Dal 13 settembre al 14 dicembre
Moda e pubblicità. L’ascesa del Made in Italy alla Magnani Rocca
Giovanni Gastel, 4 colori almeno!, Copertina per rivista Donna marzo 1982 | © Archivio Giovanni Gastel
Francesca Grego
01/08/2025
Parma - Com’è cambiata la moda italiana dal dopoguerra a oggi? Che ruolo ha avuto la pubblicità nell’esplosione del Made in Italy? In che modo i grandi fashion photographer hanno influenzato l’immaginario del Bel Paese? Lo scopriremo dal 13 settembre al 14 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca, che con la mostra Moda e pubblicità in Italia 1950-2000 dà seguito a un progetto di ampio respiro iniziato nel 2022.
Alla Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo, alle porte di Parma, arriveranno oltre 300 opere messe insieme dai curatori Dario Cimorelli, Eugenia Paulicelli e Stefano Roffi grazie a collaborazioni con prestigiose collezioni pubbliche e private: manifesti, riviste, fotografie, spot, spezzoni cinematografici, video e perfino le mitiche figurine Fiorucci, che insieme restituiranno mezzo secolo di trasformazioni con sguardo filologico e poetico insieme.
I grandi della moda italiana - da Valentino a Giorgio Armani, da Emilio Pucci a Krizia, Versace, Ferragamo, Dolce & Gabbana, Gucci - si racconteranno attraverso l’occhio di grandi fotografi come Giovanni Gastel o Giampaolo Barbieri, ma anche nelle illustrazioni di René Gruau, Sepo, Erberto Carboni, Franco Grignani, Guido Crepax, e naturalmente nel lavoro provocatorio e innovativo di Oliviero Toscani, restituendo, accanto agli sviluppi dello stile italiano, il ritratto di un’epoca.

Giovanni Gastel, Krizia, 1984. Archivio Giovanni Gastel
In questi cinquant’anni “la moda si conferma una macchina potente di comunicazione e si definisce sempre più come linguaggio e performance del corpo”, scrivono i curatori: “La mostra racconta come la moda e la pubblicità, insieme, abbiano saputo attraversare i cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro paese e generarne i miti, gli stereotipi, la creatività, i desideri”.
Il racconto inizia con il secondo dopoguerra, quando grafici, illustratori, cartellonisti animano un sistema ancora artigianale, guardando con timidezza al modello pubblicitario americano. In tv le regole e le censure della RAI limitano il confronto con le tendenze internazionali, ma diventano presto uno stimolo allo sviluppo di un gusto visivo e narrativo originale, che unisce memoria, ironia e affabulazione. La svolta arriva prima con il colore e poi con le tv private: la pubblicità si afferma come linguaggio pop, potente, invasivo. È una nuova forma d’arte, e la moda il suo laboratorio più vibrante. Non a caso, un’importante sezione della mostra sarà dedicata proprio agli spot televisivi più rappresentativi e memorabili di questo periodo. Con il successo internazionale del Made in Italy negli anni Ottanta, la moda italiana oltrepasserà definitivamente i confini dell’abito, per diventare una fucina di immaginari di portata globale, comunicando storie, personaggi ed esperienze.
Leggi anche:
• Moda e pubblicità: l'alba di un sogno alla Fondazione Magnani Rocca
Alla Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo, alle porte di Parma, arriveranno oltre 300 opere messe insieme dai curatori Dario Cimorelli, Eugenia Paulicelli e Stefano Roffi grazie a collaborazioni con prestigiose collezioni pubbliche e private: manifesti, riviste, fotografie, spot, spezzoni cinematografici, video e perfino le mitiche figurine Fiorucci, che insieme restituiranno mezzo secolo di trasformazioni con sguardo filologico e poetico insieme.
I grandi della moda italiana - da Valentino a Giorgio Armani, da Emilio Pucci a Krizia, Versace, Ferragamo, Dolce & Gabbana, Gucci - si racconteranno attraverso l’occhio di grandi fotografi come Giovanni Gastel o Giampaolo Barbieri, ma anche nelle illustrazioni di René Gruau, Sepo, Erberto Carboni, Franco Grignani, Guido Crepax, e naturalmente nel lavoro provocatorio e innovativo di Oliviero Toscani, restituendo, accanto agli sviluppi dello stile italiano, il ritratto di un’epoca.

Giovanni Gastel, Krizia, 1984. Archivio Giovanni Gastel
In questi cinquant’anni “la moda si conferma una macchina potente di comunicazione e si definisce sempre più come linguaggio e performance del corpo”, scrivono i curatori: “La mostra racconta come la moda e la pubblicità, insieme, abbiano saputo attraversare i cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro paese e generarne i miti, gli stereotipi, la creatività, i desideri”.
Il racconto inizia con il secondo dopoguerra, quando grafici, illustratori, cartellonisti animano un sistema ancora artigianale, guardando con timidezza al modello pubblicitario americano. In tv le regole e le censure della RAI limitano il confronto con le tendenze internazionali, ma diventano presto uno stimolo allo sviluppo di un gusto visivo e narrativo originale, che unisce memoria, ironia e affabulazione. La svolta arriva prima con il colore e poi con le tv private: la pubblicità si afferma come linguaggio pop, potente, invasivo. È una nuova forma d’arte, e la moda il suo laboratorio più vibrante. Non a caso, un’importante sezione della mostra sarà dedicata proprio agli spot televisivi più rappresentativi e memorabili di questo periodo. Con il successo internazionale del Made in Italy negli anni Ottanta, la moda italiana oltrepasserà definitivamente i confini dell’abito, per diventare una fucina di immaginari di portata globale, comunicando storie, personaggi ed esperienze.
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