo gli sconvolgimenti seguiti alla Rivoluzione francese. Per preservarle dai rischi di un viaggio attraverso un’Europa in preda a guerre e tumulti, nel 1793 le opere vengono caricate su tre navi in partenza per Amburgo, ma una delle imbarcazioni si scontra con un banco di rocce e affonda: si dice che alcuni dei migliori capolavori della collezione siano sepolti con lei sul fondo del Mare di Wadden.

Albrecht Dürer, Il leprotto, 1502. Albertina Museum, Vienna
Oltre ad amare l’arte e a finanziare l’acquisto di nuove opere, Maria Cristina ha un approccio sistematico e quasi scientifico al collezionismo: è lei a decidere quale profilo dare alla collezione, a definirne gli obiettivi, a riflettere su come raggiungerli. Ma quali erano i suoi artisti preferiti? E quando, come e perché sono entrati nelle raccolte dell’Albertina tesori come la Lepre di Albrecht Dürer o i disegni di Egon Schiele? Sono solo alcune delle domande alle quali la mostra risponde, unendo all’indagine sul passato uno sguardo sulle prospettive future del patrimonio del museo.
Nelle raccolte originarie di Maria Cristina e Alberto non mancavano opere di artiste dedite al disegno o all’incisione. Lo scopriremo nel secondo evento espositivo dell’anno, dedicato alle Donne artiste dell’Albertina (30 ottobre 2026 - 17 gennaio 2027): una vera e propria rilettura della storia dell’arte, che muoverà dalle xilografie medievali realizzate nei conventi femminili all’arte radicale e femminista degli anni Settanta del Novecento, riflettendo anche sull’evoluzione delle condizioni sociali e politiche su cui si è sviluppata, nel tempo, la collezione. La mostra si basa su un progetto di ricerca avviato dal direttore del museo Ralph Gleis, dedicato alle artiste presenti in tutti i settori della collezione, che sta portando alla ribalta, assicurano dall’Albertina, “una sorprendente varietà e un numero considerevole di opere eccezionali, finora esposte poco o per nulla”.

Jakob Alt, Das Palais Herzog Alberts, 1816, 27.4 x 40.8 cm, Feder in Schwarz, Aquarell © ALBERTINA, Wien
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