Dal 7 febbraio a Palazzo Reale
Le Alchimiste di Anselm Kiefer in arrivo a Milano
Anselm Kiefer. Le Alchimiste. Foto Paolo Pellegrin I Courtesy Marsilio Arte
Francesca Grego
02/01/2026
Milano - La prima a Milano è di casa: Caterina Sforza, figlia del duca Galeazzo Maria Sforza, nonché alchimista, condottiera, scienziata e autrice di un raro manoscritto con 400 formule per la salute e la bellezza. Accanto a lei Isabella Cortese, misteriosa figura cinquecentesca di medico, e la filosofa Maria la Giudea, probabilmente la prima alchimista della storia occidentale, vissuta ad Alessandria d’Egitto tra il I e il III secolo d.C., ma anche le meno note Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood, Anne Marie Ziegler. A loro è dedicato il progetto site specific di Anselm Kiefer per Palazzo Reale che inaugurerà il 7 febbraio, in concomitanza con i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
In dialogo con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi, segnata ancora dalle ferite del bombardamento del ‘43 e testimone di un passato di splendore e rovina, fino al 27 settembre 2026 Le Alchimiste presenterà 38 grandi teleri dedicati a donne dalla mente e dalla personalità forte che cercarono nella natura le risposte ai loro quesiti: donne la cui intelligenza è stata perseguitata, occultata, dimenticata, ma a pieno titolo partecipi della nascita del pensiero scientifico moderno. Un pantheon al femminile che Kiefer, da sempre interessato al potere di creazione e redenzione delle donne nella storia, riporta in vita con visionaria intuizione a partire dalle scarne notizie giunte fino a noi su queste figure.
In bilico tra scienza e mito, magia e filosofia, le storie delle alchimiste narrano di esperimenti e di scoperte, di ricette mediche e di cure di bellezza messe a punto tra forni e alambicchi, grazie a ingegnosi procedimenti e scambi - come nel caso di Caterina Sforza - con noti medici e studiosi del loro tempo. Di una conoscenza concreta volta alla cura del corpo e dello spirito, più che alla ricerca utopica della pietra filosofale, perseguita con rigore e attitudine sperimentale prima della nascita di quel che oggi chiamiamo scienza. Ma anche di esclusioni, travestimenti, condanne, abiure. Attraverso la sua pittura materica e fortemente simbolica, Kiefer riporta alla luce quel che è stato sepolto.
Ogni quadro è un atto di resurrezione: un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura e, interpretando il motto alchemico Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius (“l’oscuro attraverso il più oscuro, l’ignoto attraverso il più ignoto”), invita il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente, quasi iniziatico. Ma c’è di più: è la pittura stessa di Kiefer a farsi linguaggio alchemico, trasmutando la materia attraverso strumenti come il fuoco o l’elettrolisi, e sublimando i temi centrali del suo lavoro - il mito, la storia, la memoria, l’identità - in un processo di distruzione e rigenerazione.
In dialogo con la drammatica bellezza della Sala delle Cariatidi, segnata ancora dalle ferite del bombardamento del ‘43 e testimone di un passato di splendore e rovina, fino al 27 settembre 2026 Le Alchimiste presenterà 38 grandi teleri dedicati a donne dalla mente e dalla personalità forte che cercarono nella natura le risposte ai loro quesiti: donne la cui intelligenza è stata perseguitata, occultata, dimenticata, ma a pieno titolo partecipi della nascita del pensiero scientifico moderno. Un pantheon al femminile che Kiefer, da sempre interessato al potere di creazione e redenzione delle donne nella storia, riporta in vita con visionaria intuizione a partire dalle scarne notizie giunte fino a noi su queste figure.
In bilico tra scienza e mito, magia e filosofia, le storie delle alchimiste narrano di esperimenti e di scoperte, di ricette mediche e di cure di bellezza messe a punto tra forni e alambicchi, grazie a ingegnosi procedimenti e scambi - come nel caso di Caterina Sforza - con noti medici e studiosi del loro tempo. Di una conoscenza concreta volta alla cura del corpo e dello spirito, più che alla ricerca utopica della pietra filosofale, perseguita con rigore e attitudine sperimentale prima della nascita di quel che oggi chiamiamo scienza. Ma anche di esclusioni, travestimenti, condanne, abiure. Attraverso la sua pittura materica e fortemente simbolica, Kiefer riporta alla luce quel che è stato sepolto.
Ogni quadro è un atto di resurrezione: un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura e, interpretando il motto alchemico Obscurum per obscurius, ignotum per ignotius (“l’oscuro attraverso il più oscuro, l’ignoto attraverso il più ignoto”), invita il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente, quasi iniziatico. Ma c’è di più: è la pittura stessa di Kiefer a farsi linguaggio alchemico, trasmutando la materia attraverso strumenti come il fuoco o l’elettrolisi, e sublimando i temi centrali del suo lavoro - il mito, la storia, la memoria, l’identità - in un processo di distruzione e rigenerazione.
VEDI ANCHE
-
Roma | Il grande scenografo in mostra a Roma
Dietro le quinte del cinema con il Premio Oscar Dante Ferretti
-
I programmi dal 20 al 26 aprile
La settimana dell’arte in tv, da Andy Warhol ai segreti del Barocco
-
Venezia | Guida alla Biennale Arte Venezia 2026
Biennale 2026: all’Arsenale, un atlante inquieto del presente
-
Venezia | Guida alla Biennale Arte Venezia 2026
Venezia diffusa: i padiglioni della Biennale nella città
-
Venezia | Guida alla Biennale Arte Venezia 2026
Viaggio ai Giardini della Biennale, Teatro delle Nazioni
-
Mondo | La grande mostra alla Fondation Vuitton
Alexander Calder, quando la scultura danza
LA MAPPA
NOTIZIE