In un edificio di Roma riaffiorano, dopo un secolo, le pitture dell'artista

Tra i colori del Bal Tic Tac, il cabaret futurista dipinto da Giacomo Balla

Un dettaglio del soffitto del Bal Tic Tac. Foto: © Romano D’Agostini e Luca Zizi

 

Samantha De Martin

23/10/2018

Roma - “Un giorno, verso l’estate di quel 1921, Vinicio Paladini venne per proporre a Balla un lavoro di decorazione completamente futurista: si trattava di abbellire un locale (oggi si direbbe night-club). Balla, felice, non chiedeva altro, per cui accettò di fare tutto il lavoro in quello che lui chiamerà il 'Bal-Tik-Tak', per un compenso di 4mila lire”.
Iniziava così il racconto di Elica Balla, figlia del maestro, che descriveva l’inizio dell’avventura del Bal Tic Tac, il primo cabaret futurista romano, le cui pitture murali originali, sono riemerse, dopo quasi un secolo, sulle pareti e sul soffitto del piano terra di un edificio di via Milano 24.
La scoperta è avvenuta all’inizio del 2017, durante le indagini preliminari per la ristrutturazione della palazzina, destinata ad accogliere il Museo per l’educazione monetaria e finanziaria della Banca d’Italia, la cui apertura è prevista per la fine del 2021.

Negli ultimi mesi, con la supervisione della Soprintendenza Speciale di Roma, sono state riportate alla luce le superfici decorate superstiti, presenti in quella che era la sala d’ingresso del Bal Tic Tac. Decorazioni che si credeva fossero andate perdute in seguito alle numerose ristrutturazioni subite dai locali nel corso del Novecento. E invece le pitture del piano terra che riemergono con la brillantezza del rosso, del giallo, del blu, si sono parzialmente salvate, coperte e nascoste da controsoffitti e carta da parati, boiserie e strati di tinteggiatura successivi.

Balla si trovò a operare in ambienti nuovi, costruiti tra il 1920 e il 1921, ed ebbe modo di dare libero sfogo al proprio estro per realizzare l’intera decorazione, seguendo le istanze teoriche del manifesto Ricostruzione futurista dell’Universo, pubblicato l’11 marzo 1915 e firmato assieme a Fortunato Depero. Ed in effetti, la pittura murale ritrovata in via Milano, opera dell’artista che si autodefiniva “astrattista futurista” è esemplare di questo stile della prima avanguardia artistica europea.

A diffondere trionfalmente la notizia dell’apertura del locale, inaugurato alla fine del 1921, sotto l’egida di Filippo Tommaso Marinetti, era stata la rivista milanese Il Futurismo, nel suo secondo numero: “Marinetti inaugurò a Roma, con un discorso, il Bal Tic-Tac, grandioso locale per balli notturni, futuristicamente decorato da Balla. Per la prima volta, apparve realizzata la nuova arte decorativa futurista. Forza, dinamismo, giocondità, italianità, originalità”.

L’originaria struttura del locale si ritrova nella dettagliata descrizione fatta dalla giornalista Charlotte Caillot sulla rivista parigina Les Tablettes: “Le pareti sembrano esse stesse ballare, le grandi linee architettoniche si compenetrano in toni di blu chiaro e profondo, sempre luminoso, come un cielo in festa. Un enorme trifoglio verde distorce un segno di quadri o uno di picche e taglia un cuore giallo, come se qualcuno stesse mischiando gigantesche carte animate. Una ballerina scompone a ventaglio i suoi movimenti e contemporaneamente ne imprime nello spazio la memoria ritmica. Pilastri tricolori hanno la bonarietà di un 14 luglio amichevole".
Sembra ancora di sentirle le inconfondibili note del jazz, o il violino di Ugo Filippini che inaugurava l'edificio.

Da settembre scorso è iniziato un intervento di restauro conservativo, finalizzato al recupero e alla piena leggibilità di questa sorprendente opera d’arte ritrovata e che sarà accessibile al pubblico con le sue decorazioni originali superstiti.

È un anno importante, a Roma, per Giacomo Balla. In attesa della mostra che, dal prossimo 29 novembre, accenderà i riflettori sulla prima produzione dell’artista, la Soprintendenza ha annunciato la fine della messa in sicurezza di Casa Balla in via Oslavia, necessaria per una prossima apertura al pubblico. I lavori, effettuati in accordo con gli eredi del pittore, sono stati realizzati grazie al supporto della Banca d’Italia e con la supervisione della Soprintendenza Speciale di Roma.


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