Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia
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© Saul Leiter Foundation | Saul Leiter, Ana, 1950s
Dal 01 Maggio 2025 al 27 Luglio 2025
Monza | Milano
Luogo: Belvedere della Reggia di Monza
Indirizzo: Viale Brianza 1
Orari: Mercoledì - Giovedì- Venerdì -Sabato - Domenica - Festivi: 10.30 – 20.00 Lunedì e Martedì chiuso
Curatori: Anne Morin
Enti promotori:
- in collaborazione con diChroma photography
- Con il patrocinio del Comune di Monza
Costo del biglietto: Intero: € 16,50 Ridotto: € 14,00 Ridotto Musei Civici: € 12,00 Ridotto SPECIALE bambini dai 7 ai 12 anni: € 6,00
Sito ufficiale: http://www.reggiadimonza.it
“Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici.
Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante"
- Saul Leiter -
Vertigo Syndrome in collaborazione con diChroma photography e con la curatela di Anne Morin, presenta dall’1 maggio al 27 luglio 2025 al Belvedere della Reggia di Monza la prima grande mostra italiana dedicata a Saul Leiter. L’esposizione, dal titolo “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, si compone di 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio, come riviste d’epoca originali e un documento filmico.
La mostra, che include sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e fotografie di moda realizzate durante le sue collaborazioni con Harper's Bazaar, rivela con evidenza cosa distingue nettamente Saul Leiter dai suoi contemporanei e perché la sua opera continui a influenzare la fotografia di oggi.
NEW YORK IN UN GESTO, UN DETTAGLIO, QUASI NULLA
Mentre i suoi contemporanei cercavano di catturare la grandezza e la modernità di New York, Leiter ha intrapreso una strada radicalmente diversa. Ha trasformato i momenti quotidiani in composizioni liriche e intimiste, trovando poesia nel vapore che sale dai tombini, negli ombrelli sotto la pioggia e nei riflessi delle vetrine, un realismo fiabesco composto da persone, oggetti, strade, pioggia, neve, elementi più sbirciati che osservati. La sua visione distintiva ha rifiutato lo stile documentaristico popolare della sua epoca, creando invece quello che potremmo chiamare "haiku fotografici" - scorci intimi della vita che fondono realtà e astrazione.
"Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità - spiega la curatrice Anne Morin. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che giace negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”
PERCHÉ QUESTA MOSTRA È STRAORDINARIA:
A differenza dei suoi colleghi che enfatizzavano la nitidezza, Leiter ha abbracciato l'ostruzione - fotografando attraverso finestre appannate, tessuti e condizioni meteorologiche che altri fotografi evitavano. Questi elementi sono diventati parte integrante del suo stile compositivo, creando immagini multistrato che sembrano più dipinti che fotografie.
Il suo uso pionieristico del colore, iniziato attorno al 1948, ha anticipato di decenni l'accettazione della fotografia a colori nell'arte. Mentre altri consideravano il colore volgare o commerciale, Leiter lo ha impiegato come elemento espressivo, saturando le sue immagini con tonalità audaci che trasformano le ordinarie scene di strada in composizioni astratte.
Questo lo distingueva dagli artisti della contemporanea Scuola di New York attirando le attenzioni del mondo della moda, con il quale iniziò a collaborare scattando per Esquire, Harper’s Bazaar e, nei successivi venti anni, per Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.
UN TIMIDO PITTORE CON LA LEICA
La mostra evidenzia in modo unico la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, dimostrando come la sua sensibilità pittorica abbia influenzato il suo lavoro fotografico. La sua formazione nella pittura lo ha portato ad approcciarsi alla fotografia a colori con una sofisticazione senza precedenti, trattando ogni fotogramma come una tela.
"Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica - diceva Leiter. Guardo attraverso la macchina fotografica e scatto foto. Le mie fotografie sono la minima parte di ciò che vedo che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite”. Questo approccio senza pretese gli ha permesso di catturare momenti di grazia nella vita quotidiana che altri fotografi, appesantiti dalla teoria artistica, spesso non vedevano. Il suo lavoro suggerisce che la bellezza non esiste nei grandi momenti, ma negli intervalli silenziosi della vita di tutti i giorni.
Antidivo e refrattario alla fama, Leiter - che pubblica con costanza volumi fotografici e prende parte a importanti monografiche negli Stati Uniti e in Europa - nel corso della sua carriera darà alla stampa solo una parte dei suoi lavori, lasciandone la maggior parte in negativo, come a celare l’aspetto più intimo e puramente artistico della sua produzione. Tanto che nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse un corpo di opere dell’artista poco conosciuto: nudi in bianco e nero, scattati principalmente tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ‘60, frutto delle collaborazioni tra Leiter e le donne della sua vita.
C'è un ordine nascosto nel lavoro di Saul Leiter che è difficile da spiegare, e questo è probabilmente ciò che lo rende un vero poeta.
SAUL LEITER SECONDO ANNE MORIN
“Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni, dichiarazioni di realtà, realizzate con una maestria e una metrica che ricorda gli haiku: Il gesto di Leiter è quello di un calligrafo quando fotografa veloce, preciso, senza scuse”.
Figlio di un famoso rabbino, Saul Leiter rifiutò il percorso teologico che il padre avrebbe voluto per lui, trasferendosi a New York nel 1946 per dedicarsi alla pittura. Introdotto nel mondo dell'arte a New York da colleghi come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith, Leiter continua gli esperimenti fotografici iniziati da adolescente, in bianco e nero e a colori, spesso utilizzando pellicole Kodachrome 35 mm e ritraendo la sua ristretta cerchia di amici e scene di strada intorno alla sua casa.
Dopo un periodo di successo nella fotografia di moda per riviste come Harper's Bazaar, Leiter è rimasto nell'ombra per due decenni. La pubblicazione nel 2006 della monografia "Early Color" ha segnato una riscoperta internazionale del suo lavoro, confermando il suo ruolo pionieristico nella storia della fotografia a colori.
Le sue opere sono oggi presenti nelle collezioni dei più prestigiosi musei internazionali, dal Whitney Museum of American Art al Victoria and Albert Museum, testimoniando l'importanza duratura del suo contributo artistico.
Saul Leiter muore il 26 novembre 2013 nella sua casa nell’East Village di New York, lasciando un immenso archivio del suo lavoro artistico. Nel necrologio del New York Times, Margalit Fox scrisse: “Delle decine di migliaia di immagini che ha scattato—molte ora considerate tra i migliori esempi di fotografia di strada al mondo—la maggior parte rimane non stampata.
La Saul Leiter Foundation, fondata nel 2014, conserva il vasto archivio di fotografie, dipinti e oggetti personalii di Leiter, coltivando la sua eredità attraverso libri, mostre e attività educative. Dopo aver celebrato il centesimo anniversario della nascita di Leiter nel 2023 con le monografie The Unseen Saul Leiter e Saul Leiter: The Centennial Retrospective, la fondazione continua a scoprire e condividere la moltitudine di opere che Leiter ha lasciato.
L'ARTE DEL DIALOGO SILENZIOSO: L’OMAGGIO DI PATRIZIA PFENNINGER
Vertigo Syndrome ospita all’interno delle sue esposizioni una seconda mostra di un artista che con le sue opere inedite omaggia il tema della mostra principale.
Questa volta è stata scelta Patrizia Pfenninger (Zurigo, 1984) che porta una ventata di innovazione nel panorama artistico contemporaneo con le sue opere che trasformano gli spazi pubblici in luoghi di connessione umana. Pfenninger, affascinata dalla discrezione e dal rispetto per i soggetti ritratti da Saul Leiter, ha deciso di omaggiarlo con una serie di sculture
e installazioni che trovano dei punti di relazione con il suo atteggiamento poetico, opposto all’attuale inesauribile bisogno sociale di urlare.
TANTI EVENTI, WORKSHOP E LABORATORI FOTOGRAFICI
Come tutte le esposizioni curate da Vertigo Syndrome la mostra si completa con una serie di eventi collaterali che comprendono workshop artistici, conferenze sulla storia della fotografia, laboratori fotografici e pittorici per i bambini e altre varie iniziative strettamente collegate al realismo fiabesco e alla magia presente sotto casa fortemente presenti negli scatti e nella visione del mondo di Saul Leiter.
VERTIGO SYNDROME
Una crociata contro l'uggia delle mostre d’arte
Vertigo Syndrome è stata fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti nel gennaio 2022 e si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre “dall’idea al chiodo”.
Vertigo Syndrome è una dichiarazione di guerra alla noia della maggior parte delle mostre d’arte.
“Ci impegniamo ad abbattere ogni barriera culturale e a creare esposizioni che diano alle persone nuove cose coinvolgenti da conoscere, fare, ascoltare, o vedere arricchendole con nuove prospettive, idee e conoscenze”.
Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante"
- Saul Leiter -
Vertigo Syndrome in collaborazione con diChroma photography e con la curatela di Anne Morin, presenta dall’1 maggio al 27 luglio 2025 al Belvedere della Reggia di Monza la prima grande mostra italiana dedicata a Saul Leiter. L’esposizione, dal titolo “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, si compone di 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio, come riviste d’epoca originali e un documento filmico.
La mostra, che include sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e fotografie di moda realizzate durante le sue collaborazioni con Harper's Bazaar, rivela con evidenza cosa distingue nettamente Saul Leiter dai suoi contemporanei e perché la sua opera continui a influenzare la fotografia di oggi.
NEW YORK IN UN GESTO, UN DETTAGLIO, QUASI NULLA
Mentre i suoi contemporanei cercavano di catturare la grandezza e la modernità di New York, Leiter ha intrapreso una strada radicalmente diversa. Ha trasformato i momenti quotidiani in composizioni liriche e intimiste, trovando poesia nel vapore che sale dai tombini, negli ombrelli sotto la pioggia e nei riflessi delle vetrine, un realismo fiabesco composto da persone, oggetti, strade, pioggia, neve, elementi più sbirciati che osservati. La sua visione distintiva ha rifiutato lo stile documentaristico popolare della sua epoca, creando invece quello che potremmo chiamare "haiku fotografici" - scorci intimi della vita che fondono realtà e astrazione.
"Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità - spiega la curatrice Anne Morin. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che giace negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili.”
PERCHÉ QUESTA MOSTRA È STRAORDINARIA:
A differenza dei suoi colleghi che enfatizzavano la nitidezza, Leiter ha abbracciato l'ostruzione - fotografando attraverso finestre appannate, tessuti e condizioni meteorologiche che altri fotografi evitavano. Questi elementi sono diventati parte integrante del suo stile compositivo, creando immagini multistrato che sembrano più dipinti che fotografie.
Il suo uso pionieristico del colore, iniziato attorno al 1948, ha anticipato di decenni l'accettazione della fotografia a colori nell'arte. Mentre altri consideravano il colore volgare o commerciale, Leiter lo ha impiegato come elemento espressivo, saturando le sue immagini con tonalità audaci che trasformano le ordinarie scene di strada in composizioni astratte.
Questo lo distingueva dagli artisti della contemporanea Scuola di New York attirando le attenzioni del mondo della moda, con il quale iniziò a collaborare scattando per Esquire, Harper’s Bazaar e, nei successivi venti anni, per Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.
UN TIMIDO PITTORE CON LA LEICA
La mostra evidenzia in modo unico la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, dimostrando come la sua sensibilità pittorica abbia influenzato il suo lavoro fotografico. La sua formazione nella pittura lo ha portato ad approcciarsi alla fotografia a colori con una sofisticazione senza precedenti, trattando ogni fotogramma come una tela.
"Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica - diceva Leiter. Guardo attraverso la macchina fotografica e scatto foto. Le mie fotografie sono la minima parte di ciò che vedo che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite”. Questo approccio senza pretese gli ha permesso di catturare momenti di grazia nella vita quotidiana che altri fotografi, appesantiti dalla teoria artistica, spesso non vedevano. Il suo lavoro suggerisce che la bellezza non esiste nei grandi momenti, ma negli intervalli silenziosi della vita di tutti i giorni.
Antidivo e refrattario alla fama, Leiter - che pubblica con costanza volumi fotografici e prende parte a importanti monografiche negli Stati Uniti e in Europa - nel corso della sua carriera darà alla stampa solo una parte dei suoi lavori, lasciandone la maggior parte in negativo, come a celare l’aspetto più intimo e puramente artistico della sua produzione. Tanto che nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse un corpo di opere dell’artista poco conosciuto: nudi in bianco e nero, scattati principalmente tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ‘60, frutto delle collaborazioni tra Leiter e le donne della sua vita.
C'è un ordine nascosto nel lavoro di Saul Leiter che è difficile da spiegare, e questo è probabilmente ciò che lo rende un vero poeta.
SAUL LEITER SECONDO ANNE MORIN
“Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni, dichiarazioni di realtà, realizzate con una maestria e una metrica che ricorda gli haiku: Il gesto di Leiter è quello di un calligrafo quando fotografa veloce, preciso, senza scuse”.
Figlio di un famoso rabbino, Saul Leiter rifiutò il percorso teologico che il padre avrebbe voluto per lui, trasferendosi a New York nel 1946 per dedicarsi alla pittura. Introdotto nel mondo dell'arte a New York da colleghi come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith, Leiter continua gli esperimenti fotografici iniziati da adolescente, in bianco e nero e a colori, spesso utilizzando pellicole Kodachrome 35 mm e ritraendo la sua ristretta cerchia di amici e scene di strada intorno alla sua casa.
Dopo un periodo di successo nella fotografia di moda per riviste come Harper's Bazaar, Leiter è rimasto nell'ombra per due decenni. La pubblicazione nel 2006 della monografia "Early Color" ha segnato una riscoperta internazionale del suo lavoro, confermando il suo ruolo pionieristico nella storia della fotografia a colori.
Le sue opere sono oggi presenti nelle collezioni dei più prestigiosi musei internazionali, dal Whitney Museum of American Art al Victoria and Albert Museum, testimoniando l'importanza duratura del suo contributo artistico.
Saul Leiter muore il 26 novembre 2013 nella sua casa nell’East Village di New York, lasciando un immenso archivio del suo lavoro artistico. Nel necrologio del New York Times, Margalit Fox scrisse: “Delle decine di migliaia di immagini che ha scattato—molte ora considerate tra i migliori esempi di fotografia di strada al mondo—la maggior parte rimane non stampata.
La Saul Leiter Foundation, fondata nel 2014, conserva il vasto archivio di fotografie, dipinti e oggetti personalii di Leiter, coltivando la sua eredità attraverso libri, mostre e attività educative. Dopo aver celebrato il centesimo anniversario della nascita di Leiter nel 2023 con le monografie The Unseen Saul Leiter e Saul Leiter: The Centennial Retrospective, la fondazione continua a scoprire e condividere la moltitudine di opere che Leiter ha lasciato.
L'ARTE DEL DIALOGO SILENZIOSO: L’OMAGGIO DI PATRIZIA PFENNINGER
Vertigo Syndrome ospita all’interno delle sue esposizioni una seconda mostra di un artista che con le sue opere inedite omaggia il tema della mostra principale.
Questa volta è stata scelta Patrizia Pfenninger (Zurigo, 1984) che porta una ventata di innovazione nel panorama artistico contemporaneo con le sue opere che trasformano gli spazi pubblici in luoghi di connessione umana. Pfenninger, affascinata dalla discrezione e dal rispetto per i soggetti ritratti da Saul Leiter, ha deciso di omaggiarlo con una serie di sculture
e installazioni che trovano dei punti di relazione con il suo atteggiamento poetico, opposto all’attuale inesauribile bisogno sociale di urlare.
TANTI EVENTI, WORKSHOP E LABORATORI FOTOGRAFICI
Come tutte le esposizioni curate da Vertigo Syndrome la mostra si completa con una serie di eventi collaterali che comprendono workshop artistici, conferenze sulla storia della fotografia, laboratori fotografici e pittorici per i bambini e altre varie iniziative strettamente collegate al realismo fiabesco e alla magia presente sotto casa fortemente presenti negli scatti e nella visione del mondo di Saul Leiter.
VERTIGO SYNDROME
Una crociata contro l'uggia delle mostre d’arte
Vertigo Syndrome è stata fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti nel gennaio 2022 e si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre “dall’idea al chiodo”.
Vertigo Syndrome è una dichiarazione di guerra alla noia della maggior parte delle mostre d’arte.
“Ci impegniamo ad abbattere ogni barriera culturale e a creare esposizioni che diano alle persone nuove cose coinvolgenti da conoscere, fare, ascoltare, o vedere arricchendole con nuove prospettive, idee e conoscenze”.
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