In mostra a Milano le nuove acquisizioni di Intesa Sanpaolo
Fontana, Christo, Warhol: Rivelazioni dalla Collezione Agrati
Arte come rivelazione. Opere dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati. Gallerie d'Italia - Piazza Scala, Milano
Francesca Grego
23/05/2018
Milano - Una pagina significativa del collezionismo italiano si svela al pubblico alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala di Milano. Recentemente donata a Intesa Sanpaolo, con circa 500 opere la raccolta degli industriali lombardi Luigi e Peppino Agrati rappresenta uno spaccato dell’arte italiana tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento in dialogo con gli sviluppi della produzione americana dello stesso periodo. Una novità di rilievo per il patrimonio artistico dell’istituto bancario, che con le nuove acquisizioni si proietta definitivamente in una dimensione internazionale.
Fino al 19 agosto l’allestimento Arte come rivelazione sarà la prima occasione per ammirarne una selezione originale e variegata, concepita per rispecchiare la visione dei due fratelli che, restando estranei a mode e tendenze di mercato, interpretarono l’attività collezionistica come qualcosa di molto personale, spesso legata all’amicizia e alla frequentazione degli artisti.
Fausto Melotti e Lucio Fontana (presente nella raccolta con un raro Concetto spaziale del 1957) sono tra i maestri del XX secolo maggiormente stimati dai due collezionisti, che nell’ambito del panorama italiano si interessarono alle ricerche di Piero Manzoni, Enrico Castellani, Alberto Burri, Mario Schifano, Alighiero Boetti, Giulio Paolini.
Nel percorso espositivo curato da Luca Massimo Barbero un grande dittico di Castellani e un Achrome “peloso” di Manzoni sono accostati a Winsor 20, capolavoro dell’artista americano Robert Ryman, in un confronto emblematico della doppia pista – italiana e americana – battuta dagli Agrati.
A portarli Oltreoceano, la passione per Andy Warhol, di cui si può ammirare un iconico Triple Elvis, Robert Rauschenberg, Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel.
Ma i due industriali si distinsero anche come precoci estimatori di esperienze che solo in seguito sarebbero state riconosciute come momenti cruciali nella ricerca del secondo Novecento. È il caso di Christo, incontrato da Peppino nel novembre del 1970, proprio mentre rimuoveva il telo bianco con cui aveva impacchettato il Monumento a Vittorio Emanuele in Piazza Duomo e si apprestava a coprire il Monumento a Leonardo in Piazza della Scala. Entrando subito in contatto con l’artista, Agrati gli commissionò alcuni interventi per il giardino della propria villa in Brianza, per poi partecipare come mecenate alla creazione di Valley Curtain: un enorme telo arancione teso nella Valle del Ri e in Colorado, grazie al quale il mondo conobbe Christo come pioniere della Land Art.
Fino al 19 agosto l’allestimento Arte come rivelazione sarà la prima occasione per ammirarne una selezione originale e variegata, concepita per rispecchiare la visione dei due fratelli che, restando estranei a mode e tendenze di mercato, interpretarono l’attività collezionistica come qualcosa di molto personale, spesso legata all’amicizia e alla frequentazione degli artisti.
Fausto Melotti e Lucio Fontana (presente nella raccolta con un raro Concetto spaziale del 1957) sono tra i maestri del XX secolo maggiormente stimati dai due collezionisti, che nell’ambito del panorama italiano si interessarono alle ricerche di Piero Manzoni, Enrico Castellani, Alberto Burri, Mario Schifano, Alighiero Boetti, Giulio Paolini.
Nel percorso espositivo curato da Luca Massimo Barbero un grande dittico di Castellani e un Achrome “peloso” di Manzoni sono accostati a Winsor 20, capolavoro dell’artista americano Robert Ryman, in un confronto emblematico della doppia pista – italiana e americana – battuta dagli Agrati.
A portarli Oltreoceano, la passione per Andy Warhol, di cui si può ammirare un iconico Triple Elvis, Robert Rauschenberg, Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel.
Ma i due industriali si distinsero anche come precoci estimatori di esperienze che solo in seguito sarebbero state riconosciute come momenti cruciali nella ricerca del secondo Novecento. È il caso di Christo, incontrato da Peppino nel novembre del 1970, proprio mentre rimuoveva il telo bianco con cui aveva impacchettato il Monumento a Vittorio Emanuele in Piazza Duomo e si apprestava a coprire il Monumento a Leonardo in Piazza della Scala. Entrando subito in contatto con l’artista, Agrati gli commissionò alcuni interventi per il giardino della propria villa in Brianza, per poi partecipare come mecenate alla creazione di Valley Curtain: un enorme telo arancione teso nella Valle del Ri e in Colorado, grazie al quale il mondo conobbe Christo come pioniere della Land Art.
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