Raffaello e l'eco del mito

© Fondazione Accademia Carrara, Bergamo | Raffaello Sanzio, San Sebastiano, 1501-1502 ca., tempera e olio su tavola. Accademia Carrara, Bergamo

 

Dal 27 Gennaio 2018 al 06 Maggio 2018

Bergamo

Luogo: Spazi espositivi GAMeC

Curatori: Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra, Giacinto Di Pietrantonio

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 10, scuole € 5, gruppi € 9. Gratuito bambini sotto i 6 anni; accompagnatore (familiare o appartenente a servizi socio-assistenziali) di cittadini dell'Unione Europea portatori di handicap con documentazione sanitaria; membri I.C.O.M. (International Council of Museums); guide turistiche dell'Unione Europea munite di licenza professionale/mediatori culturali; possessori Card Musei Lombardia; giornalisti italiani e stranieri e altre categorie secondo normativa vigente

Telefono per informazioni: +39 328 1292393

E-Mail info: info@raffaellesco.it

Sito ufficiale: http://raffaellesco.it/it


Comunicato Stampa:
Raffaello è il protagonista della stagione espositiva 2018 di Bergamo con la grande mostra Raffaello e l’eco del mito che anticipa le celebrazioni dell’anniversario, nel 2020, dei 500 anni dalla morte del maestro urbinate, attraverso un inedito percorso di oltre 60 opere, provenienti da importanti musei nazionali e internazionali e da collezioni private.

Il progetto scientifico della mostra ha preso avvio dal San Sebastiano di Raffaello, il capolavoro giovanile parte delle raccolte della Carrara, non solo protagonista di una sezione dedicata ma centro dell’indagine espositiva che si sviluppa attraverso vari capitoli: le opere dei “maestri” come Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli, raccontano la formazione; un significativo corpus di opere di Raffaello ne celebra l’attività dal 1500 al 1505; infine, il racconto del mito raffaellesco si sviluppa in due sezioni, la prima ottocentesca e la seconda dedicata ad artisti contemporanei.

Raffaello, giovane magister
Gli anni giovanili sono caratterizzati da una continua capacità di innovare i canoni linguistici del suo tempo, come testimoniano i 14 capolavori presenti, dalla Madonna Diotallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del Museo Poldi Pezzoli, dal Ritratto di giovane di Lille al Ritratto di Elisabetta Gonzaga degli Uffizi, fino al San Michele del Louvre, parte di un dittico commissionato ai primi del Cinquecento da Guidobaldo da Montefeltro insieme al nipote Francesco Maria della Rovere.
Per la prima volta, inoltre, vengono riunite in Europa tre componenti della Pala Colonna (dal Metropolitan Museum of Art di New York, dalla National Gallery di Londra e dall’Isabella Stewart Gardner di Boston) e tre componenti della Pala del beato Nicola da Tolentino (dal Detroit Institute of Arts e dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa), a testimonianza dell’eccezionale contributo critico che l’esposizione intende presentare.

Raffaello, la formazione
Anticipa la sezione delle opere autografe, un capitolo dedicato all’ambiente culturale in cui Raffaello crebbe, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, soffermandosi sulla corte dei Montefeltro a Urbino, attraverso l’opera del padre Giovanni Santi, capo di una fiorente bottega, scrittore e attore di cerimoniali, di Perugino, di Signorelli e di Pintoricchio, artisti dei quali è in alcuni casi allievo, in altri semplicemente acuto osservatore, in altri ancora collaboratore.

Attorno al San Sebastiano. Genealogia di un’immagine
Proveniente dal lascito di Guglielmo Lochis, che dona dopo la metà dell’Ottocento la sua raccolta alla città di Bergamo, il San Sebastiano è, all’interno del percorso espositivo, posto in dialogo con opere di autori che hanno affrontato sia lo stesso tema iconografico sia il genere del ritratto sullo sfondo di paesaggio - invenzione per eccellenza della cultura fiamminga - di cui sono presenti alcune testimonianze, dal Ritratto d’uomo di Hans Memling al San Sebastiano di Pietro de Saliba fino alle due opere Ritratto di giovane come San Sebastiano di Giovanni Antonio Boltraffio e Marco d’Oggiono, allievi di Leonardo a Milano.

La fortuna nel primo Ottocento: un mito che rinasce
La fama di Raffaello, già mito in vita, è destinata a propagarsi come un’eco lungo i secoli, in particolare nell’Ottocento, dove il fascino esercitato dalla sua vicenda artistica, tanto breve quanto intensa, alimenta storie di fantasia di derivazione romantica, tra arte e umane passioni. Ne è l’emblema il dipinto La Fornarina in prestito dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma - Palazzo Barberini, inesauribile fonte di ispirazione di cui sono esempi in mostra le opere di Giuseppe Sogni, Francesco Gandolfi, Felice Schiavoni, Cesare Mussini. L’eco nella contemporaneità
Il fascino dell’opera di Raffaello, che ha proseguito il suo sviluppo nel Novecento e fino ai giorni nostri, è alla base di un ulteriore capitolo d’indagine dell’esposizione, a cura di Giacinto Di Pietrantonio. Opere sotto forma di citazioni, tributi, ritratti ‘in veste di’, rivisitazioni iconografiche di celebri artisti quali, tra gli altri, Giorgio de Chirico, Pablo Picasso - di cui la mostra ospita anche un dipinto in prestito dalla Pinacoteca di Brera -, Luigi Ontani, Salvo, Carlo Maria Mariani - con un lavoro proveniente dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma - ma anche Christo, Francesco Vezzoli e Giulio Paolini, che ha realizzato anche l’inedito Studio per Estasi di San Sebastiano installato nello spazio di norma occupato in Accademia Carrara dal San Sebastiano di Raffaello (Sala 4): un simbolo di dialogo tra i due artisti e di collegamento ideale tra l’Accademia Carrara e la GAMeC.

L’allestimento di Raffaello e l’eco del mito è stato progettato da De8 Architetti e Tobia Scarpa e accompagna il visitatore lungo le sezioni della mostra, valorizzandone il carattere di ricerca anche grazie al progetto grafico di Felix Humm e il copywriting di Gigi Barcella. (p. 13)

Un sito dedicato, www.raffaellesco.it, e un programma di attività collaterali e didattiche, ampliano la fruizione della mostra a pubblici diversi, attraverso la proposta di laboratori, approfondimenti e percorsi guidati per gruppi e scuole, ideati dai Servizi Educativi dell’Accademia Carrara e della GAMeC con la progettazione e il coordinamento di Emanuela Daffra, alla scoperta dell’opera e della fortuna di uno dei più grandi maestri del Rinascimento.

Il Comitato Scientifico della mostra, composto, oltre ai curatori, da Vincenzo Farinella, Fernando Mazzocca, Cristina Quattrini, Maria Rita Silvestrelli e Giovanni Valagussa, ha inoltre ideato un ciclo di conferenze in preparazione all’esposizione, per l’approfondimento delle tematiche riguardanti le sezioni e le ragioni che sono alla base della ricerca critica: la formazione e l’opera del giovane maestro, la fortuna ottocentesca e il mito del genio urbinate nella contemporaneità. Incontri, da novembre 2017 a gennaio 2018, si sono tenuti presso la GAMeC. (p. 12)

Il catalogo della mostra è edito da Marsilio Electa con testi di: Maria Cristina Rodeschini, Emanuela Daffra, Giacinto Di Pietrantonio, Giovanna Brambilla, Vincenzo Farinella, Paola Frau, Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni, Elena Lissoni, Fernando Mazzocca, Paolo Plebani, Cristina Quattrini, Stefano Raimondi, Maria Rita Silvestrelli e Giovanni Valagussa. (p. 15)

Segnaliamo che alla mostra Raffaello e l’eco del mito è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica, anziché l’Alto Patronato come indicato in catalogo.
Hashtag di riferimento:
#RaffaelloinCarrara #raffaellesco #Raffaelloelecodelmito #RaffaelloMania #RaffaelloBergamo Perugino, Raffaello, Luigi Ontani    Come sindaco e presidente di Fondazione Accademia Carrara ho molti motivi per invitarvi a Bergamo, questa volta lo faccio con particolare piacere perché Raffaello e l’eco del mito è una mostra bellissima. Strutturata su un importante impianto storico-artistico, straordinaria per eccellenza di opere esposte, affascinante nel percorso, elegante, sorprendente, preziosa, un’occasione unica per tutti.
Giorgio Gori presidente Fondazione Accademia Carrara e sindaco di Bergamo

Bergamo gioca d’anticipo dando il via alle celebrazioni dei 500 anni della morte di Raffaello con la mostra che l’Accademia Carrara dedica al celebre artista. È una esposizione importante per il Museo che rafforza la sua vocazione internazionale: i prestiti ottenuti sono di qualità rilevante e arrivano da musei di alto livello, a conferma del posizionamento della Carrara, a soli due anni dalla sua riapertura, nel panorama museale europeo. Ma Raffaello e l’eco del mito ha anche un grande significato per la città, che vedrà riconosciuto un patrimonio artistico che dà valore al territorio e che rappresenta per i cittadini un’eredità culturale nel quale riconoscersi e farsi riconoscere. Il San Sebastiano, cuore e motore della mostra, diventa inoltre testimone del gusto raffinato del collezionismo bergamasco ottocentesco, specchio della società di quel tempo. La costruzione scientifica della mostra e il suo articolato percorso attraverso le preziose opere esposte ci immergono nel paesaggio culturale più fecondo del Rinascimento, nel segno di quello che è senza dubbio uno dei nomi più noti dell’arte italiana. La mostra sarà certamente in grado di sollecitare nel pubblico desiderio di conoscenza e di comprendere per quale motivo un periodo della storia d’Italia è diventato, nel mondo, l’espressione più alta di bellezza e perfezione. Sarà questa la vera eredità che la mostra lascerà ai suoi visitatori.
Nadia Ghisalberti assessore alla cultura Comune di Bergamo
Nel 2020 ricorrerà il quinto centenario della morte di Raffaello. Gli anniversari di questa natura, perché non rimangano commemorazioni di circostanza, richiedono l’ideazione e la costruzione di progetti di ricerca che abbiano l’ambizione di aumentarne la conoscenza. Nel caso di Raffaello il compito è tutt’altro che facile poiché l’analisi del suo operato non ha mai conosciuto soste, con continui approfondimenti motivati dall’apprezzamento universale. L’Accademia Carrara, che conserva un’opera di Raffaello di grande bellezza, ha immaginato di portare il proprio contributo alla conoscenza del maestro, mettendo in connessione il progetto espositivo con la collezione museale che custodisce, partendo da un dipinto cruciale della giovinezza di Raffaello: il San Sebastiano della collezione Lochis, giunto in Carrara nel 1866. L’attività espositiva che Bergamo promuove ormai da decenni ha consolidato nel tempo una linea di ricerca i cui fondamenti si riconoscono nell’ideazione di progetti che abbiano una forte pertinenza alla cultura della città e al patrimonio di cui le istituzioni dedicate all’arte sono custodi. Anche la mostra di Raffello si iscrive con chiarezza in questo percorso culturale.
Maria Cristina Rodeschini direttore Fondazione Accademia Carrara e co-curatore della mostra  Solo i veri Maestri possono continuare a essere fonte di ispirazione a distanza di 500 anni dalla loro morte. Raffaello è uno di questi. La GAMeC dà il suo contributo alla mostra promossa dalla Fondazione Accademia Carrara e dedicata all’Urbinate, mostrando come artisti moderni e contemporanei siano debitori al genio di questo straordinario artista. Nello stesso tempo, offre testimonianza di come la storia dell’arte sia un continuum in cui gli stili e le modalità espressive, anche quando appaiono innovativi se non rivoluzionari, contengono l’esperienza, gli insegnamenti e le sensibilità dei grandi del passato.
Alberto Barcella presidente GAMeC

Raffaello è il pittore rinascimentale per eccellenza, la massima espressione degli ideali di armonia e bellezza perseguiti negli anni della prima “maniera moderna”, come la definì Giorgio Vasari. Da cinquecento anni il suo mito compete con quello dei più altisonanti nomi della storia dell’arte. Interrogarsi sulla resistenza e sulle evoluzioni di questo mito nel tempo è un appassionante esercizio di analisi storica, oltre che un utile strumento di lettura dei linguaggi visivi del nostro presente. Mi rallegro dunque della cooperazione tra Accademia Carrara e GAMeC nello sviluppo di questa importante mostra, l’ultima di una serie di collaborazioni che troveranno seguito negli anni a venire.
Lorenzo Giusti direttore GAMeC

Il San Sebastiano di Raffaello della Carrara è uno dei capolavori riconosciuti del museo. Eppure è un capolavoro poco studiatoedicuisisapevapochissimo.Perquestonel2016sièpensatoaunasortadiviaggioper spiegarequestodipinto, frutto del genio precocissimo di Raffaello. Un viaggio che tocca luoghi e persone fondamentali per la maturazione di un artista capace come pochi altri di elaborare e fare propri gli stimoli più diversi. Un viaggio dove ogni nuova opera segna
6 una tappa di crescita. Un viaggio dove la storia ottocentesca del San Sebastiano è contestualizzata in un momento in cui la vicenda artistica e umana di Raffaello diventa il tema di veri e propri romanzi figurati. Un viaggio, infine, vario e appassionante, che grazie all'accostamento tra opere rare e bellissime cattura gli occhi e sollecita l'intelligenza dei visitatori. Perché al centro della mostra, accanto a Raffaello, sta il visitatore, che per orientarsi trova strumenti su misura predisposti da un curatore e dai Servizi Educativi del museo, pensati per trasformare il viaggio in un’esperienza radicata.
Emanuela Daffra co-curatore della mostra

Oggi viviamo in un’epoca in cui l’estetica del brutto, dell’antigrazioso modernista, ha ceduto il passo al ritorno dell’estetica del bello postmoderno; un passaggio che ha reso Raffaello nuovamente appetibile per gli artisti contemporanei. La bellezza - qualità primaria formale e concettuale del genio di Urbino - è tornata, infatti, a rappresentare un valore, una folgorazione del “qui e ora” non mediata dall’approccio discorsivo, oggetto di interesse per artisti molto diversi tra loro: dall’energetico Picasso al «Pictor Optimus» de Chirico, dal concettuale Paolini al colto Salvo, dai performanti Ontani, Beecroft e Vezzoli al neo- neoclassico Mariani. Una conseguenza della scelta raffaellesca di proporre canoni dell’arte sacra e dell’arte profana che sono stati secolarizzati e mondanizzati, peculiarità che l’arte moderna e contemporanea hanno saputo cogliere al meglio.
Giacinto Di Pietrantonio co-curatore della mostra
  In mostra
Raffaello, Vanessa Beecroft, Pedro Berruguete, Mariella Bettineschi, Giuseppe Bezzuoli, Giovanni Antonio Boltraffio, Christo, Peter Cornelius, Mario Cresci, Giorgio de Chirico, Pietro de Saliba, Marco d’Oggiono, Antonio Donghi, Luciano Fabro, Dionigi Faconti, Pietro Fontana, Omar Galliani, Francesco Gandolfi, Carlo Maria Mariani, Hans Memling, Anton Raphael Mengs, Cesare Mussini, Luigi Ontani, Pelagio Palagi, Giulio Paolini, Pietro Perugino, Pablo Picasso, Pintoricchio, Francesco Podesti, Johannes Riepenhausen, Pietro Roccasalva, Salvo, Giovanni Santi, Felice Schiavoni, Luca Signorelli, Giuseppe Sogni, Ettore Spalletti, Francesco Valaperta, Francesco Vezzoli. 

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