Hanna Rochereau: Data Divas

Hanna Rochereau, Bank vault, 2025, acrylic on canvas, 30 x 15 cm.

 

Dal 4 Maggio 2026 al 18 Luglio 2026

Luogo: Mare Karina

Indirizzo: Campo de le Gate 3200

Orari: Martedì - Sabato 10:00-13:00 / 14:00-18:00

Telefono per informazioni: +39 329 258 0978

E-Mail info: info@marekarina.com


Per la sua prima mostra personale in Italia, l’artista francese Hanna Rochereau (nata nel 1995 a Parigi) trasforma Mare Karina in un archivio compresso in cui corpi, dati analogici e resti di un passato fabbricato vengono silenziosamente messi sotto pressione. La mostra rispecchia la rinnovata attenzione che tanto l’arte quanto la moda stanno rivolgendo agli archivi, non solo come motori di creazione e di messa in scena, ma come luoghi in cui le gerarchie di valore vengono costruite, contestate e ricodificate.
Data Divas possiede quel bagliore luminoso e leggermente claustrofobico di un retrobottega in cui le informazioni vengono ordinate, classificate, appiattite, ma anche la tenerezza e l’assurdità di manichini che cercano di riappropriarsi di un’agenzia.
I visitatori attraversano le porte a vetri della galleria e si trovano davanti a una parete bianca e spoglia con un’unica apertura che conduce a una stanza interna chiusa. Lo spazio si legge allo stesso tempo come showroom, deposito e back-end: un archivio di moda in scala ridotta che somiglia meno a un patrimonio e più a una macchina. Qui non circola luce naturale. Il pavimento è coperto da una moquette di stile corporate, l’aria è resa di un bianco freddo e netto dai LED. Sculture simili a manichini, dipinte e assemblate con busti in cotone, teche in vetro e parti lignee riutilizzate, si dispongono tra grandi dipinti murali che raffigurano pareti infinite di cassetti, armadi e sistemi di archiviazione.
Distribuiti nello spazio, gli assemblaggi di manichini riecheggiano come archivisti in posa o “esperti di dati” aziendali, incarnando un presente in cui gli archivi operano simultaneamente come spazi di cura, di produzione di conoscenza e di soft branding, dove la ricerca viene continuamente tradotta in narrazioni, metriche e visibilità. Essi rappresentano le figure che, oggi sempre più centrali all’interno di brand e musei, navigano la doppia tensione tra il servire le esigenze aziendali di dati e storytelling e l’utilizzare quello stesso accesso per riscrivere silenziosamente le gerarchie che strutturano l’archivio stesso. Gli assemblaggi scultorei multimediali ricordano come la cura delle collezioni, la costruzione della memoria di marca e la gestione dei dati siano diventate attività strettamente intrecciate. Le loro figure sono glamour e allo stesso tempo forse esauste, condotti di un flusso incessante.
I dipinti di Rochereau, acrilici su tela incorniciati in legno, corrono lungo le pareti. Ogni opera mantiene una palette smorzata di grigi, nero, carbone, marrone e blu scuro. Qui indicizzazione, etichettatura e ripetizione seriale diventano motivi visivi che riecheggiano il modo in cui i processi creativi e culturali vengono convertiti in punti dati e restituiti attraverso sistemi di raccomandazione. In questo senso, l’archivio diventa una soglia in cui il valore culturale viene prodotto, riorganizzato e continuamente riutilizzato.
L’installazione prende spunto da studi recenti sugli archivi aziendali d’arte e di moda come infrastrutture “viventi” che mediano identità, branding e innovazione. La mostra spinge questa logica verso un punto di straniamento, in cui gli strumenti della conservazione diventano palcoscenici sotto pressione e aspettative concorrenti entrano in collisione. In questo registro, l’archivio appare al tempo stesso generativo e sotto sforzo: un luogo in cui cura, autorialità, valore e visibilità vengono costantemente rinegoziati.
All’interno di questa stanza sigillata, l’archivio non è celebrato come un bene patrimoniale stabile, ma immaginato come una zona speculativa, leggermente ferale. Le pareti dipinte proteggono e isolano allo stesso tempo, e gli armadi suggeriscono una capacità di stoccaggio infinita senza mai rivelarne i contenuti. Ciò che rimane disponibile è la coreografia tra spettatori e oggetti: un incontro lento e a basso volume con le infrastrutture che normalmente stanno dietro lo schermo, dietro il brand, dietro il museo.
Le “divas” e il loro palcoscenico, personaggi principali di questo nuovo ecosistema culturale che sempre più spinge il back end verso il front end, sono sospese tra visibilità e cancellazione, e in questo processo la finzione di neutralità che spesso circonda archivi e database viene smascherata: i bias di genere e razzializzati che sostengono gli strumenti di ricerca, l’immaginario della moda e le forme algoritmiche dell’attenzione, e il modo in cui gli archivi possono rafforzare gerarchie anche mentre promettono accesso e conservazione.
È qui, nell’opacità e nell’agenzia dell’archivio, che la mostra si allinea al più ampio quadro curatoriale di Biennale Arte 2026 In Minor Keys. Offrendo un contrappunto intimo e sensoriale alle narrazioni più rumorose di innovazione e spettacolo, in questo registro da retrobottega Data Divas appare intima, codificata, un po’ malinconica, un po’ glamour e silenziosamente ribelle.

Hanna Rochereau (nata nel 1995 a Parigi) è un’artista che vive e lavora a Marsiglia. Ha conseguito un Master in Fine Arts – European Art Ensemble presso ECAL, Losanna, nel 2020.
La sua pratica si muove tra pittura e installazione, concentrandosi sugli spazi e sui gesti dell’esposizione commerciale e sui modi in cui il consumismo mette in scena desiderio, tentazione e assenza. Lavora spesso con architetture che richiamano il negozio, dispositivi espositivi spettrali e disposizioni seriali di oggetti, utilizzando il linguaggio visivo del retail e della pubblicità per interrogare il modo in cui le aspirazioni quotidiane vengono modellate e trasformate in merce.
Accanto a Data Divas da Mare Karina a Venezia, nel 2026 sono previste ulteriori presentazioni del suo lavoro, tra cui due mostre personali, da Paulina Caspari a Monaco e da Emanuela Campoli a Milano, e una mostra collettiva da Nicoletti a Londra. Nel 2025 ha presentato un progetto personale nell’ambito del programma Hauser & Wirth Invite(s) a Parigi, sviluppando ulteriormente la sua ricerca su negozi, display e cicli di vita delle merci. È stata artista in residenza presso Les Ateliers de la Ville de Marseille con il supporto di Triangle Astérides (2021–23), a La Becque, La Tour-de-Peilz, Svizzera (settembre 2024), e a Villa Belleville, Parigi (2025).
Tra le mostre precedenti figurano: Shmorévaz (Parigi), Tonus (Parigi), La Friche Belle de Mai (Triangle Astérides, Marsiglia), Collection Lambert (Avignone), La Traverse (Marsiglia), Palazzina (Basilea), The Community (Parigi), Lokal-int (Biel), 13 Vitrine (Losanna), Sentiment (Parigi – Zurigo), Carlotta S. (Londra), Lo Brutto Stahl (Parigi, Basilea), Alienze (Vienna), La Fonda (Biarritz), SIC (Helsinki) e Astor Weeks (New York).

Inaugurazione: lunedì 4 maggio, 17:00–20:00


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