Dal 19 maggio al 28 agosto
Il Palazzo delle Esposizioni per Berengo Gardin
Gianni Berengo Gardin, Venezia, aprile 2013 - Le grandi navi da crociera invadono la città - La MSC Divina passa davanti al centro storico | © Gianni Berengo Gardin / Fondazione Forma / Contrasto
Ludovica Sanfelice
18/05/2016
Roma - Un silenzioso accerchiamento che partendo dall’esterno marcia verso l’interno per espugnare il senso dell’indagine. E' questa la strategia di Gianni Berengo Gardin, gloria italiana del reportage che scartando l'accessorio del colore per non distrarre l'interlocutore, da mezzo secolo vigila sul nostro Paese documentando il nostro tempo.
A lui Palazzo delle Esposizioni, dal 19 maggio al 28 agosto, dedica una retrospettiva con il titolo nobile e asciutto di "Vera fotografia", riferimento all'abitudine del fotografo di siglare così gli scatti maniacalmente realizzati solo con macchine analogiche.
Attorno a questo marchio di fabbrica si raccoglie una produzione di 250 immagini datate tra il 1954 e il 2015, alcune delle quali inedite, capaci di descrivere in maniera attiva e dinamica la realtà, di celebrarne il bello e denunciarne il brutto.
Il principale oggetto del suo sguardo unico: l'Italia. Studiata nella sua fisionomia, osservata al lavoro, mostrata nei cambiamenti e analizzata tra le pieghe della sua cultura e nel solco della sua tradizione, incalzata lateralmente ai margini, spiata nei suoi lunatici spaesamenti.
Si risale così la corrente temporale dei reportage su Venezia e Milano, sul Mondo del Lavoro, sui Manicomi e sugli Zingari, sulla Protesta, sulla Casa, sui Paesaggi fino alle Grandi Navi, per concludere con una sezione dedicata ai tanti libri pubblicati dal maestro, prova del suo modo di operare fatto di documentazione e puntuale relazione ma anche testimonianza della forte e continua risposta sollevata nel mercato editoriale.
A lui Palazzo delle Esposizioni, dal 19 maggio al 28 agosto, dedica una retrospettiva con il titolo nobile e asciutto di "Vera fotografia", riferimento all'abitudine del fotografo di siglare così gli scatti maniacalmente realizzati solo con macchine analogiche.
Attorno a questo marchio di fabbrica si raccoglie una produzione di 250 immagini datate tra il 1954 e il 2015, alcune delle quali inedite, capaci di descrivere in maniera attiva e dinamica la realtà, di celebrarne il bello e denunciarne il brutto.
Il principale oggetto del suo sguardo unico: l'Italia. Studiata nella sua fisionomia, osservata al lavoro, mostrata nei cambiamenti e analizzata tra le pieghe della sua cultura e nel solco della sua tradizione, incalzata lateralmente ai margini, spiata nei suoi lunatici spaesamenti.
Si risale così la corrente temporale dei reportage su Venezia e Milano, sul Mondo del Lavoro, sui Manicomi e sugli Zingari, sulla Protesta, sulla Casa, sui Paesaggi fino alle Grandi Navi, per concludere con una sezione dedicata ai tanti libri pubblicati dal maestro, prova del suo modo di operare fatto di documentazione e puntuale relazione ma anche testimonianza della forte e continua risposta sollevata nel mercato editoriale.
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