Sauvages. Clémentine de Chabaneix
Clémentine de Chabaneix, Nightwalk, 2025, 22.3 × 30 × 3.7 cm | Courtesy Dorothy Circus Gallery | © Clémentine de Chabaneix
Dal 6 Novembre 2025 al 27 Novembre 2025
Londra | Visualizza tutte le mostre a Londra
Luogo: Dorothy Circus Gallery London
Indirizzo: 35 Connaught Street, W2 2AZ
Orari: Mar - Sab 10.30 - 18.30 | Dom - Lun chiuso
Telefono per informazioni: +44 (0) 755 192 9124
E-Mail info: info@dorothycircusgallery.uk
Sito ufficiale: http://www.dorothycircusgallery.com
Dorothy Circus Gallery London è lieta di presentare Sauvages, la nuova mostra personale di Clémentine de Chabaneix (nata nel 1972 a Neuilly-sur-Seine, celebre scultrice francese le cui misteriose creazioni in ceramica abitano uno spazio sospeso tra sogno e natura.
In questa esposizione, De Chabaneix raggiunge un nuovo vertice espressivo attraverso un corpus di opere che spazia da dimensioni intime a sculture imponenti di straordinaria maestria tecnica. La forma sublime e magica, unita alla poetica personalità dei nuovi lavori, non solo si fa testimonianza della sua abilità tecnica, ma anche atto istintivo di amplificazione che dà corpo e volume ad una forte identità, che parla di genetica, metamorfosi e legame sentimentale.
L’universo di De Chabaneix è abitato da creature e figure sospese in uno stato di divenire. Con un linguaggio istintivo e raffinato, l’artista costruisce un mondo in cui le forme umane si fondono conl’organico:la corteccia si intreccia alla pelle, le ali si estendono dalle mani, le maschere rivelano l’animale che ci abita. Questa dimensione metamorfica non è né puramente simbolica né mitica: è tattile, presente, viva. Clémentine trasmette il suo quotidiano - ciò che entra dalle finestre del suo studio nei boschi della campagna intorno a Parigi: un cervo, una ranocchia, le foglie che si posano sul suo percorso.
Cresciuta nella costellazione creativa di Claude e François-Xavier Lalanne, De Chabaneix ha ereditato un rapporto poetico conl’oggetto e con la natura, forgiando da esso una voce profondamente personale: intensa, vulnerabile e selvaggia. Il suosguardo di donna - nipote, figlia e madre - porta con sé il racconto matriarcale e l’intimità del femminile. Attraverso le suesculture, ripercorre la propria storia e quella delle donne della sua famiglia, trasformandola in una favola universale. Le sue figure - spiriti, guardiani, bambini della foresta - abitano un paesaggio al tempo stesso ancestrale e contemporaneo.
La sua attenzione alla materia è acuta: il contrasto tra la lucentezza della smaltatura e laruvidità terrosa dell’argilla evocal’oscillazione tra interiorità e forma esterna, tra istinto e coscienza. È la piegatura della materia allo scopo di incarnare la leggerezza dell’anima. In opere come Les papillons de nuit e Antique forest, assistiamo alla nascita di esseri ibridi la cui forza silenziosa risiede nella loro fragile sospensione. Altri lavori, come Esprit-fête o Le garçon jardin, irradiano un’aura enigmatica, in cui l’ampia scala sottolinea la dimensione mitica, pur conservando un’intimità delicata, quasi di un segreto sussurrato.
Sauvages parla della nostra parentela innata con il mondo naturale - una relazione spesso dimenticata, ma profondamente inscritta nella psiche collettiva. De Chabaneix ci invita a tornare su quella soglia, a riscoprire la porosità del confine tra noi e il vivente, la metamorfosi quale ultima missione dell’anima e del corpo, come per il mondo animale che ci chiama con sguardi silenziosi dalla finestra, ad ascoltare ciò che abita dentro di noi.
In questa esposizione, De Chabaneix raggiunge un nuovo vertice espressivo attraverso un corpus di opere che spazia da dimensioni intime a sculture imponenti di straordinaria maestria tecnica. La forma sublime e magica, unita alla poetica personalità dei nuovi lavori, non solo si fa testimonianza della sua abilità tecnica, ma anche atto istintivo di amplificazione che dà corpo e volume ad una forte identità, che parla di genetica, metamorfosi e legame sentimentale.
L’universo di De Chabaneix è abitato da creature e figure sospese in uno stato di divenire. Con un linguaggio istintivo e raffinato, l’artista costruisce un mondo in cui le forme umane si fondono conl’organico:la corteccia si intreccia alla pelle, le ali si estendono dalle mani, le maschere rivelano l’animale che ci abita. Questa dimensione metamorfica non è né puramente simbolica né mitica: è tattile, presente, viva. Clémentine trasmette il suo quotidiano - ciò che entra dalle finestre del suo studio nei boschi della campagna intorno a Parigi: un cervo, una ranocchia, le foglie che si posano sul suo percorso.
Cresciuta nella costellazione creativa di Claude e François-Xavier Lalanne, De Chabaneix ha ereditato un rapporto poetico conl’oggetto e con la natura, forgiando da esso una voce profondamente personale: intensa, vulnerabile e selvaggia. Il suosguardo di donna - nipote, figlia e madre - porta con sé il racconto matriarcale e l’intimità del femminile. Attraverso le suesculture, ripercorre la propria storia e quella delle donne della sua famiglia, trasformandola in una favola universale. Le sue figure - spiriti, guardiani, bambini della foresta - abitano un paesaggio al tempo stesso ancestrale e contemporaneo.
La sua attenzione alla materia è acuta: il contrasto tra la lucentezza della smaltatura e laruvidità terrosa dell’argilla evocal’oscillazione tra interiorità e forma esterna, tra istinto e coscienza. È la piegatura della materia allo scopo di incarnare la leggerezza dell’anima. In opere come Les papillons de nuit e Antique forest, assistiamo alla nascita di esseri ibridi la cui forza silenziosa risiede nella loro fragile sospensione. Altri lavori, come Esprit-fête o Le garçon jardin, irradiano un’aura enigmatica, in cui l’ampia scala sottolinea la dimensione mitica, pur conservando un’intimità delicata, quasi di un segreto sussurrato.
Sauvages parla della nostra parentela innata con il mondo naturale - una relazione spesso dimenticata, ma profondamente inscritta nella psiche collettiva. De Chabaneix ci invita a tornare su quella soglia, a riscoprire la porosità del confine tra noi e il vivente, la metamorfosi quale ultima missione dell’anima e del corpo, come per il mondo animale che ci chiama con sguardi silenziosi dalla finestra, ad ascoltare ciò che abita dentro di noi.
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