MODERN ART – UNFINISHED. Collezione del Museum of American Art – Berlin

MODERN ART – UNFINISHED. Collezione del Museum of American Art – Berlin, Venezia

 

Dal 9 Maggio 2026 al 30 Giugno 2026

Luogo: Alice nello spazio latente

Indirizzo: Salizada de le Gatte 3191, Castello

Orari: Mercoledì - Sabato 11:30-14:30 / 15:00-18:00

Curatori: Alexandra Tryanova

Telefono per informazioni: +39 351 7491961

E-Mail info: ansl.venezia@gmail.com


Il Museum of American Art – Berlin non opera come un deposito di oggetti, ma come uno spazio per l'analisi e la rilettura della storia dell'arte, dove il ruolo della collezione è assunto dai modi di comprendere gli oggetti. A Venezia, questo spazio prende la forma di una copisteria funzionante: qui, tra pile di carta e il fruscio della vita quotidiana, immagini riproducibili meccanicamente circolano non come opere uniche, ma come unità copiabili che acquisiscono vari difetti formali.

Alcune delle copie di opere moderniste canoniche qui presentate sono eseguite a mano su tela. In questa iterazione, la selezione dalla collezione del MoAA si fonda sull'idea di incompiutezza deliberata: sospese tra riferimento e la natura processuale dell'esecuzione manuale, queste opere indicano simultaneamente l'instabilità intrinseca della copia stessa. Non cercano di riprodurre completamente l'originale; piuttosto, mettono in evidenza la rottura che separa l'atto della copia non solo dall'illusione di equivalenza con l'originale, ma anche dalla nozione stessa di copia in quanto tale. L'incompiutezza si pone in opposizione all'autenticità, eludendo l'autorità dell'opera finita e, di conseguenza, la stabilità del canone che essa rappresenta – anche quando quel canone è quello del MoAA a Berlino.

Accanto a queste, ci sono copie di copie pittoriche incompiute – opere che fanno parte della collezione del museo da tempo – prodotte utilizzando l'intelligenza artificiale (un tema dei recenti progetti del museo) e riprodotte su carta da ufficio standard con macchine da stampa di base. Queste introducono un diverso regime di produzione di immagini, in cui il gesto della copia non è più legato alla mano, ma segue processi algoritmici e riproduzione meccanica. La distinzione tra originale e riproduzione – già minata nelle copie pittoriche – diventa ulteriormente sfumata, poiché le immagini sono generate senza riferimento diretto a una fonte unica.

A sua volta, la mostra mette in moto una riflessione sulla mostra stessa come strumento di condivisione della conoscenza. Così come le mostre moderniste storiche costruivano una narrativa coerente attraverso la disposizione degli oggetti in uno spazio strettamente regolamentato, qui quella narrativa è trattata come un formato malleabile: uno che può essere copiato, frammentato e lasciato incompiuto. La mostra non rimane confinata alla galleria, ma si estende all'ambiente urbano: una copia incompiuta appare in un vicino negozio di alimentari, diventando parte del campo visivo quotidiano; stampe anonime in bianco e nero di capolavori modernisti affiorano sporadicamente per le strade di Venezia; nel bar di fronte si incontra una coppia – una copia finita e una incompiuta; nella stamperia più vicina, ai visitatori viene offerta la possibilità di ordinare un'opera su tela appena stampata dalla collezione del museo per la loro proprietà privata. In questo modo, la mostra funziona come un sistema aperto in cui i suoi elementi circolano, vengono riprodotti e modificati, superando i limiti dello spazio istituzionale e radicandosi nel tessuto della vita quotidiana.

All'interno di questa apertura e incompiutezza di principio, emerge un gesto più ampio: un'indicazione dell'impossibilità di completare sia il progetto del modernismo che il progetto della sua decostruzione. Se il modernismo ha storicamente aspirato alla formazione di un canone universale, affermandosi in gran parte attraverso strategie coloniali e gerarchiche, allora anche la sua critica si rivela parzialmente impigliata nelle stesse strutture che cerca di smantellare. In questo contesto, il Museum of American Art – Berlin offre non tanto una diretta demistificazione quanto uno spostamento più complesso e non banale: attraverso la copia, l'incompiutezza deliberata e la ripetizione, rivela l'impossibilità di una rottura definitiva con il canone, minandolo contemporaneamente. Il progetto rimane così in uno stato di continuo divenire, dove né l'affermazione né la critica arrivano mai a una forma finale.

Il Museum of American Art – Berlin è un'istituzione educativa dedicata a raccogliere, conservare ed esporre memorie sul MoMA International Program e le sue Circulating Exhibitions. Sono state proprio quelle mostre del MoMA, alcune curate da Dorothy Miller, a contribuire a stabilire in tutta l'Europa occidentale la prima identità culturale comune del dopoguerra basata su internazionalismo, modernismo e individualismo. Il museo espone anche il "Museum of Modern Art" come invenzione americana definita nel 1936 da Alfred Barr, Jr. attraverso le sue mostre storiche: "Cubism and Abstract Art" e "Fantastic Art, DADA, Surrealism".

Alexandra Tryanova è una curatrice indipendente e ricercatrice nata a Odesa, vive e lavora a Parigi. I suoi interessi si concentrano sulle pratiche artistiche legate alla ricreazione, al genere, alla memoria e alle avanguardie dell'Europa orientale. Si è diplomata al corso di Studi Curatoriali KASK (Gand) e ha conseguito un MA in studi culturali e diritto. Progetti e mostre recenti: "I'm not here to be stronger than you", Mimosa House, Londra, (2024); "Just like Arcadia", Kunsthal Extra City, Anversa (2022); "Velniai", Klaipeda Cultural Communication Centre, Klaipeda (2021). Pubblicazioni recenti: "Passivity: Between Resignation and Pacifism" (curato insieme a Pascal Gielen), 2023, Valiz, Amsterdam. In precedenza ha ricoperto la posizione di curatrice presso il Museum of Odesa Modern Art e il PinchukArtCentre (Kyiv). Dal 2017 gestisce una residenza indipendente non-produttiva, Kunsthalle Lustdorf (Odesa).

Arsen Zhilyaev (nato nel 1984 a Voronezh, URSS) è un artista attivo a Venezia e organizzatore di raccolte, mostre, ricerche e sceneggiature per storie (future), attraverso una varietà di pratiche concettuali. I suoi progetti assumono spesso la forma di istituzioni (para)fictional e utilizzano il museo come medium. Zhilyaev ricopre diversi ruoli presso l’Istituto per la Padronanza del Tempo e l’Istituto del Cosmo, mentre nella laguna veneziana indaga i riflessi del Museo dei Musei.

Alice Vongola è una fotografa e organizzatrice della vita veneziana attraverso specchio, riflessi e distorsioni spaziali.

Alice nello spazio latente è un “underwater” artists’ run space veneziano, trovato da Alice Vongola e Arsen Zhilyaev, che esplora l’arte dei nostri amici e della nostra regione, nonché le possibilità di raggiungere la pace nell’universo attraverso pratiche concettuali e metodi patamatematici di produzione espositiva.

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