Taking Care - Progettare per il bene comune
Biennale di Venezia: gli esempi concreti del Padiglione Italia
Big City Life, Tor Marancia street art
Ludovica Sanfelice
27/05/2016
Venezia - Il sipario si solleva sulla 15. Mostra Internazionale di Architettura e il Padiglione Italia, curato dalla squadra di architetti formata da Massimo Lepore, Raul Pantaleo e Simone Sfriso della TAMassociati, mostra di contenere diverse sorprese. Sulla guida del tema "Taking Care - Progettare per il bene comune" scorre un'opera collettiva che promuove 20 progetti ad azione concreta che con particolare sensibilità ai luoghi, alle comunità e alle risorse locali sono stati realizzati in Italia o in contesti internazionali ad opera di team italiani.
Il percorso organizzato in tre sezioni intitolate "pensare", "incontrare" e "agire" comincia dalla comprensione delle criticità delle aree di intervento, principalmente periferie, ragionando sul tema del bene comune. Arrivano quindi le testimonanze di progetti realizzati in queste aree e ancorati a diversi campi d'indagine: legalità, salute, abitare, ambiente, istruzione, cultura, gioco, scienza, alimentazione e lavoro. Qui sfilano esempi costruttivi di architettura etica come la conversione della Casa del boss di Casal di Principe in un Museo e il programma di rigenerazione edilizia attraverso opere murali realizzato a Tor Marancia a Roma grazie ad un protocollo d'Intesa siglato da Ater, Associazione Culturale 999 e Municipio VIII e basato sulla partecipazione degli abitanti del quartiere che godranno dell'effetto permanente di una galleria d'arte a cielo aperto.
Nel campo dell'"Agire" infine si materializza il futuro attraverso cinque dispositivi mobili pensati per 5 associazioni nazionali impegnate nel contrasto alla marginalità in aree periferiche da finanziare attraverso una campagna di sponsorizzazioni private e crowdfunding civico.
Il profilo povero dell'allestimento, con il riuso di materiali provenienti da esposizioni precedenti come Expo Milano 2015, risponde alla chiamata al fronte che la Biennale e il curatore Alejandro Aravena hanno lanciato. E al termine del semestre tutte verrà recuperato e riciclato coerentemente con le istanze a cui il padiglione offre cassa di risonanza.
Consulta anche:
I nuovi orizzonti della Biennale di Venezia 2016
Il percorso organizzato in tre sezioni intitolate "pensare", "incontrare" e "agire" comincia dalla comprensione delle criticità delle aree di intervento, principalmente periferie, ragionando sul tema del bene comune. Arrivano quindi le testimonanze di progetti realizzati in queste aree e ancorati a diversi campi d'indagine: legalità, salute, abitare, ambiente, istruzione, cultura, gioco, scienza, alimentazione e lavoro. Qui sfilano esempi costruttivi di architettura etica come la conversione della Casa del boss di Casal di Principe in un Museo e il programma di rigenerazione edilizia attraverso opere murali realizzato a Tor Marancia a Roma grazie ad un protocollo d'Intesa siglato da Ater, Associazione Culturale 999 e Municipio VIII e basato sulla partecipazione degli abitanti del quartiere che godranno dell'effetto permanente di una galleria d'arte a cielo aperto.
Nel campo dell'"Agire" infine si materializza il futuro attraverso cinque dispositivi mobili pensati per 5 associazioni nazionali impegnate nel contrasto alla marginalità in aree periferiche da finanziare attraverso una campagna di sponsorizzazioni private e crowdfunding civico.
Il profilo povero dell'allestimento, con il riuso di materiali provenienti da esposizioni precedenti come Expo Milano 2015, risponde alla chiamata al fronte che la Biennale e il curatore Alejandro Aravena hanno lanciato. E al termine del semestre tutte verrà recuperato e riciclato coerentemente con le istanze a cui il padiglione offre cassa di risonanza.
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