Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you
Jacopo Miliani, Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you
Dal 9 Novembre 2013 al 7 Dicembre 2013
Torino | Visualizza tutte le mostre a Torino
Luogo: Velan Center
Indirizzo: via Saluzzo 64
Orari: da giovedì a sabato 15.30-19.30
Curatori: Francesca Referza
Telefono per informazioni: +39 011 280406
E-Mail info: info@velancenter.com
Sito ufficiale: http://www.velancenter.com
Sabato 9 novembre 2013 alle ore 19.00 il Velan Center ha il piacere di presentare Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you, un progetto performativo ed espositivo appositamente ideato da Jacopo Miliani per Velan, in concomitanza con Artissima 20. Il progetto, di natura intima e personale, che ho voluto sviluppare all’interno dello spazio del Velan Center – spiega Jacopo Miliani - ha una natura sia eventuale/performativa che un aspetto visivo, legato al luogo ed alla sua architettura. La suggestione è nata a partire dalle colonne presenti nello spazio che delimitano un’area centrale. Questo ‘sotto-spazio’ presenta a mio avviso un importante punto di vista. L’idea è quella di stendere al centro della sala, sul pavimento tra le colonne, una stampa su tessuto che, durante l’opening, alcuni danzatori, ognuno con una propria coreografia, attiveranno individualmente per una durata di pochi minuti. Vogue Fabric (2013) è un tessuto stampato in cui compaiono dei movimenti di danza. La mia intenzione è quella di far attivare il tessuto dai danzatori, attraverso dei piccoli interventi di improvvisazione coreografica. L'oggetto, in tal modo, diventa sia immagine che movimento. In effetti tra tessuto e movimenti di danza, durante la performance dell’opening, avverrà uno scambio continuo: la danza avrà un’impostazione determinata dalla presenza del tessuto, che a sua volta cambierà il suo status a seconda delle scelte coreografiche del danzatore. In tal modo si verificherà uno sdoppiamento del linguaggio coreografico, quello stampato e quello eseguito dal vivo. Le pareti dello spazio sono a loro volta ‘animate’ da una serie di lavori composti da found-footage e tessuti. Oltre ai tessuti, foto e piccoli vetri. Le immagini sono fotografie di scena provenienti da rappresentazioni teatrali. L'artista, e di conseguenza il nuovo spettatore, sono all'oscuro di quello che è realmente accaduto sul palcoscenico. Il tessuto, qui inteso come textus, che in latino significa sia tessuto che trama narrativa - precisa Miliani - si apre ad infiniti possibili atti e narrazioni ulteriori. L'intenzione è quella di comporre l'immagine teatrale e 'legarla' ad un supporto (il tessuto) non solo decorativo, ma che ne mantenga le caratteristiche contenutistiche, per loro natura effimere e temporali. La piega del tessuto infatti non è mai uguale a se stessa, cosi come l'atto recitativo.
Da sempre piuttosto poliedrico nell’uso dei mezzi espressivi, da qualche anno a questa parte Jacopo Miliani ha fatto spesso ricorso alla performance senza tuttavia mai escludere del tutto fotografia, installazione e video come media privilegiati nel proprio lavoro. Anzi a volte i diversi linguaggi convivono in uno stesso progetto espositivo, proprio come nella personale torinese. Ultimamente la ricerca dell’artista sembra sempre più concentrarsi tra l’analisi di uno specifico topos cinematografico, come nella serie di posters Dünyay? Kurtaran Adam (2009) o nel recente lavoro Knowledge is good (2012), ed una più intima riflessione sulla comunicazione del corpo in movimento attraverso la performance. In entrambi i casi Miliani compie, a partire dall’originale, sia esso mutuato dal cinema che dal teatro, una vera e propria destrutturazione della sintassi originale. La sua analisi tende ad enucleare singoli frammenti di una narrazione più ampia che poi scompone fino a raggiungere un grado zero silenzioso, ma al tempo stesso capace di suscitare degli interrogativi nello spettatore. Un’atmosfera di sospensione temporale e semantica pervade molti dei lavori di Miliani, sia installativi che performativi. In ciascun progetto espositivo l’artista, i cui interessi spaziano dalla letteratura alla musica pop ed elettronica, dai cult movies fine anni Settanta al Teatro Povero di Grotowski, tende a instillare nello spettatore dei dubbi relativi al meccanismo della visione, attraverso insolite destrutturazioni o sorprendenti accostamenti formali. La mostra Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you condensa dunque più di un aspetto della ricerca di Miliani, quello per la musica, in questo caso assente, ma indirettamente evocata dal movimento dei danzatori, quello per il corpo come strumento di comunicazione non verbale, al tempo stesso poetico e polisemico e, non ultimo, quello per il tessuto, inteso e valorizzato sia per la sua fattura materiale che per la sua capacità di essere luogo narrativo, al tempo stesso antico e contemporaneo. Lo spazio fisico del Velan Center, con le sue quattro colonne centrali, amplificherà l’effetto osmotico ricercato da Miliani tra verticale ed orizzontale, esterno ed interno, bi-dimensione e volume, stasi e movimento, in un pattern visivo che avrà come elementi fissi i lavori a parete e come elementi variabili i danzatori protagonisti della performance.
Jacopo Miliani (Firenze, 1979) vive e lavora a Milano. Ha studiato al DAMS di Bologna e al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra. Tra le sue mostre personali si segnalano Knowledge is good, Videoteca GAM, Torino (2013), Do you believe in mirages? (2012), EX3, Firenze, Playmakesplay (2012), Frutta gallery, Roma e Rehearsal for an image (2010), Studio Dabbeni, Lugano. Numerose le partecipazioni a mostre collettive, tra le più recenti, nel 2013, A Revolution is a spinning force presso Appleton Square di Lisbona, Footnotes, Footstep al CAC di Vilnius e Fig.5 alla David Roberts Art Foundation di Londra. Attualmente Jacopo Miliani è uno dei quattro artisti selezionati dal MACRO di Roma per il programma Artisti in residenza.
Si ringraziano per la preziosa collaborazione Daniela Chianini, direttrice del Teatro Nuovo di Torino e le gallerie Frutta, Roma e Studio Dabbeni, Lugano.
Da sempre piuttosto poliedrico nell’uso dei mezzi espressivi, da qualche anno a questa parte Jacopo Miliani ha fatto spesso ricorso alla performance senza tuttavia mai escludere del tutto fotografia, installazione e video come media privilegiati nel proprio lavoro. Anzi a volte i diversi linguaggi convivono in uno stesso progetto espositivo, proprio come nella personale torinese. Ultimamente la ricerca dell’artista sembra sempre più concentrarsi tra l’analisi di uno specifico topos cinematografico, come nella serie di posters Dünyay? Kurtaran Adam (2009) o nel recente lavoro Knowledge is good (2012), ed una più intima riflessione sulla comunicazione del corpo in movimento attraverso la performance. In entrambi i casi Miliani compie, a partire dall’originale, sia esso mutuato dal cinema che dal teatro, una vera e propria destrutturazione della sintassi originale. La sua analisi tende ad enucleare singoli frammenti di una narrazione più ampia che poi scompone fino a raggiungere un grado zero silenzioso, ma al tempo stesso capace di suscitare degli interrogativi nello spettatore. Un’atmosfera di sospensione temporale e semantica pervade molti dei lavori di Miliani, sia installativi che performativi. In ciascun progetto espositivo l’artista, i cui interessi spaziano dalla letteratura alla musica pop ed elettronica, dai cult movies fine anni Settanta al Teatro Povero di Grotowski, tende a instillare nello spettatore dei dubbi relativi al meccanismo della visione, attraverso insolite destrutturazioni o sorprendenti accostamenti formali. La mostra Go go my dancer, move your arms and feet until the floor ends. This song is for you condensa dunque più di un aspetto della ricerca di Miliani, quello per la musica, in questo caso assente, ma indirettamente evocata dal movimento dei danzatori, quello per il corpo come strumento di comunicazione non verbale, al tempo stesso poetico e polisemico e, non ultimo, quello per il tessuto, inteso e valorizzato sia per la sua fattura materiale che per la sua capacità di essere luogo narrativo, al tempo stesso antico e contemporaneo. Lo spazio fisico del Velan Center, con le sue quattro colonne centrali, amplificherà l’effetto osmotico ricercato da Miliani tra verticale ed orizzontale, esterno ed interno, bi-dimensione e volume, stasi e movimento, in un pattern visivo che avrà come elementi fissi i lavori a parete e come elementi variabili i danzatori protagonisti della performance.
Jacopo Miliani (Firenze, 1979) vive e lavora a Milano. Ha studiato al DAMS di Bologna e al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra. Tra le sue mostre personali si segnalano Knowledge is good, Videoteca GAM, Torino (2013), Do you believe in mirages? (2012), EX3, Firenze, Playmakesplay (2012), Frutta gallery, Roma e Rehearsal for an image (2010), Studio Dabbeni, Lugano. Numerose le partecipazioni a mostre collettive, tra le più recenti, nel 2013, A Revolution is a spinning force presso Appleton Square di Lisbona, Footnotes, Footstep al CAC di Vilnius e Fig.5 alla David Roberts Art Foundation di Londra. Attualmente Jacopo Miliani è uno dei quattro artisti selezionati dal MACRO di Roma per il programma Artisti in residenza.
Si ringraziano per la preziosa collaborazione Daniela Chianini, direttrice del Teatro Nuovo di Torino e le gallerie Frutta, Roma e Studio Dabbeni, Lugano.
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