Anna Caterina Masotti. Eden. Il Giardino dell’anima
© Anna Caterina Masotti
Dal 29 Gennaio 2026 al 12 Febbraio 2026
Bologna | Visualizza tutte le mostre a Bologna
Luogo: Palazzo Tubertini
Indirizzo: Via Guglielmo Oberdan 9
Orari: 9.00 – 18.30 (orari apertura Azimut Sabato e Domenica chiusi) Aperture straordinarie: Sabato 7 febbraio (Art City White Night) 10.00 – 13.00 17.00-24.00. Domenica 8 febbraio dalle 10.00 – 13.00 16.00 – 20.00
Dopo Thea Maris. Risonanze del Mare, Anna Caterina Masotti torna a Bologna nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, in occasione di Arte Fiera con un progetto inedito che si svilupperà negli spazi dello splendido Palazzo Tubertini, organizzato da Laura Frasca Art Manager della fotografa.
La mostra sarà accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.
Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.
Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.
Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.
L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.
La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.
Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.
La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.
Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.
Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.
Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.
L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.
Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.
Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.
Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.
“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”
La mostra sarà accompagnata da un testo di Benedetta Donato, curatrice e critica della fotografia.
Il suo nuovo lavoro si intitola Eden. Il Giardino dell’anima. L’Eden che Anna Caterina prova a scoprire e a portarci è un luogo dove uomo e natura, corpo e materia si ascoltano in silenzio. Nel punto in cui si sfiorano accade qualcosa, una forma viva prende respiro.
Le immagini non raccontano una storia, ma una soglia: un luogo dove la percezione diventa presenza e dove l’umano non domina, ma accoglie.
Questo percorso trova la sua più compiuta sintesi concettuale e visiva nella sala principale di Palazzo Tubertini, sede di Azimut a Bologna, che diventa il cuore pulsante dell’esposizione.
L’ambiente, caratterizzato da ampie vetrate in ferro battuto, da un soffitto che richiama l’architettura di una serra e da colonne decorate, evoca con forza l’atmosfera dei Giardini d’Inverno vittoriani e Liberty. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra natura e architettura, che diventa metafora visiva ed emotiva del progetto espositivo.
La mostra presenta diciassette opere fotografiche, un numero carico di significati simbolici. È tradizionalmente associato alla speranza, alla trasformazione spirituale, alla realizzazione del desiderio e all’immortalità dell’anima. Rappresenta un cammino di evoluzione e crescita interiore, riflettendo il bisogno di mutamento e di libertà che attraversa l’universo femminile al centro della ricerca dell’artista.
Le foto, come da tratto distintivo di Anna Caterina, sono stampate su chiffon in seta con ricami in Lurex color oro a creare dei piccoli e delicati contrappunti all’interno dell’immagine.
La selezione iconografica si articola attorno a nuclei tematici precisi.
Le figure femminili, incarnazione dell’anima della donna, sono interpretate dalla figlia dell’artista, elemento che introduce un profondo livello di autenticità legato alla maternità, all’identità e alla continuità generazionale.
Elementi centrali della narrazione visiva sono la farfalla, simbolo universale di trasformazione, rinascita ed evoluzione dell’anima, e i dettagli botanici. I primi piani di piante come Monstera deliciosa, papiro ed edere rampicanti richiamano il vocabolario decorativo dell’Art Nouveau e del Liberty, che celebravano la vitalità, la sinuosità e la forza generativa della natura.
Infine le ombre, spesso avvolgenti le figure, assumono un ruolo simbolico potente: rappresentano l’inconscio, il paesaggio interiore e le zone non illuminate dell’identità femminile, suggerendo una dimensione introspettiva e psicologica che attraversa l’intera esposizione.
L’esperienza della mostra è completata da un allestimento sensoriale e multimediale che amplifica il concetto di giardino interiore. È stato creato infatti un brano musicale che lo accompagnerà, una rielaborazione curata dal produttore musicale Giorgio Cencetti. La composizione unirà brani di musica classica moderna a un tappeto sonoro tipico dei giardini d’inverno, includendo il cinguettio dei passeriformi all’interno delle voliere e il suono ambientale della pioggia che colpisce il vetro della serra.
Nella sala secondaria, a sinistra dell’ingresso, un video mapping di una fontana proiettato sulla parete introduce l’elemento dell’acqua, simbolo di emozione, vita e flusso interiore, evocando al contempo il lusso decorativo dei giardini d’inverno storici.
Il corridoio d’entrata diventa infine un percorso intimo verso l’inconscio. Qui, due installazioni guidano il visitatore: sul fondo del corridoio, la proiezione di un’ombra femminile che sussurra una frase e batte le ciglia accompagna simbolicamente l’ingresso nel “Giardino dell’anima”; nella sala adiacente a destra, un video mapping di rami e foglie mossi dal vento simula la luce filtrata da una vetrata, alludendo al mondo esterno che sfiora delicatamente la serra.
Eden. Il Giardino dell’anima si configura così come un’esperienza immersiva e poetica, in cui fotografia, spazio, suono e immagine in movimento concorrono a costruire un racconto intimo e universale sul femminile, sulla trasformazione e sulla ricerca di un luogo interiore di armonia.
“Attraverso dettagli fugaci — una spalla nuda accarezzata da una farfalla, l’edera che si arrampica su un muro antico, la pelle che si fa corteccia — si dischiude un mondo in cui ogni forma vivente è eco dell’altra. Il corpo si fa paesaggio e la natura assume tratti umani. Come nei manifesti di Mucha o nelle architetture vegetali di Gaudí, anche nel mio progetto ogni immagine si fa ornamento, ogni frammento si lega con l’altro in un fluire armonioso di forme e sensazioni. Fiori che sembrano sussurrare, fontane che si aprono come petali d’acqua, cortecce che portano i segni del tempo: sono tracce, segni lasciati dalla natura sulla pelle del mondo, e viceversa. Non si tratta solo di osservare, ma di sentire il battito comune che unisce ciò che cresce, si trasforma, si posa, respira. Un invito alla tenerezza, alla cura, alla consapevolezza di far parte di un tutto più grande. In un tempo in cui il legame con la natura è spesso spezzato o dimenticato, vorrei suggerire una bellezza che non urla, ma sussurra. Una bellezza che si arrampica silenziosa come l’edera, si posa lieve come una farfalla, e ci ricorda che vivere è appartenere.”
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