Verdiana Patacchini. Muta Imago
Verdiana Patacchini, Figura I, 2016. Ceramica, engobbio su terra refrattaria, 44 x 31 x 2 cm.
Dal 26 June 2017 al 14 November 2017
Luogo: Relais Rione Ponte
Indirizzo: via Giuseppe Zanardelli 20
Orari: su appuntamento
Telefono per informazioni: +39 06 93576629
E-Mail info: info@relaisrioneponte.com
Sito ufficiale: http://www.relaisrioneponte.com
Relais Rione Ponte, in collaborazione con la galleria Emmeotto, è lieta di presentare il progetto espositivo dell’artista Verdiana Patacchini intitolato Muta Imago.La dialettica del visibile è, per antonomasia, il fulcro cardine di un’opera d’arte, dove la materia, nelle sue declinazione più svariate, conduce inevitabilmente all’immateriale.Nel periodo classico il concetto di Imago riassume in sé il senso atavico della figurazione, ovvero quel rapporto che intercorre tra lo sguardo dell’osservatore e l’immagine dipinta.L’Imago non è definita semplicemente all’interno di un reticolo ottico figurativo, essa è apparizione, parvenza, visione e sogno.Il lavoro di Verdiana Patacchini si compone di eterogenei elementi di analisi e ricerca. L’artista sperimenta, nell’utilizzo dei differenti materiali, le molteplici accezioni dell’immagine.Metalli, carta, ceramica, sono i medium di una riflessione che pone al centro del suo linguaggio l’antico topos che vede la fragile delimitazione tra visibile e invisibile.Le figure di Verdiana Patacchini emergono dalla materia, sono per l’appunto apparizioni, epifanie dell’intelletto, memorie sbiadite di una realtà lontana ed intellegibile.Scrive Yves Klein nel suo saggio intitolato Le dépassement de la problématique de l’art: “Il segreto del quadro è l’indefinibile. Non esistono mediazioni, ci si trova letteralmente impregnati dallo stato sensibile pittorico determinato a priori dallo spazio dato, è una percezione diretta ed immediata, senza più alcun effetto né trucco, né arbitrio”.Il corpus di lavori in ceramica riflettono incondizionatamente le qualità di un’opera espresse da Klein: Verdiana Patacchini si appropria della materia configurandola a seconda delle proprie necessità espressive. Le linee e i motivi monocromatici riflettono una “smaterializzazione” della figura, il confine con l’invisibile è sempre più marcato, rendendo l’icona un’ombra sbiadita nel tempo.L’universo immaginifico dell’artista si nutre di differenti elementi concettuali: letteratura, musica, poesia sono componenti essenziali della sua ricerca estetica, come ad esempio nella serie di lavori tratti dalla Gerusalemme Liberata.Il labile confine tra visibile e invisibile si prefigura nell’opera di Verdiana Patacchini come una necessità primordiale nell’assidua e costante investigazione che semina il suo tracciato nei meandri della storia dell’arte, dove l’esplorazione di inedite soluzioni formali rappresentano il punto di partenza per rigenerare la forza dei materiali d’elezione utilizzati dall’artista.Nello splendido contesto del Relais Rione Ponte, il corpus di opere selezionate definiranno un nuovo assetto allestivo dove gli ospiti saranno i protagonisti di un itinerario artistico ed emozionale. Verdiana Patacchini nasce a Orvieto nel 1984. Dopo il diploma presso il Liceo Artistico di Viterbo si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta, dopo una stagione in Spagna tramite la borsa di studio Erasmus, si diploma in Pittura nel 2007 e nel 2009 conclude la laurea in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo. Nel 2011 espone alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Italia e nel 2012 è tra i vincitori del Premio Catel Roma con l’opera “La Veronica”. Da Gennaio 2016 le è stata assegnata una residenza presso il centro artistico MANA Contemporary di New York e nello stesso anno, la sua personale è stata presentata al Consolato Italiano di Park Avenue di New York, a cura della galleria romana Emmeotto. Attualmente vive e lavora a New York e firma le sue opere con lo pseudonimo Virdi.“Sono affascinata da una visione primitiva nell’arte; cerco di investigare sulla qualità del segno e della materia rivelando istintivamente delle immagini. Sono ossessionata dal “processo”; l'utilizzo di acidi su metalli, la carta, l'affresco, la ceramica sono i miei mezzi. Ho la sensazione di sentirmi in uno scontro tra la mia essenza intima e la costante necessità di trovare nuove soluzioni. Lavoro con l’intenzione di creare effetti atmosferici che conferiscono allo spettatore la sensazione di riconoscere immagini ambigue e senza tempo, che stimolano la memoria”.
Testo critico a cura di Alessia Carlino
Opening 26 giugno ore 19
Testo critico a cura di Alessia Carlino
Opening 26 giugno ore 19
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