Noumeno
Romy Ferrara "Abiss" - courtesy © 2019 Romy Ferrara
Dal 26 Novembre 2019 al 15 Dicembre 2019
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Mondadori Megastore
Indirizzo: Piazza Duomo 1
Orari: Dalle 9 alle 23
Curatori: Angelo Crespi
Costo del biglietto: Ingresso Libero
Sito ufficiale: http://www.mondadoristore.it
Prosegue con “Noumeno” di Romy Ferrara l’appuntamento con “st’art. L’arte per tutti” il progetto di Mondadori Store, a cura di Angelo Crespi, che al Mondadori Megastore di piazza Duomo a Milano dedica ogni mese una mostra all’arte contemporanea. Dal 26 novembre al 15 dicembre 2019 le opere di Romy Ferrara racconteranno la sua opera che si sviluppa tra astrattismo e concettuale.
La parola noumeno proviene dal verbo greco noeo, che significa pensare, ed essendone il participio presente medio-passivo letteralmente si traduce con: “ciò che è pensato”. Il concetto di noumeno viene usato da Platone (in seguito da Kant) per indicare un’idea che non può essere esperita nel mondo sensibile, ma a cui ci si arriva con il ragionamento. Il noumeno è, dunque, tutto quanto è pensato o pensabile dal puro intelletto, un “tutto quanto” di cui però non abbiamo e non possiamo avere esperienza sensibile. In questo senso, il noumeno si distingue dai fenomena che viceversa sono appunto le cose che appaiono nella realtà sensibile.
Se pensiamo all’arte astratta, un’arte totalmente bidimensionale, che – interrogandosi sul proprio medium - ha come fine programmatico quello di esprimere sentimenti senza rappresentare figure (al pari della musica che usa le note e non produce immagini, bensì suoni)… se pensiamo all’arte astratta che si limita ad utilizzare gli elementi essenziali propri, cioè punto-linea-superficie e colore, capiamo come il concetto di noumeno possa essere utilizzato in una sua specifica declinazione in questo preciso settore.
Il noumeno è infatti l’idea di cui non possiamo avere esperienza sensibile, eppure questa idea è intellegibile, può essere pensata, è pensabile, e dunque paradossalmente può anche essere rappresentata, è rappresentabile, ma solo attraverso un’arte che non sia mimetica, cioè che non voglia imitare il reale, bensì attraverso l’arte astratta che dal reale si distacca, essendo pura rappresentazione delle forme/idee, o dei sentimenti che esse generano.
Così il lavoro astratto di Romy Ferrara è la perfetta estrinsecazione del concetto di noumeno. Forzandone la non rappresentabilità in virtù della sua intellegibilità, l’artista fa un’operazione quasi miracolosa (intendendo il miracoloso come cosa incomprensibile non per oscurità, bensì per sovrabbondanza di luce) di far apparire e manifestare ciò che altrimenti resterebbe inconoscibile, o inesperibile coi sensi. Il risultato sono opere astratte di una levigatezza e lucentezza assoluta, in cui il colore domina la forma, ne determina l’esistere.
Romy Ferrara. Biografia
Nata a Napoli, ha studiato Scienze Umane e Filosofiche all’Università Cattolica di Milano. In seguito, si è dedicata alla recitazione, da principio apprendendo il metodo Stanislavskij con Raul Manso e Michael Margotta, allievi diretti di Konstantin Sergeevič Stanislavskij. In seguito, si è trasferita a Los Angeles dove ha lavorato per la moda e il cinema. Ha girato come coprotagonista lo spot della Coca-Cola diretto dal premio Oscar John Madden, regista di “Shakespeare in love”. E ha recitato con Kim Rossi Stuart nel film diretto da Michele Placido sulla vita di Vallanzasca. Tornata in Italia, ha deciso di dedicarsi all’arte, sua prima passione. Ha frequentato il corso di pittura sperimentale alla Naba di Milano, dove si è specializzata in arte astratta. Da cinque anni, non a caso, il suo lavoro si muove tra astrattismo e concettuale. Attualmente lavora con Ace Gallery di Los Angeles e con l’Incontro di Brescia.
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