Un progetto ideato dall'Università della Sorbona e dall'Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei
Storie d’amore e di gladiatori: scene di vita quotidiana riaffiorano a Pompei grazie alla tecnologia
Corridoio teatri | Courtesy Parco archeologico di Pompei
Samantha De Martin
20/01/2026
Napoli - Erato ama qualcuno. “Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia e che vivano sempre in armonia”.
Sono alcune scene di vita vissuta fissate a Pompei su una parete nel quartiere dei teatri, al pari delle scritte che oggi troveremmo lungo i muri delle strade moderne, ma anche sui social o nelle chat. Queste storie di passioni, ma anche di insulti, incitazioni sportive, che sarebbero andati perduti per sempre, riaffiorano a Pompei grazie alla tecnologia.
Accade nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana. Un muro scavato oltre 230 anni fa, davanti al quale sono transitati milioni di visitatori ogni anno e dove invece l’impiego di metodologie di ricerca d’avanguardia ha restituito circa 300 iscrizioni, delle quali 200 note da tempo e un'ottantina identificate da poco.
Il progetto, intitolato Bruits de couloir (“Voci di corridoio”) è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell'Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell'Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei è stato eseguito in due campagne, nel 2022 e nel 2025. Grazie a questo progetto è stato possibile rileggere complessivamente l’ampia testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.

Graffito "Erato amat..." | Courtesy Parco archeologico di Pompei
“La tecnologia - commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico. Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei.”
La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti del corridoio con RTI (Reflectance Transformation Imaging, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). In questo modo vengono captati elementi che l’occhio nudo non vede e dopo oltre due secoli dallo scavo emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.
Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento che permetterà di visualizzare e annotare le iscrizioni. Il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire finalmente un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni, per permettere la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, e favorire una futura esperienza di visita integrata con l’aiuto delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.
Sono alcune scene di vita vissuta fissate a Pompei su una parete nel quartiere dei teatri, al pari delle scritte che oggi troveremmo lungo i muri delle strade moderne, ma anche sui social o nelle chat. Queste storie di passioni, ma anche di insulti, incitazioni sportive, che sarebbero andati perduti per sempre, riaffiorano a Pompei grazie alla tecnologia.
Accade nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla via Stabiana. Un muro scavato oltre 230 anni fa, davanti al quale sono transitati milioni di visitatori ogni anno e dove invece l’impiego di metodologie di ricerca d’avanguardia ha restituito circa 300 iscrizioni, delle quali 200 note da tempo e un'ottantina identificate da poco.
Il progetto, intitolato Bruits de couloir (“Voci di corridoio”) è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell'Università della Sorbona e Marie-Adeline Le Guennec dell'Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei è stato eseguito in due campagne, nel 2022 e nel 2025. Grazie a questo progetto è stato possibile rileggere complessivamente l’ampia testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.

Graffito "Erato amat..." | Courtesy Parco archeologico di Pompei
“La tecnologia - commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico e quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico. Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila, un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei.”
La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale, documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e analizza le pareti del corridoio con RTI (Reflectance Transformation Imaging, tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). In questo modo vengono captati elementi che l’occhio nudo non vede e dopo oltre due secoli dallo scavo emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.
Lo sviluppo di una piattaforma 3D che integri fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici porterà alla creazione di un nuovo strumento che permetterà di visualizzare e annotare le iscrizioni. Il Parco Archeologico di Pompei ha messo in programma la realizzazione di una copertura del corridoio, per consentire finalmente un’adeguata protezione degli intonaci su cui sono state incise le iscrizioni, per permettere la conservazione di questo importante complesso di attestazioni epigrafiche pompeiane concentrate in un unico ambiente, portate alla luce nel 1794, e favorire una futura esperienza di visita integrata con l’aiuto delle tecnologie sviluppate dalle nuove ricerche.
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