Il grande scenografo in mostra a Roma
Dietro le quinte del cinema con il Premio Oscar Dante Ferretti
Dante Ferretti, Exit Xsu palace per Ripley’s believe it or not, 1999. Tecnica mista gessetti/carboncini, 59,5x168x cm
Francesca Grego
20/04/2026
Roma - La magia del cinema nasce prima ancora che si accenda la macchina da presa. A testimoniarlo presso i Musei di San Salvatore in Lauro fino al prossimo 19 luglio è Dante Ferretti, scenografo di fama mondiale tre volte Premio Oscar con oltre novanta film all’attivo, da Federico Fellini a Martin Scorsese, da Terry Gilliam a Tim Burton. “Un genio”, lo definì Pier Paolo Pasolini, e molti anni dopo Leonardo Di Caprio lo ha indicato come “lo scenografo più emblematico e rappresentativo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi”. Il MoMa di New York gli ha dedicato una mostra e perfino un festival, mentre alcune delle sue opere sono esposte in via permanente presso lo Smithsonian Institute di Washington.
A Roma abbiamo occasione di scoprirne il lavoro attraverso oltre quaranta bozzetti, studi pittorici e materiali originali, visti non come passaggi accessori verso il film vero e proprio, ma come la scintilla primaria da cui tutto ha avuto origine. Una cavalcata lungo sessant’anni di cinema internazionale, alla scoperta di una figura artigianale, colta e visionaria ad un tempo, e della facilità con cui Ferretti ha saputo - spaziando con disinvoltura tra generi, ambientazioni ed epoche diverse - trasformare ogni volta il disegno in spazio e la memoria in immaginario. In mostra ci ritroveremo perciò a sbirciare dietro le quinte di film felliniani come E la nave va o Ginger e Fred, o delle atmosfere gotiche di Il nome della rosa, o ancora tra le visioni de Le avventure del barone di Munchausen, fino a imprese americane come L’età dell’Innocenza, Casino, Kundun, Gangs of New York, Cold Mountain e agli Oscar per la migliore scenografia conquistato da The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret.

Dante Ferretti, Serie Ancore, Ancore di nave su cantiere, 2018. Tecnica mista, carboncino e acrilico su tela, cm 90x130
Spazi, ambienti, architetture e atmosfere sono già nei disegni a gessetto o a carboncini colorati di Ferretti, talvolta nei collage, prima ancora che davanti alla macchina da presa. Guardandoli scopriamo come il celebre scenografo abbia imparato a immaginare il cinema attraverso la pittura, da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Luca Signorelli, da Giotto alla luce di Caravaggio, passando per i fiamminghi Bruegel e Bosch. Un mondo che rivive nei suoi film come concreta materia di invenzione, nella resa della profondità, nella scelta dei punti di fuga, nella costruzione delle ombre, nella tensione narrativa di ogni linea.
Curata da Raffaele Curi, Dante Ferretti. Con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia giunge a Roma in una nuova edizione dopo la prima tappa presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Per l’artista l’approdo nella Capitale ha il sapore di un ritorno a casa, nel luogo fondativo della sua vicenda artistica: è qui che Ferretti, nativo di Macerata, si è formato, è qui che ha incontrato i grandi del cinema italiano e ha sviluppato il suo sguardo peculiare, capace di muoversi con assoluta libertà tra mondi lontani e registri stilistici di ogni tipo.

Dante Ferretti, Interni Turpin Parlor per Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton, 2007. Tecnica mista gessetti/carboncini, cm 60x168
A Roma abbiamo occasione di scoprirne il lavoro attraverso oltre quaranta bozzetti, studi pittorici e materiali originali, visti non come passaggi accessori verso il film vero e proprio, ma come la scintilla primaria da cui tutto ha avuto origine. Una cavalcata lungo sessant’anni di cinema internazionale, alla scoperta di una figura artigianale, colta e visionaria ad un tempo, e della facilità con cui Ferretti ha saputo - spaziando con disinvoltura tra generi, ambientazioni ed epoche diverse - trasformare ogni volta il disegno in spazio e la memoria in immaginario. In mostra ci ritroveremo perciò a sbirciare dietro le quinte di film felliniani come E la nave va o Ginger e Fred, o delle atmosfere gotiche di Il nome della rosa, o ancora tra le visioni de Le avventure del barone di Munchausen, fino a imprese americane come L’età dell’Innocenza, Casino, Kundun, Gangs of New York, Cold Mountain e agli Oscar per la migliore scenografia conquistato da The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret.

Dante Ferretti, Serie Ancore, Ancore di nave su cantiere, 2018. Tecnica mista, carboncino e acrilico su tela, cm 90x130
Spazi, ambienti, architetture e atmosfere sono già nei disegni a gessetto o a carboncini colorati di Ferretti, talvolta nei collage, prima ancora che davanti alla macchina da presa. Guardandoli scopriamo come il celebre scenografo abbia imparato a immaginare il cinema attraverso la pittura, da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Luca Signorelli, da Giotto alla luce di Caravaggio, passando per i fiamminghi Bruegel e Bosch. Un mondo che rivive nei suoi film come concreta materia di invenzione, nella resa della profondità, nella scelta dei punti di fuga, nella costruzione delle ombre, nella tensione narrativa di ogni linea.
Curata da Raffaele Curi, Dante Ferretti. Con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia giunge a Roma in una nuova edizione dopo la prima tappa presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Per l’artista l’approdo nella Capitale ha il sapore di un ritorno a casa, nel luogo fondativo della sua vicenda artistica: è qui che Ferretti, nativo di Macerata, si è formato, è qui che ha incontrato i grandi del cinema italiano e ha sviluppato il suo sguardo peculiare, capace di muoversi con assoluta libertà tra mondi lontani e registri stilistici di ogni tipo.

Dante Ferretti, Interni Turpin Parlor per Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street di Tim Burton, 2007. Tecnica mista gessetti/carboncini, cm 60x168
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